Guido Migliozzi esce dal bunker alla buca 18 durante il terzo giorno degli Us Open (foto LaPresse) 

Molinari quattordicesimo

Migliozzi quasi in paradiso. L'italiano finisce quarto agli US Open di golf

Vince Jon Rahm. Un ultimo giro da ricordare per la nostra scommessa. Due colpi sotto il par e la testa provvisoria della classifica che fa sognare

Corrado Beldì

Piazzamento straordinario per un esordiente, miglior italiano di sempre in questo torneo, scala al settantaduesimo posto in classifica mondiale e si guadagna un posto per il Masters dell’anno prossimo

La frase che non avremmo mai pensato di sentire la pronuncia Adam Silverstein della CBS appena dopo le quattordici. “Guido Migliozzi is clubhouse leader of the 121st US Open”. Un ultimo giro da ricordare per la nostra scommessa, la scorsa settimana sul Foglio Sportivo, con sei birdie, due piccoli errori ma anche due colpi imbucati da più di venti metri per un fantastico 68 finale. Due colpi sotto il par e la testa provvisoria della classifica, in attesa che gli altri finissero di giocare. 

Per un’ora abbiamo covato la speranza della clamorosa vittoria del talento italiano, è un po’ come quando un esordiente si trova in testa ad un gran premio di Formula 1 e allora ti auguri che si metta piovere o succeda qualcosa che lo lasci in testa fino al traguardo. Gli avversari erano più agguerriti che mai, a partire dagli americani che vivono il major di casa come una questione d’onore, Brooks Koepka già vittorioso due volte in questo torneo e caldissimo quando sente l’odore della preda e Bryson DeChambeau che l’altra notte ha fatto un sogno e “ho deciso di cambiare swing” per provare a ripetere la vittoria dell’anno scorso a Winged Foot.

A un certo punto “Mad Scientist” Bryson sembra sulla buona strada ma alla 11 e alla 12 manca due putt per il par e alla 13 arriva il dramma, approccio in bunker, uscita disastrosa dall’altro lato del green in mezzo al pubblicò, pallina ferma contro una scatola di birra, purtroppo senza nemmeno una lattina di Stella Artois per consolarsi dopo un 7 che mette fine ai suoi progetti e fa pensare a tutti, mentre i grandi cadono come birilli, quanto sia difficile il campo di Torrey Pines. Se ne accorgono Rory McIlroy alla 12, Collin Morikawa alla 13 e Mackenzie Hughes alla 11, la pallina resta su un albero e il canadese perde due colpi.

Gli ultimi sopravvissuti sono Jon Rahm, lo spagnolo che due settimane fa è stato escluso dal Memorial per un tampone positivo mentre era in testa e Louis Oosthuizen, solidissimo sudafricano, in carniere lo Open Championship vinto a St Andrews nel 2010. La svolta del suo giro arriva alla buca 13, il temuto par 5 che in questo weekend ha decimato i migliori. Il terzo colpo arriva ai margini del green, esattamente dove molti hanno visto rotolare la pallina indietro di 70 yard per poi trovarsi in una posizione impossibile, al contrario la sua Titleist si ferma a tre pollici dal declivio per un par che gli permette di restare un testa.

Oosthuizen sembra avviato alla conquista del suo secondo major ma per vincere gli manca un colpo. Jon Rahm da vero campione imbuca due putt spettacolari alla 17 e alla 18, come Tom Watson nel 1982, entrambi da più di cinque metri per un - 6 finale che lo porta dove né Ballesteros, né Olazábal, né più recentemente Sergio García sono mai arrivati, il primo spagnolo nella storia a vincere lo US Open, in lacrime alla premiazione col neonato Kepa in braccio nel giorno della festa del papà e lo sguardo di chi sa che ne seguiranno altre.

Guido Migliozzi chiude quarto con un premio da 498.000 dollari, piazzamento straordinario per un esordiente, miglior italiano di sempre in questo torneo, scala al settantaduesimo posto in classifica mondiale e si guadagna un posto per il Masters dell’anno prossimo. Buone notizie anche per Francesco Molinari che chiude quattordicesimo, forse la forma sta tornando, è l’anno della Ryder Cup e chissà mai che non sia l’inizio di una riscossa azzurra in vista del grande scontro di settembre nel Wisconsin tra Europa e Stati Uniti.

Di più su questi argomenti: