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Tackle di Chiellini e lap dance all’aperto

Il calcio che si prepara a ripartire è stato costretto a inventare protocolli che non sarà in grado di rispettare per rendersi presentabile agli occhi di chi ormai non ne sente quasi più la mancanza

17 Maggio 2020 alle 15:14

Tackle di Chiellini e  lap dance all’aperto

foto LaPresse

Povero calcio, costretto, nell’anno disgraziato del coronavirus, a inventare protocolli che non sarà mai in grado di rispettare per rendersi presentabile agli occhi di chi improvvisamente non ne sente quasi più la mancanza. Esauriti la nostalgia e gli anniversari (maggio mese di coppe e scudetti, è tutto un fiorire di ti ricordi?), ci sono rimasti i dettagli degli allenamenti: senza tackle, senza partitelle, senza abbracci, con regole surreali come l’obbligo di doversi girare dalla parte opposta in caso di scontro fortuito. Per fortuna i solerti guardiani del giusto comportamento sono pronti a beccare chi nel proprio campo d’allenamento non manterrà le distanze, denunciarli al sempre più numeroso popolo del “che cazzo ce ne frega del calcio l’importante è la salute” e guardare le forze dell’ordine multare i campioni un tempo applauditi. Gli allenamenti senza contrasti sono come quello strip club inglese che ha organizzato la lap dance con il drive-thru: le ballerine in tanga si agitano in pieno giorno su una pedana piazzata in un parcheggio mostrando le chiappe agli avventori che le guardano e applaudono seduti in macchina, come al casello autostradale. Niente soldi nell’elastico delle mutande, ché il virus colpisce quando meno te l’aspetti. Una tristezza immensa. Mai quanto le anticipazioni dell’autobiografia di Giorgio Chiellini, però. Si direbbe che il simpatico difensore della Juventus abbia calpestato uno dei patti più sacri e intoccabili al mondo, quello per cui qualunque cosa succeda nello spogliatoio lì deve restare e morire. Il capitano bianconero ha già offeso Balotelli, detto cose da non dire su Felipe Melo e fatto sapere a tutti che a Vidal l’alcol piace quasi quanto a me. Gli ex compagni citati non l’hanno presa bene, quelli attuali immagino si stiano preoccupando non poco. Gli va bene che per un po’ in allenamento non si possono fare entrate dure.

Jack O'Malley

Jack O'Malley nasce a Sheffield quando lo United era in seconda divisione. Dopo un'infanzia felice trascorsa nel cottage di famiglia nello Yorkshire, si trasferisce nella capitale per iniziare una lunga carriera in tutti i settori del giornalismo, fino ad approdare – dopo una parentesi di dieci anni in Italia – all'argomento che più ama: la Premier League. Adora il tè delle cinque, le passeggiate col suo setter nella calma di Hyde Park e non disdegna un buon bicchiere di brandy. Pensa che non ci sia nulla di più bello di Londra avvolta dalla nebbia o sotto la pioggia. Uomo dallo spiccato sense of humour, per il Foglio scrive ogni martedì di calcio inglese nella rubrica "That win the best", titolo che non lo entusiasmava finché dalla redazione non gli hanno spiegato che era la citazione di un film italiano. E' su twitter.

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