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il foglio sportivo – il ritratto di bonanza

Derby, la partita senza fine

Inter-Milan dovrebbe avere un risultato scontato: ci sono 19 punti tra le due squadre e i nerazzurri sono più forti ovunque. Eppure non c'è niente di programmabile in una partita così. È un sentimento che si esprime all’improvviso

9 Febbraio 2020 alle 06:00

Derby, la partita senza fine

Dell’Inter si sentono le grida, del Milan, al massimo, qualche schiocco di dita. Se tendi l’orecchio fuori da Appiano e Milanello ascolti il calcio fatto in due maniere diverse. Aggressivo Conte, fatalista Pioli. Entrambi organizzati, professionali, ma distanti nella maniera di guardare alla squadra. Conte volge occhi di ghiaccio, quella di Pioli è un’ispezione dell’anima. L’Inter gioca come se il mondo cadesse da un momento all’altro, in una sorta di ultima avventura, estremo tentativo di bloccare una fuga. Il Milan articola un discorso, a tratti arioso, verboso e immaginifico, poi all’improvviso sintetico. L’Inter fa prigionieri e li spinge a confessare, il Milan offre asilo e imbastisce un dialogo con gli avversari. Ci sono 19 punti tra le due squadre, come probabilmente le differenze tra Pioli e Conte, ma non è certo per questo che Inter e Milan sono così distanti. L’Inter ha più tutto rispetto al Milan. È più forte dietro, in mezzo e davanti. Questo dovrebbe rendere scontato il pronostico di cui però non ci interessa nulla. Anche perché si tratta del derby, una partita ricca di passato ma priva di presente.

 

Il derby, infatti, è una forma di sospensione, potrebbe giocarsi sulle nuvole. Quello che accade è sul momento, niente di programmabile. È come un sentimento che si esprime all’improvviso, un impulso. Come un bacio, un pianto una grassa risata. Basta poco per cambiare il senso di una partita così, nella quale conta anche San Siro con le sue messe sugli spalti. Preghiere e canti, esorcismi e slanci. Di questi tempi prevale l’isteria, un senso dell’estremo privo di qualsiasi contenuto ironico, perché la satira è scomparsa da quasi tutti i radar della nostra intelligenza. Il calcio, specie in occasioni come questa, si adegua, trasformando la gara in una lotta tra gladiatori, in campo con il sangue alla bocca in mezzo alla polvere di un’arena. Nel caso di questo derby saranno uomini che giungono da lontano, visto che sono venti le nazioni rappresentate sul campo più due in tribuna. Giocatori da tutto il mondo e proprietà cinesi e americane. Lukakone e Ibra, le attrazioni. I milanesi sono soltanto due, e non esattamente titolari: il giovane Maldini e Biraghi che è di Cernusco sul Naviglio.

 

Sarà il derby del gioco e delle giocate. L’Inter deve vincere per affermarsi, il Milan per difendersi. Conte non conosce il confine tra essere e non essere, ossessionato com’è sia dalla vittoria che dalla sconfitta. Pioli sfoglia la margherita, però, dietro quel gesto inutile, si nasconde la sua ambizione profonda. Il derby sono loro, in grande sintesi, ma poi c’è tutto il resto, indecifrabile. Una partita di cui sai molto prima di cominciare, per confutare tutto al fischio di chiusura. Ammesso che la partita abbia a quel punto, il suo finale.

Alessandro Bonan

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