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Max Allegri. Applausi, inchino

Domenica s’è portato sotto le gradinate dello Stadium e ha fatto un inchino ai tifosi, come un direttore d’orchestra

Maurizio Crippa

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crippa@ilfoglio.it

22 Maggio 2017 alle 20:40

Max Allegri. Applausi, inchino

Domenica, mentre gli altri tripudiavano, s’è portato sotto le gradinate dello Stadium e ha fatto un inchino ai tifosi, come un direttore d’orchestra – al cui canone iconografico il fisico po’ segaligno l’apparenta – che sobriamente raccoglie il tributo per la propria arte. E che direttore. Ha fatto l’inchino, senza sbracare, nell’anno dei trionfi, ché al full monty manca poco, si sa, giusto una gita a Cardiff. Era arrivato nel 2014 col fardello di qualche dubbio – della tifoseria più che altro, che s’era parlata con quella del Milan, probabilmente: lui gli aveva vinto l’ultimo scudetto, al Diavolo, ma non l’hanno mai amato lo stesso. Perché lo spigoloso, l’antiscenografico, il pragmatico, i risicatamene spettacolare coach di Livorno non è mai stato un piacione, un amicone di tutti, uno di quelli che primo farsi voler bene.

 

Adesso, dopo “83 vittorie su 113 panchine alla Juventus; 7 trofei conquistati con 3 scudetti, 3 Coppe Italia e 1 Supercoppa”, come certificano le statistiche, e con le Grandi Orecchie lì pronte per essere tirate, Massimiliano Allegri fa l’inchino: “Ho bisogno di dimostrarvi altro, signori?”. E si vocifera, ma sono senza dubbio i soliti riempitivi mediatici, quelli che nascono dal non aver altro da dire, che potrebbe decidere di salutare là per là, dopo Cardiff, con plateale uscita di scena e imperiale adieu, à la Mourihno dopo il Triplete, e cambiare aria. La storia l’ha già fatta, il conte Max. Applausi, inchino.

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini

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  • luigi.desa

    29 Aprile 2018 - 10:10

    Sì direttore di orchestra di fenomeni -almeno 20- e poi l'eterna sensazione dell'aiutino , inteso come qualche cartellino non mostrato.Ad occhio e croce il valore panchina Giuve è doppio rispetto a tutte le altre ,o no? Allegri grande direttore tecnico Sarri maestro di calcio.

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  • giantrombetta

    25 Maggio 2017 - 08:08

    Max Allegri si e' confermata persona seria. Una rarità assoluta in un mondo di matti e sovente cialtroni, non solo nel calcio. Al di là del tifo e dei tifosi ha sempre parlato in modo educato, misurato, sensato. Da ciò probabilmente la diffusa popolare antipatia.

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