Higuain festeggia il secondo gol nella semifinale di andata contro il Monaco (foto LaPresse)

Inutile girarci intorno, per la Juve quella contro il Monaco è una formalità

Jack O'Malley

Stasera a Torino i bianconeri dimostreranno ancora una volta la loro superiorità imbarazzante rispetto alle povere inseguitrici italiane

Londra. Non sarò così scontato da raccontarvi perché in Inghilterra non si sarebbe discusso due giorni dell’espulsione di Aquah nel derby di Torino. Non lo farò non perché in Inghilterra al giocatore del Torino forse non sarebbe neppure stato fischiato fallo, ma perché il povero Gianluca Vialli, malmenato verbalmente da quel lord inglese di Sinisa Mihajlovic, aveva ragione. Purtroppo. Nell’ultimo decennio il correttismo calcistico ha introdotto il concetto di fallo percepito, che è molto peggio delle fake news. È di quello che si parla quando si fanno le moviole, le noiose analisi post partita e i pensosi editoriali del lunedì. È colpa delle competizioni internazionali, del globalismo buonista della Fifa che ha imposto un codice di comportamento sorridente, burocratizzato lo slancio naturale della sportività trasformandolo in fair play. Ha ragione Vialli perché il calcio moderno, macronianamente inteso, punisce ormai la supposta intenzione scorretta, il pensiero non allineato, l’attentato ai diritti inalienabili degli avversari. Una palla, insomma. Quasi come le lamentele dei giocatori del Torino dopo il rosso ad Aquah. L’Inghilterra per fortuna – e per ora – ha fatto la sua Brexit, e continua a produrre calcio testosteronico e cattivo. Ma durerà poco.

 

Questa sera a Torino andrà in scena una formalità (tanto che ci sarà lo stesso arbitro di due partite prima) e la Juventus dimostrerà ancora una volta la sua superiorità imbarazzante rispetto alle povere inseguitrici italiane (bella e perennemente incompiuta l’una, dilaniata da polemiche su cui tornerò a breve l’altra). La dimensione dei bianconeri è questa, c’è poco da girarci attorno, per compattezza e cinismo questa Juve ricorda l’Inter di Mourinho, oggi costretto a farsi andare bene una vittoria in Europa League, solo per non essere fuori dalla prossima Champions. Siamo onesti, della coppa sfigata frega poco a nessuno. In Italia si assiste da un mese a una fuga all’indietro di tutte quelle che rischiano di giocare i preliminari a fine luglio, con effetto Sassuolo garantito per tutti: eliminazione presto e stagione fottuta. Constato con soddisfazione che i giocatori del Monaco hanno almeno evitato uscite da sbruffoni prima della partita di stasera, cosa che forse avrebbero dovuto fare anche prima dell’andata, se non altro per evitare la figura degli scemi: il fatto che i due gol di Higuaín fossero figli di due errori di Glik, prodigo di interviste nei giorni precedenti la sfida con i bianconeri.

 

Qualche giorno fa ho letto che questa è l’ultima stagione di Francesco Totti. Confesso di non essermi stupito più di tanto, dato che sono almeno cinque anni che lo leggo. Forse è davvero la volta buona, e se da un lato perderemo quel paio di assist da applausi all’anno (con commentatori che svengono appena il Pupone tocca palla), dall’altro saremo finalmente liberi dalle facce scoglionate di Spalletti, dalle polemiche su come si deve trattare un campione che ha fatto la storia del calcio, su Totti stesso che dice e non dice, parla e non parla, fa sapere e non fa sapere, ha mal di schiena o l’unghia incarnita, viene applaudito da San Siro e nonostante questo non gioca. Voi non potete nemmeno immaginare che liberazione sarà per tutti, romanisti e non: dopo avere passato anni a costruire una leggenda non si sa più come liberarsene. Qualunque cosa sembra un’onta, uno sfregio, un’ingiustizia. Sarebbe così facile capire che il tempo passa, prenderne atto, dire grazie a tutti e mettersi a fare altro. E se anche si venderà qualche maglietta in meno, pazienza.