Badminton

“Scommetto che lei da bambino giocava a badminton”. E così, anche in questo weekend in cui l’insignificanza stava per divorarmi – significherà qualcosa il 4x4 del Mancio? Significherà qualcosa il gol sostanzialmente postumo, e soprattutto in fuorigioco, di Totti? – è arrivato lui, il Filosofo, a dare un senso anche alle piccole cose della vita.
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José Mourinho (foto LaPresse)

“Scommetto che lei da bambino giocava a badminton”. E così, anche in questo weekend in cui l’insignificanza stava per divorarmi – significherà qualcosa il 4x4 del Mancio? Significherà qualcosa il gol sostanzialmente postumo, e soprattutto in fuorigioco, di Totti? – è arrivato lui, il Filosofo, a dare un senso anche alle piccole cose della vita. Un giornalista petulante insisteva sul gioco un po’ maschio con cui il Chelsea ha asfaltato i ragazzi del suo miglior nemico, “voyeur” (cit.) Wenger, e Mou l’ha steso con una racchettata sul muso: “Scommetto che lei da bambino giocava a badminton”. Che fa quasi il paio con il brocardo di Felipe Melo, il nuovo condottiero degli Orfani (non a caso lo voleva Mou): “Il calcio è fatto di contatti, se no giochiamo a tennis”. Sono momenti belli del calcio. Belli quasi come la gita sul prato del Bernabeu di Zaid, il bambino siriano sgambettato dalla giornalista ungherese. Zaid adesso è felice. Il calcio danubiano, invece, non vince un cazzo dagli anni Cinquanta. Dite a Orbán di darsi al badminton.

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