foto unsplash

Editoriali

Capire i segnali positivi sulla scuola

Redazione

L’Ocse mostra miglioramenti negli insegnamenti basilari. Opportunità da cogliere

Dall’inizio del secolo i dati PISA registrano l’andamento dei Paesi Ocse negli insegnamenti basilari (lettura, matematica, scienze) e, una volta tanto, quelli diffusi ieri dall’organismo internazionale non appaiono particolarmente drammatici per l’Italia. Rispetto al 2018, nel 2022 i nostri quindicenni hanno conseguito risultati in lieve ascesa in lettura e scienze, con un piccolo calo in matematica.

 

Qualcuno potrebbe obiettare che, rispetto a quelli di dieci anni fa, i nostri risultati si sono inabissati; qualcun altro invece sottolineare che siamo in controtendenza rispetto al tracollo pressoché apocalittico della media Ocse in tutti e tre i settori. Concentrarsi sui dati assoluti tuttavia potrebbe fuorviare da alcuni elementi significativi che l’indagine rivela fra le righe.

 

Emerge che il 30% dei nostri studenti è incapace di astrarre un modello matematico da un semplice problema e il 21% di comprendere testi appena controintuitivi: la scuola italiana, dunque, non garantisce più a tutti l’insegnamento fondamentale del leggere e far di conto (tralasciamo lo scrivere). Se in tutto il mondo appare inevitabile il divario nel rendimento in base alla classe sociale, in metà dei paesi esiste una spaccatura netta per genere: anche in Italia, dove le ragazze, secondo il rapporto, continuano a faticare in matematica e i ragazzi nella lettura, mentre altrove non si registrano differenze rilevanti.

 

Colpisce soprattutto il netto incremento in pochi anni – dal 48% al 65% per la matematica – dei ragazzi che si sentono adeguatamente aiutati dagli insegnanti nelle difficoltà; ciò nonostante, i risultati complessivi faticano a riaversi. Con ampie percentuali la scuola viene promossa nell’approccio umano verso i suoi utenti, ma ha scelto di insegnare altro rispetto ai fondamentali un tempo irrinunciabili.

 

È una scuola più vicina ai ragazzi ma meno efficace nella didattica: si è trattato di una scelta strategica legittima e operata consapevolmente, ma siamo sicuri che fosse necessariamente un’alternativa?

Di più su questi argomenti: