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Le ricette sulla scuola di Galli della Loggia e il modello Bar dello Sport

Con un editoriale paternalistico l'intellettuale propone di reintrodurre la predella sotto la cattedra. Ma quello che più preoccupa è il suo tentativo di lisciare il pelo ai corporativismi più deteriori

5 Giugno 2018 alle 19:22

Le ricette sulla scuola di Galli della Loggia e il modello Bar dello Sport

Tra tutte le tematiche di politica pubblica, l’istruzione è l’unica per la quale diventiamo un popolo di commissari tecnici. Tutti a commentare come al Bar Sport l’ultima partita della Nazionale. Mister, perché non ha convocato il Gallo? Ministro, perché non rimette la predella in tutte le classi? Si, la predella. È stata rimossa tempo fa, ma secondo il ct Galli della Loggia al primo punto del programma del nuovo ministro dovrebbe esserci proprio questo. La squadra non segna? È perché non gioca a tre punte. C’è un problema di disciplina a scuola? È perché il docente non parla più ex cathedra e gli studenti non si alzano in piedi quando entra in classe. Strano non abbia proposto anche di reintrodurre il “Voi”... Di questo tenore il decalogo di Galli della Loggia in un editoriale per il Corriere. Un editoriale paternalistico. Nei confronti delle scuole: non ha idea di cosa sia l’autonomia scolastica, di cosa significhi in termini di assunzione di responsabilità. Nei confronti delle famiglie: “Fuori i genitori dalle scuole!”, quando il problema è rinnovare l’alleanza scuola-famiglia, anche riformando organi collegiali, organizzazione e governance, che così come sono non funzionano. Nei confronti dei docenti: probabilmente l’autore si è distratto ma sono centinaia di migliaia quelli che ogni giorno praticano una didattica al passo con la riflessione pedagogica degli ultimi - non esagero - 100 anni almeno.

 

Paternalistico nei confronti degli studenti. Anzi, peggio. Verso di loro traspare infatti un malcelato disprezzo. Devono pulire le aule, ma non possono mettere becco sul luogo dove si costruisce il loro futuro. A proposito, visto che la scuola di Galli della Loggia deve tornare ad essere il regno esclusivo dei docenti, nel nome del fatto che “i pazienti non dicono la loro sugli ospedali”, ci può spiegare in quale ospedale i pazienti puliscono i ferri in sala operatoria?

 

Ed ecco il punto realmente preoccupante. Quale scuola immagina, Galli della Loggia? Una scuola dove gli studenti e le famiglie sono relegati ad utenti, come i pazienti di un ospedale appunto? Lo sa Galli della Loggia che la Costituzione assegna ai genitori il dovere, non solo il diritto, di “mantenere, istruire ed educare i figli”? I più attenti osservatori della crisi delle società contemporanee puntano anche sulla scuola per riconnettere i pezzi di una società disgregata e in frantumi: chiunque abbia un minimo di buonsenso rileva che solo se la scuola si fa sempre più “comunità educante” potrà assolvere al proprio compito in modo efficace. E Galli della Loggia che cosa propone invece? Propone ricette che vanno nella direzione opposta: quella della chiusura alla società, dell’arroccamento in una torre d’avorio fuori dal mondo e fuori dal tempo. Compito della scuola -sia detto a scanso di equivoci- che resta quello di formare coscienze critiche, trasmettere contenuti e discipline, sviluppare abilità e competenze in un rapporto docente discente che non può e non deve essere paritetico, ma non è mettendo gli adulti -letteralmente - su un piedistallo che riacquisteranno l’autorevolezza perduta!

 

Si dice spesso che il paese non potrà uscire dalla crisi sociale nella quale è impantanato se gli intellettuali non torneranno a far sentire la propria voce. Ma se gli intellettuali lisciano il pelo ai corporativismi più deteriori e avallano l’immagine di una scuola come fortino assediato dai “barbari” (le famiglie, gli studenti, le imprese, la società in genere) non andremo lontano. Tutto il peggio del dibattito passa attraverso questa immagine distorta della scuola italiana: no alla Alternanza Scuola Lavoro, no al Piano Digitale, no all’autonomia, no alla carriera dei docenti, no al ruolo delle famiglie.... Abbiamo bisogno di intellettuali. Un tempo sulla prima pagina del Corriere ne potevamo leggere molti, anche scomodi. Oggi invece troviamo spesso Commissari Tecnici.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    05 Giugno 2018 - 20:08

    Gallo della Loggia ho già scritto. Molto acculturato intelligente ma intellettualmente pacchiano ,nella condizione standard dell'intellettuale italico e i politici No? Ammesso che siano politici mi riferisco a Paragone Di Battista e a molti altri.

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  • albertoxmura

    05 Giugno 2018 - 20:08

    Il problema principale della scuola è quello delle competenze dei docenti. E' diffusa l'opinione che per insegnare bene non sia tanto importante sapere a fondo ciò che si insegna, quanto più generiche competenze psico-pedagogiche. Soprattutto nelle scuole superiori, invece, è fondamentale che l'insegnante abbia una preparazione specifica nella materia che insegna. Finché per insegnare filosofia sarà sufficiente una laurea in scienze dell'educazione (avendo sostenuto due o tre esami di filosofia all'università), invece di una laurea in filosofia; finché sarà sufficiente una laurea in scienze naturali o biologia per insegnare matematica, invece di una laurea in matematica (o in fisica), la scuola italiana non potrà competere con quella degli altri paesi europei. Solo chi ha scelto la materia che insegna quando si è iscritto all'università può infondere l'interesse per ciò che insegna. Un insegnante che si affida ai libri di testo e alle guide scolastiche sarà sempre mediocre.

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