cerca

Il governo del cambiamento della crescita e dell’occupazione. Appunti da Weimar

10 Luglio 2018 alle 06:00

Al direttore - Sul Foglio di sabato tanto nel breve saggio di Francesco Cundari, quanto nel magistrale discorso di Tony Blair sono state evocate, con fondata preoccupazione, le vicende degli anni Trenta del Secolo breve (in verità noi italiani le abbiamo anticipate di un decennio) fino al crollo (attraverso il voto popolare) della Repubblica di Weimar. Domenica, anche Andrea Camilleri, nell’intervista alla Repubblica, ha affermato – con raccapriccio – di avvertire, oggi, lo stesso clima del 1937. Sono andato, allora, a ripassare le tappe dell’incredibile ascesa di Arturo Ui (il personaggio di Bertolt Brecht che impersona nella finzione scenica Adolf Hitler). Il Partito nazionalsocialista nel 1924 (quando si presentò per la prima volta alle elezioni) ottenne il 6,5 per cento. Poi subì un crollo nelle consultazioni anticipate successive. Riuscì a conquistare il 18,3 per cento nel 1930 e a salire al 43,9 per cento nel 1933. Non le sembra che queste percentuali ricordino il trend dei suffragi (magari con l’aggiunta di lusinghieri sondaggi nel caso di eventuali prossime elezioni) di qualche partito italiano o almeno di qualche stravagante alleanza post 4 marzo?

Giuliano Cazzola

 

“La nostra fortuna fu che i marxisti e la stampa ebraica non ci presero sul serio. Spesso e amaramente, i nostri avversari hanno dovuto in seguito rimpiangere di non averci assolutamente conosciuto, oppure, quando ci conoscevano, di aver solo saputo ridere di noi” (Joseph Goebbels, “Diari 1944-45”).


 

Al direttore - Già un bambino immunodeficiente è costretto suo malgrado a una difficile battaglia, doversi, poi, anche difendere da adulti deficienti è veramente chiedere troppo.

Valerio Gironi

 

Ci sono deficienze che purtroppo non si possono combattere. Ci sono deficienze che si devono combattere. Un politico che gioca con i vaccini, e che gioca con le vite dei nostri figli, è un politico che nel migliore dei casi ha un deficit di buon senso, e di informazioni, e che nel peggiore dei casi ha un deficit di buona fede. I politici deficienti non vanno assecondati, ma vanno denunciati e smascherati.


 

Al direttore - A un mese dalla nascita del nuovo governo sento ancora più forte il desiderio di dover rinnovare un’accorata preghiera a tutti coloro di buona volontà perché cerchino di bloccare l’attuazione di questa folle politica sovranista in economia voluta dai nuovi governanti del cambiamento intenti a riscrivere la nostra storia il cui sbocco allo stato delle cose non potrà non che concludersi, così come quanto già ventilato sull’autorevole Financial Times in una tragica nostrana Repubblica di Weimar.

Vincenzo Covelli


  

Al direttore - Caro Cerasa, Papa Francesco ci ricordava che “un fattore importante per la dignità della persona è il lavoro. La cultura del lavoro, in confronto a quella dell’assistenzialismo, implica educazione al lavoro fin da giovani, accompagnamento al lavoro ed eliminazione del lavoro nero”. Parole di grande spessore sul tema. La dignità di una persona, sta nella sua capacità di non dipendere da nessuno. Le politiche sul lavoro sono efficaci se trovano soluzioni alla disoccupazione, se creano opportunità di lavoro, se riducono gli ostacoli a chi crea occupazione, se favoriscono nuove condizioni per lo sviluppo e il reinserimento lavorativo dei soggetti più deboli. La dignità sta nell’avere la possibilità di lavorare in un ambiente salubre, con un salario adeguato, con garanzie di sicurezza e welfare, in un’azienda che consideri il lavoratore una risorsa che possa valorizzare le proprie competenze. Le politiche sul lavoro si completano poi, garantendo al lavoratore la continuità professionale con stimoli attivi che accrescano la sua occupabilità. Per dare dignità al lavoro va combattuto l’abuso di contratti senza alcuna tutela, lavori sottopagati, senza alcun diritto e senza sindacato, nel tessuto malato dell’economia sommersa.

Andrea Zirilli

 

La dignità sta nel saper aiutare le aziende a creare lavoro non a disincentivare gli imprenditori ad assumere i dipendenti, come ha scelto di fare questo governo, che il cambiamento che porterà al nostro paese sarà, oltre che quello della crescita, anche quello dell’occupazione.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi