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L'Accademia delle Scienze di Torino sospende l'assegnazione della borsa di studio sovranista

L'assegno in memoria di Ernesto e Ben Omega Petrazzini veniva conferito, dal 2007, a persone “di nazionalità italiana, figli di famiglia italiana e residenti in Italia”. Dopo le polemiche il bando verrà riesaminato

3 Aprile 2019 alle 19:03

L'Accademia delle Scienze di Torino sospende l'assegnazione della borsa di studio sovranista

Un'immagine dei volumi custoditi nell'archivio storico dell'Accademia delle Scienze di Torino

L’Accademia delle Scienze di Torino, prestigiosa istituzione culturale istituita nel 1783, anche nel 2019 ha bandito alcune borse di studio per laureati in matematica e ingegneria presso il Politecnico di Torino. Le borse sono in memoria di Ernesto e Ben Omega Petrazzini, appartenenti ad una nota famiglia torinese, e sono dal 2007 conferite dall’Accademia in ottemperanza alle disposizioni testamentarie di un’esponente della medesima famiglia. Fin qua, parrebbe una di quelle iniziative filantropiche, rare in Italia, ma che in paesi come gli Stati Uniti sostengono una grossa fetta della ricerca scientifica e delle attività culturali nazionali; in realtà, si resta stupefatti nel leggere, fra i requisiti previsti per l’assegnazione fin dal lontano 2007, che il vincitore dovrà essere “di nazionalità italiana, figlio di famiglia italiana e residente in Italia”. Tale previsione, evidentemente contenuta nelle disposizioni testamentarie che prevedono l’istituzione della borsa, potrebbe in linea di principio pure non essere illegittima; ma che l’Accademia delle Scienze e il Politecnico si prestino ad eseguirle è da subito sembrato una vergogna.

 

Mentre si può comprendere che si voglia premiare infatti un cittadino italiano, non si capisce come possa selezionarsi un vincitore anche sulla base di un anacronistico sangue puro italiano, vale a dire sulla italianità dei suoi genitori. Senza contare alcune complicazioni – per esempio, cosa fare se i genitori sono di origine cinese, ma cittadini italiani – l’idea stessa che possa esserci un criterio per il conferimento di un premio accademico legato alla certificazione da parte del candidato dell’italianità delle generazioni precedenti è eticamente ripugnante e risuona sinistramente con quanto è accaduto in altri periodi storici.

 

Vale la pena di ricordare che, pochi mesi fa, a Pisa, l’Università italiana nel suo insieme ha finalmente chiesto scusa proprio per aver dato plebiscitariamente attuazione a una politica di discriminazione fondata sulla purezza dell’ascendenza. Ci sono voluti 80 anni per ascoltare le scuse del rettore di Pisa, che parlava a nome dell’intera Università italiana, e che ha giustamente ricordato come “dobbiamo avere la forza di non obbedire mai, di non obnubilare mai la mente per cedere a nuove inique ragioni: di Stato, di corporazione, di carriera, di quieto vivere, di indulgenza reciproca”. Forse che dall’elenco di quelle inique ragioni sono escluse le disposizioni testamentarie di una signora torinese?

 

E seppure un soggetto privato ha potuto concepire disposizioni in tal senso nel suo testamento, come hanno potuto per tutti questi anni l’Accademia delle Scienze ed il Politecnico di Torino prestarsi a rendere attuale ed esecutivo un simile obbrobrio?

Come ha potuto il Politecnico di Torino, il cui codice etico recita all’articolo 6 che “tutti hanno diritto a essere trattati con eguale rispetto e considerazione e a non essere discriminati in ragione di condizioni personali e sociali quali: […] le origini etniche, il censo e la cittadinanza”, prestarsi a fare da tramite per conferire un premio che discrimina esattamente su queste basi?

E come ha potuto un ente prestigioso come l’Accademia delle Scienze giustificarsi tautologicamente e con leggerezza affermando “dieci anni fa, quando ricevemmo la donazione, il consiglio del nostro ente decise di ricevere il lascito applicando le direttive volute dalla signora”?

 

 

 

Queste domande, che sono sorte spontaneamente nella comunità accademica e scientifica nazionale quando il fatto è diventato noto, hanno evidentemente colpito nel segno: giacché, da qualche ora, il bando (foto sopra) è tornato al riesame dell’Accademia, per una nuova – e si spera più approfondita – valutazione. L’erogazione delle borse, dopo anni, è almeno momentaneamente sospesa; e speriamo che non si torni indietro con qualche stratagemma.

Enrico Bucci

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