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L’utilizzo della tecnica non è solo un problema etico

Nuova normalità: un figlio creato artificialmente. Cosa cambia nelle nostre vite con una svolta epocale impressa alla generazione umana. Girotondo di opinioni

2 Marzo 2016 alle 14:55

L’utilizzo della tecnica non è solo un problema etico

Liberalismo radicale e scientismo sono le due basi di queste vicende di nascita non naturali.
Del primo si è già detto nel corso del dibattito Cirinnà. Il desiderio dell’individuo è ormai diritto, a prescindere da ogni ostacolo di natura e società. Purtroppo, la radice di questo atteggiamento mentale consiste nella vittoria di una concezione di libertà come pura autonomia, come recisione dei legami e della tradizione. E’ una lunga vicenda che ora ci mette di fronte a un piano inclinato. Quando il desiderio è diritto, l’unico criterio di giustizia è una piatta uguaglianza. Difficile dire dove questa china conduca: ogni desiderio deve diventare diritto per tutti e l’unica lotta è l’estensione universale di beni a volte non estendibili. Tanti nuovi movimenti sono già nati sulla duplice scorta di queste idee, ormai saldamente ancorate nell’unica ideologia liberal. Dal figlio costruito al movimento di liberazione animale passando da eutanasia, poligamia e forme di eugenetica prenatale il sentimentalismo sulla scelta e sull’uguaglianza si diffondono insieme alla solitudine che comportano e alla facilità di corruzione del mercato che permettono.

 

Ma nella vicenda delle nascite surrogate il quadro ideologico si completa. Il punto dominante è qui il ritorno dello scientismo. L’idea è che si possa e si debba “governare (e non capire)  il mondo con metodi di ottimizzazione” (G. Longo). Ci sono metodi, tecniche e ragionamenti  che funzionano in certi campi ma che non sappiamo cosa producano quando vengono applicati indifferentemente ad altri. Così il problema dell’utilizzo della tecnica non è solo etico. Non è solo che sia moralmente dubbio usarla per creare essere umani a discapito di quello che la natura permette all’amore di due persone dello stesso sesso. Il problema vero è che gli strumenti e le tecniche che permettono una comprensione del mondo in un certo campo, quando vengono trasferiti meccanicamente ad altri campi danno risultati parziali di  successo – il bambino nasce – ma hanno effetti almeno dubbi, in questo caso sul bambino, la sua pedagogia, la sua psicologia, la sua crescita. Non essendo sicuri degli effetti, bisognerebbe rimanere fermi, secondo il principio di prudenza. Ma lo scientismo dominante non lo permette: se si può fare, sarà un bene. La tecnica crea il bene da desiderare e il desiderio il diritto. Così il triangolo ideologico si completa nella nascita della nostra mentalità: liberalismo individualista, autonomia totale delle scelte, tecnica. Non so quale dei tre sia quello in affitto.

 

Giovanni Maddalena è docente di Filosofia teoretica all'Università del Molise

 

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