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Cattivi scienziati

Quale sarà il futuro dei vaccini anti-influenzali basati su mRna

Enrico Bucci

I risultati di un nuovo studio clinico di Moderna mostrano ancora troppi effetti collaterali nell'uso della tecnologia già adottata per la prevenzione dal Covid. Ma i margini di miglioramento sono ancora molto ampi

Il vaccino antinfluenzale sperimentale mRna-1010 di Moderna è quadrivalente nel senso che prende di mira quattro ceppi di influenza: A/H1N1, A/H3N2, B/Yamagata e B/Victoria, selezionati in base alle raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Ora, a sentire le affermazioni di Moderna, i risultati di uno studio clinico in corso, appena presentati, sarebbero “un importante passo avanti nello sviluppo di vaccini antinfluenzali basati su mRna”. Si tratta di uno studio che ha coinvolto 6.102 adulti in Argentina, Australia, Colombia, Panama e Filippine durante la stagione influenzale dell'emisfero australe.

 

I partecipanti hanno ricevuto il vaccino mRna-1010 o una singola dose di un vaccino antinfluenzale autorizzato. In realtà, come dimostra la perdita in borsa della società americana, le cose non stanno esattamente come annunciato, e i risultati sono al più mediocri. Il nuovo vaccino a Rna ha sì generato una risposta immunitaria contro i ceppi di influenza A uguale o superiore a quella dei vaccini già autorizzati, ma non è stato all'altezza dei vaccini già approvati contro i ceppi di influenza B. Rispetto a vaccini come Fluzone di Sanofi, inoltre, negli anziani il dato di seroconversione – ovvero l’efficacia del vaccino in termini di produzione anticorpale indotta – appare inferiore. Non è inoltre del tutto chiaro se questi dati siano stati ottenuti dopo una o due dosi di vaccino a Rna, a paragone di una singola dose di vaccino tradizionale.

 

Infine, se guardiamo agli effetti collaterali, Moderna ha affermato che il 70% dei destinatari di mRna-1010 ha riportato reazioni avverse come mal di testa, gonfiore e affaticamento, rispetto al 48% nell'altro gruppo, trattato con il prodotto tradizionale. Ora, può ben essere vero, come affermato da Moderna e dalle altre aziende coinvolte nello sviluppo di vaccini a Rnacontro l’influenza, che la possibilità di ottenere vaccini annuali su misura in modo più rapido con la tecnologia dell’Rna messaggero porti il vantaggio di poter meglio inseguire le varianti stagionali che più probabilmente saranno alla base di una nuova ondata influenzale annua. Inoltre, è vero che la possibilità di combinare insieme molti Rna diversi consente la produzione di vaccini singoli contro diversi agenti respiratori, semplificando così la campagna vaccinale e diminuendone i costi.

 

Tuttavia, questi sono punti che devono al momento ancora essere dimostrati, al contrario dei dati clinici appena arrivati; di conseguenza, allo stato attuale delle conoscenze non si può dare per scontato che, nel caso dell’influenza, si riesca a replicare il successo che i vaccini a RNA hanno avuto nel controllo del SARS-CoV-2 e dei risultati più nefasti della Covid-19. Per sapere quale sia la reale utilità della tecnologia a Rna per quel che riguarda il virus dell’influenza, bisognerà aspettare altri dati, che arriveranno sia da Moderna (sperimentazioni più ampie sono in corso), sia dai suoi competitori, come Pfizer/BionTech, Glaxo/CureVac e Sanofi/TranslateBio. In particolare, per quel che riguarda i prodotti di altre aziende, si potrebbero avere anche risultati molto diversi, come già successo durante la pandemia di Sars-Cov-2, a causa delle differenze tanto nelle modifiche e nella sequenza degli Rna utilizzati, quanto negli eccipienti utilizzati per migliorare la stabilità e le proprietà farmacologiche dei diversi vaccini.

 

La lezione da apprendere, come sempre, è la stessa: i dati comandano, e il successo contro un determinato patogeno ottenuto utilizzando una certa tecnologia non è garanzia per quel che riguarda altri patogeni, principalmente a causa delle diverse proprietà antigeniche dei virus e della loro biologia specifica. Ben vengano i nuovi studi sui prodotti a Rna, contro l’influenza e altre malattie infettive; ma prima di dare per scontato di aver in mani “l’arma fine di mondo”, si tenga presente che l’immunologia e la virologia sono materie complesse, e che vi è ancora molto, moltissimo da apprendere.

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