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di Guido Vitiello

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Per capire i nuovi terroristi serve la critica letteraria e la filologia

Davanti ai casi dei nuovi killer, è necessaria una rilettura del terrorismo contemporaneo come disperata volontà narcisistica di lasciare un segno nel proprio mondo

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1 APR 26
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© foto Ansa

L’anno scorso l’Fbi ha scoperto l’esistenzialismo. Mi pare infatti che la sigla NVE (Nihilistic Violent Extremism), coniata per descrivere azioni terroristiche individuali senza una chiara motivazione ideologica, calzi a meraviglia su tanti personaggi di Sartre, di Camus, di Drieu La Rochelle, e prima ancora di Dostoevskij e di Gide. Fosse per me, farei un passo ulteriore e rileggerei l’intera storia del terrorismo, incluso quello politico, come una variante applicata dell’“atto gratuito” esistenzialista. Soprattutto, comincerei a studiarne le rivendicazioni più recenti affiancando ai metodi comuni dell’investigazione anti-terrorismo (ricerca di segnali di appartenenza a sottoculture digitali, eccetera) quelli più tradizionali della critica letteraria e della filologia. Il testo-manifesto del tredicenne di Trescore Balneario che ha accoltellato la professoressa di francese si presta bene a questo esercizio: lo ha scritto davvero lui o la farina del suo sacco è stata impastata dall’intelligenza artificiale? Forse l’IA, cattiva maestra, gli ha permesso di mettere in bella copia pensieri informi e confusi, rendendoli così più persuasivi? E la presenza di formule che suonano come calchi dall’inglese (“sono qualcuno di migliore”) di che cosa è spia? Quali sono le sue fonti? Non pretendo di rispondere a queste domande nelle poche righe che mi restano. Mi basta appena lo spazio per segnalare al lettore un libro piuttosto raro, che è di fatto la prima raccolta di manifesti, lettere e diari intimi del terrorismo nichilista contemporaneo compilata quasi come un’antologia letteraria. Si intitola La logique du massacre. Derniers écrits des tueurs de masse (Éditions Inculte, 2010). “Gli assassini di massa compiono il male per esistere almeno una volta nella vita”, si legge nella prefazione. “L’elaborazione minuziosa della loro vendetta pubblica, mediatica, e il passaggio all’atto pulsionale sono parte della volontà narcisistica che hanno questi moderni Erostrato di lasciare un segno sul loro mondo, sulla loro epoca”. Erostrato, appunto: come l’omonimo racconto di Sartre.

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