Le ipocrisie del "lodo Basaglia". Modena, il disagio psichico e la difficoltà a vedere tutti i sintomi

Molti commenti a caldo già indicavano la pista del disagio psichico per opporla a quella dell'attentato islamista. Questo disagio c’è. Ma non è una quisquilia da liquidare per far passare l’attentatore come una vittima delle nostre mancanze sanitarie

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19 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 10:34 AM
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Foto Ansa

"Stava esplodendo dentro”, mette tra virgolette il Corriere non si capisce bene attribuite a chi. Invece “sabato sono uscito di casa sapendo che dovevo morire” è una frase di Salim El Koudri riportata dal suo avvocato. Il disagio psichico pare acclarato, domandarsi perché non fosse più in cura presso un centro specialistico o – tanto più – ricoverato in una struttura in cui non potesse diventare una minaccia per gli altri non serve a molto, poiché come spiega alla Stampa Claudio Mencacci, co-presidente della Società italiana di Neuropsicofarmacologia, per una patologia psichiatrica come la sua (da verificare) non esiste obbligo di cura. Né tantomeno di internamento, come nei tempi bui raccontati da Foucault e cancellati per sempre dal tempo di Franco Basaglia. Niente cittadinanze da revocare, niente manicomi da riaprire. Anche se, dopo cinquant’anni, qualche domandina sul funzionamento effettivo della legge Basaglia sarebbe utile farsela. Ma c’è un altro aspetto, attorno alla tragedia-atto terroristico di Modena (poiché ha seminato terrore, il nome è appropriato) che emerge da molti commenti e che è interessante notare. E’ un orientamento di pensiero, o una forma di nascondimento ipocrita, per il quale si potrebbe evocare ancora il nome, incolpevole, di Basaglia. Potremmo definirlo “il lodo Basaglia”. Molti commenti a caldo, quando ancora non era chiara la dinamica dei fatti, già indicavano la pista del disagio psichico per opporla a quella del possibile attentato islamista. E soprattutto per rintuzzare politicamente (compito davvero non difficile) lo svarione in tempo reale di Matteo Salvini. “Auto sui pedoni a Modena, per ora nessuna traccia di radicalizzazione”, scrivevano sui profili di X cronisti di vaglia. “Nessun allarme radicalizzazione”, i titoli online. Notizie date con sollievo, e certo c’è più sollievo a sapere che era solo un matto.
Ma già dal giorno dopo la narrazione si è spostata tutta a indagare il disagio psichico, e la depressione del laureato, e perché non fosse in cura, e quanto sia imputabile alla società l’emarginazione di El Koudri e quanto di colpa dovesse essere attribuita al nostro sistema di (non) cura. L’ineffabile Berizzi su X: “Il problema è che in Italia il disagio mentale e le malattie psichiatriche non sono prese in considerazione”. Il problema non è la tentata strage? Per il Fatto il dato rilevante è: “Due milioni di malati psichici ma il governo taglia i fondi”. A parte chiedersi che cosa abbiano fatto in 50 anni tutti quanti, il punto evidente è che c’è un’ipocrisia di comodo nel rallegrarsi del matto del villaggio. Anche perché, banalmente, il matto del villaggio poteva fare una strage. Ma soprattutto, c’è la logica del lodo. Il lodo Moro, esistito o meno che sia, è quel famoso accordo segreto tra lo Stato italiano e il terrorismo (allora) palestinese per garantire immunità al nostro territorio. Ha funzionato, non ha funzionato? Non è il tema. Il tema è che è stato sempre invocato a sinistra come garanzia – non ci colpiscono, abbiamo il lodo Moro – o meglio come scusa per non dover prendere in considerazione una minaccia reale: perché occuparci di terrorismo islamico? Da noi non succedere nulla, noi abbiamo il lodo Moro.
Per decenni, ogni presa di distanza dal terrore islamista – oggi persino la difficoltà di chiamare Hamas col suo vero nome – è stata evacuata dal nascondiglio del lodo Moro. Non c’è bisogno di essere la Verità, “troppo comodo dargli del matto”, ma è evidente che la mente alterata e autodistruttiva di Salim El Koudri non ha optato per un suicidio romantico come Ofelia, ma ha mutuato le modalità della strage di matrice islamista dagli attentati visti più volte in Europa. Nascondersi dietro il sollievo del “lodo Basaglia” – è solo un malato, al massimo è colpa della malasanità se era a piede libero – è un modo per non prendere in considerazione un aspetto centrale e che merita attenzione, perché non basta sbertucciare Salvini. Ieri su Libero c’era un articolo estremizzante nelle conclusioni, ma non nel punto di partenza, di Giulio Sapelli. Prendeva spunto dai sempre dimenticati studi dello psichiatra e antropologo francese Frantz Fanon e dalle sue analisi (sessanta anni fa) sulla “malattia spirituale” insita nella immigrazione dai paesi coloniali (Fanon era nato in Martinica). Questo disagio c’è, non si traduce sempre né per forza in terrorismo. Ma non è nemmeno una quisquilia da liquidare nascondendosi dietro al lodo Basaglia per far passare l’attentatore come una vittima (del solito razzismo sistemico?), o delle nostre mancanze sanitarie.