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Le prime ipotesi sulla matrice dell’attacco di Modena e qualche scomposta reazione politica
Un tentativo di strage, la commozione e l’allarme nel paese, con Sergio Mattarella e Giorgia Meloni in Emilia. Qualche speculazione di troppo
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18 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 04:19 PM

Foto LaPresse
Salim el Koudri è un trentunenne italiano di seconda generazione: sabato scorso a Modena ha investito con la sua auto la folla e poi ha tentato la fuga ferendo con un coltello uno dei presenti che si sono scagliati contro di lui per fermarlo. Tra i coraggiosi che hanno agito per fermarlo ci sono anche alcuni maghrebini. Si è trattato di un tentativo di strage volontaria, della quale bisognerà identificare le motivazioni, ma è stato comunque un atto di ferocia intollerabile.
La gravità della vicenda ha suscitato commozione e allarme in tutto il paese e di questo sentimento si sono fatti interpreti i massimi esponenti delle istituzioni, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni. Mattarella e Meloni hanno visitato Modena e l’ospedale bolognese dove sono ricoverati molti dei feriti, alcuni gravissimi, vittime dell’aggressione. Nelle loro parole oltre all’ovvia esecrazione per il fatto criminoso, c’è stata solidarietà per i feriti, sostegno ai sanitari che cercano di curarli e vivo apprezzamento per coloro che si sono attivati per fermare e disarmare l’aggressore, senza nessuna esternazione sulla personalità del criminale.
Nei commenti politici, invece, questo dato è diventato centrale. E’ interessante osservare la differenza tra chi cerca di capire e chi utilizza anche questa tragedia per rilanciare campagne propagandistiche. Il dato principale della biografia di Salim è l’impegno per integrarsi, il fatto che si è laureato in Economia e che cercava lavoro. L’altro elemento è la sua condizione psichica, considerata patologica dall’Asl di Modena che aveva identificato sintomi di schizofrenia. Sembra naturale pensare che le difficoltà a trovare lavoro abbiano creato nel giovane una reazione e una percezione di discriminazione che il disagio psichico ha poi trasformato in aggressività incontrollata. Naturalmente spetterà alle indagini chiarire se e come queste o altre motivazioni siano state all’origine della tentata strage, ed è facile prevedere che il procedimento penale avrà come tema principale la capacità di intendere e di volere del colpevole, visto che ovviamente non c’è alcun dubbio sulla sua colpevolezza.
Naturalmente non si può escludere a priori l’intento terroristico o legami con qualche organizzazione radicale, ma va detto che finora gli accertamenti già svolti tendono a escludere questa ipotesi. E’ necessario tener conto di questo quadro, per quanto sommario, dei primi dati disponibili per esaminare le reazioni politiche. Si è già detto dell’equilibrio delle esternazioni del presidente Mattarella e della premier Meloni che comunque rappresentano la posizione ufficiale e istituzionale.
Passando invece ai commenti si trova di tutto. Sul Giornale si può leggere il seguente titolo “L’Emilia delle cooperative e delle lezioni islamiche è diventata rossa di paura”, il che allude, senza alcuna connessione razionale, a un clima di sinistra che sarebbe favorevole a episodi di criminalità islamica perché “la regione prima per musulmani residenti scopre l’altro lato dell’accoglienza per tutti”. E’ proprio la questione dell’accoglienza di immigrati il tema agitato soprattutto dalla Lega: Matteo Salvini ha definito El Koudri “criminale di seconda generazione” per poi rilanciare la sua proposta di una stretta sui permessi di soggiorno: “Permessi di soggiorno e cittadinanza sono un atto di fiducia degli italiani nei confronti di chi arriva, chi commette certi reati deve poter perdere questa fiducia: permesso di soggiorno a punti come la patente, per chi delinque via i documenti e si ricomincia da capo”. Il tentativo di sfruttare l’emozione e l’orrore per il crimine per lanciare generalizzazioni infondate e rilanciare proposte che, peraltro, non sarebbero efficaci nel caso specifico è un modo di affrontare la questione che è quasi generoso definire propagandistico. Dal centrodestra, però, sono state espresse anche posizioni sensate e equilibrate. Il ministro del’Interno Matteo Piantedosi ha detto chiaro e tondo: “Per el Koudri disagio psichiatrico, non terrorismo”, e ha annunciato che ci sarà un riconoscimento per i cittadini che lo hanno fermato. Anche il ministro della difesa Guido Crosetto ha parlato di “un episodio più legato alla sfera psicologica individuale che un atto legato ad altre motivazioni”.
E’ ovvio che una tragedia di queste dimensioni abbia un impatto assai rilevante sull’opinione pubblica ma è pericoloso costruire indebite generalizzazioni che rischiano di creare conflitti senza alcuna utilità. Caso mai vale la pena domandarsi se non ci sia qualche lacuna nella prassi psichiatrica, nel fatto cioè che una persona che improvvisamente smette di seguire la cura che gli è stata prescritta per una sintomatologia schizoide non debba in qualche modo essere segnalato e controllata. Non è detto che una prassi di questo tipo avrebbe evitato al tragedia, ma forse vale la pena di riflettere su questa problematica, se si vuole ragionare sulle motivazioni reali e non sulle chiacchiere e le generalizzazioni infondate.