Nelle stesse ore in cui il segretario di stato americano Marco Rubio, ieri, atterrava a Roma per cercare di ricucire i rapporti con il Vaticano e il governo italiano, la Casa Bianca ha pubblicato la sua nuova strategia per l’antiterrorismo, in cui l’Europa è accusata di essere un incubatore di terrorismo a causa dell’immigrazione, del multiculturalismo e del “globalismo”. Il National Counterterrorism Strategy è un documento importante nell’Amministrazione federale americana, anche se non ha necessariamente cadenza annuale e non ha lo stesso peso formale della National Security Strategy o della National Defense Strategy. L’ultima volta in cui un presidente ha pubblicato un documento strategico simile era il 2011.
All’epoca alla Casa Bianca c’era Barack Obama. Poi nel 2021 l’allora presidente Joe Biden pubblicò il primo documento per il contrasto del terrorismo interno, e due anni dopo quello per il contrasto dell’antisemitismo, aggiornando di volta in volta le minacce e le misure per tenerle sotto controllo. Per Biden la minaccia terroristica più importante dell’America era rappresentata dal suprematismo bianco e dall’estrema destra, e nella riscrittura delle priorità di Trump al servizio della sua politica doveva esserci necessariamente un nuovo documento sulle priorità della sicurezza nazionale.
Nelle sedici pagine di documento, dove l’introduzione è dedicata all’“antiterrorismo buono e antiterrorismo cattivo” perfettamente in linea con la visione manichea del mondo trumpiano, un capitolo è dedicato all’Europa, bersaglio e “incubatrice” di minacce terroristiche. La Casa Bianca sostiene che “al Qaida, lo Stato islamico, i cartelli e attori statali” abbiano sfruttato “le frontiere deboli dell’Europa e le sue ridotte risorse antiterrorismo” trasformando il continente in “un ambiente permissivo” da cui pianificare operazioni contro europei e americani. Ma c’è anche la questione ideologica a contribuire: “La migrazione di massa incontrollata è stata il vettore di trasmissione del terrorismo”, scrive l’Amministrazione Trump, e accusa apertamente gli europei di avere favorito la crescita di “culture aliene” attraverso “frontiere aperte” e “ideali globalisti”. Più queste culture cresceranno, si legge nel testo, “più il terrorismo sarà inevitabile”. Il linguaggio è diretto, ideologico, particolarmente insolito per una strategia di antiterrorismo: con il movimento trumpiano la minaccia non è il radicalismo, anche religioso, piuttosto il declino europeo, il fallimento del multiculturalismo e la necessità di difendere la “civiltà occidentale” da nemici esterni e interni.
A firmare la National Counterterrorism Strategy della Casa Bianca è stato Sebastian Gorka, che nella seconda Amministrazione Trump è direttore senior dell’antiterrorismo nel Consiglio per la sicurezza nazionale. Gorka è considerato la figura più ideologica dell’intero apparato di sicurezza trumpiano, e il testo pubblicato ieri – che non è legge ma resta comunque un segnale pubblico e internazionale molto concreto di come l’Amministrazione interpreta le proprie minacce – corrisponde perfettamente al suo profilo di agitatore Maga. Nato nel Regno Unito da una famiglia ungherese anticomunista, Gorka è un personaggio a dir poco controverso soprattutto fra chi si occupa di sicurezza e difesa. Era già un commentatore politico piuttosto riconoscibile nel 2017 quando è entrato alla Casa Bianca come viceassistente di Trump, vicinissimo a Steve Bannon. Se ne andò sette mesi dopo perché l’Amministrazione non portava avanti abbastanza l’agenda Maga. Dopo però è rimasto dentro il multiverso trumpiano lavorando per Fox News, Newsmax, e podcast ultraconservatori. A fine aprile Hannah Allam ha scritto su ProPublica un lungo ritratto del confuso mondo dell’antiterrorismo trumpiano – che ha fatto molto arrabbiare Gorka: lo descrive come un personaggio aggressivo, teatrale e ideologico, molto diverso dal tradizionale stile discreto dell’apparato di sicurezza nazionale americano. La grande differenza con la prima Amministrazione Trump è che nella seconda tutti i ruoli apicali, tra il politico e l’operativo, sono affidati a personaggi come lui, che indossa un braccialetto con la scritta “WWFY & WWKY”, un riferimento alla frase di Donald Trump: “Vi troveremo e vi uccideremo”.
Il documento pubblicato ieri, come prevedibile, è più un manifesto politico che un manuale operativo ma resta influente nella direzione della Casa Bianca. Nelle priorità della nuova America trumpiana esistono tre gruppi terroristici: al primo posto ci sono i narcoterroristi e le gang transnazionali, al secondo i terroristi islamisti “tradizionali”, e al terzo gli “estremisti violenti di sinistra, inclusi anarchici e antifascisti”: “Possiamo sconfiggere ognuno di questi gruppi”, si legge, “ma la minaccia è significativa e pervasiva”. Al pari di narcoterroristi e islamisti, le forze dell’ordine americane “daranno priorità anche alla rapida identificazione e neutralizzazione di gruppi politici secolari violenti la cui ideologia è antiamericana, radicalmente pro transgender e anarchica”.