L'intricatissimo labirinto transmediale di Garlasco

Agli storici del futuro va segnalato un quadretto barocco su cui varrà la pena soffermarsi: i soliloqui automobilistici di Andrea Sempio e la ruminazione esegetica che ne è seguita. Roba che nemmeno per Molly Bloom, Lady Macbeth e la Signorina Else messe insieme

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14 MAY 26
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Foto LaPresse

Il circo mediatico-giudiziario lo vediamo allontanarsi nello specchietto retrovisore, e possiamo fargli ciao ciao con la mano. Ciò che abbiamo sotto gli occhi non è più un circo – spettacolo di attrazioni grossolane per i semplici – ma un intricatissimo labirinto transmediale. E quanto al trattino, quello è caduto da un pezzo: mediatico e giudiziario, quando non vanno sottobraccio, stanno l’uno di fronte all’altro come due specchi, generando effetti di mise en abyme che danno il mal di testa. Certi processi degli ultimi anni – la trattativa, Ruby, Mafia capitale – hanno offerto esempi sfolgoranti di queste illusioni ottiche, ma Garlasco rischia di farli impallidire tutti. Agli storici del futuro segnalo un quadretto barocco su cui varrà la pena soffermarsi, se non altro per la sua beffarda eloquenza allegorica: parlo dei soliloqui automobilistici di Andrea Sempio, il nuovo sospettato dell’omicidio, e della ruminazione esegetica che ne è seguita, roba che nemmeno per Molly Bloom, Lady Macbeth e la Signorina Else messe insieme.
Sempio, come sa ormai anche chi non aveva nessuna voglia di saperlo, imita nelle intercettazioni una voce femminile che risponde alla sua. E’ un diabolico trompe-l’oeil, o per la precisione un trompe-l’oreille. Sta rievocando i dialoghi con Chiara Poggi, come sostiene l’agguerrito fronte dei suoi accusatori? Sta solo scimmiottando brandelli di un podcast dedicato al suo caso, come assicurano invece i suoi difensori? La risposta non mi interessa, o meglio: lascio che a occuparsene sia la procura di Pavia. In compenso mi interessa moltissimo la domanda, il mero fatto che sia necessario porsela. Un uomo parla da solo nella sua Panda, e capannelli di interpreti stanno lì a chiedersi se stia confessando il suo sé più segreto o se stia facendo il verso al suo avatar mediatico, se stia articolando una voce dal sen fuggita o se sia il ventriloquo di un’eco digitale. Ciao ciao, circo mediatico-giudiziario: siamo fuori dal tendone, lanciati in terra incognita.