Roma Capoccia

Roma trema: la Smart è fuori produzione

Gianluca De Rosa

Da marzo Mercedes chiuderà la fabbrica dell’auto più amata dai romani. Schizza il prezzo delle vetture di seconda mano

Tra i romani la notizia circola generando sudori e palpitazioni. Ce ne scusiamo, ma dobbiamo confermarla. Da metà marzo Mercedes-Benz interromperà la produzione di Smart Fortwo, la biposto tedesca che da quasi trent’anni aveva conquistato il cuore dei romani e ridotto per tanti di loro l’ansia generata dalla ricerca, spesso infruttuosa, di un parcheggio. Chiude i battenti lo stabilimento di Hambach, piccolo comune francese anche noto come “Smartville”, dove, dal 1998, veniva costruita la biposto. 
La notizia, non è uno scherzo, ha fatto schizzare a Roma e dintorni il mercato dell’usato delle Smart che aveva già visto un picco nel 2020, quando Smart Fortwo, il modello dell’azienda tedesca più amato dai romani – dopo il passaggio di oltre il 50 per cento del capitale di Smart alla gigante cinese Geely –, era diventata completamente elettrica, e dunque più costosa. Anche allora i prezzi dell’usato a benzina erano saliti alle stelle, ora oscillano tra i 2 mila euro dei modelli più vetusti agli oltre 15 mila di quelli più recenti (2016-2019).

 

Roma d’altronde è la prima Smart city del mondo. Ovviamente non nel senso di città intelligente, interconnessa e all’avanguardia, per quello la strada da fare è ancora tanta. Ma molto più semplicemente perché quello tra la capitale e Smart è stato un amore ricambiato. Per quasi 30 anni la città è stata il principale mercato della biposto tedesca. “Chiudono perché Mercedes la vendeva solo qui ‘sta machina”, scherza qualcuno. Non è proprio così, ma i dati sono lo stesso clamorosi. Dal lancio dell’auto, nel 1998, in Italia sono state vendute 600 mila Smart, 200 mila, un terzo del totale, solo a Roma. Di questa incredibile flotta sgommante per le strade della capitale oltre il 60 per cento è ancora circolante, trasformando la macchina tedesca in parte dell’arredo urbano della città.  Si racconta che appena arrivato a Roma anche Marc Langenbrinck, presidente di Mercedes-Benz Italia, abbia subito fatto ai suoi collaboratori una richiesta precisa: nessuna vettura di lusso, per affrontare il traffico di Roma rimediatemi una Smart.


L’auto è stato un grande successo di desing internazionale, presente nella collezione permanente del Moma di New York, fu pensata a inizio anni 90 dallo svizzero Nicolas Hayek, inventore degli orologini di plastica Swatch che divennero un culto, per farne qualcosa di simile nel mondo dell’auto. Una piccolissima city car semplice, con carrozzeria colorata, personalizzabile e alimentata a batteria come i suoi orologi. Da qui l’acronimo che sta per Swatch Mercedes ART. Hayek, sin dall’inizio, pensava dunque a un’auto completamente elettrica, ma era un’altra epoca, la tecnologia non lo consentiva.

 

La domanda sorge allora spontanea: perché quando finalmente l’auto è diventata full elettric Mercedes ne interrompe la produzione, sostituendo il celebre modello biposto con due suv compatti?  Spoiler: c’è da confidare nel fatto che qualcosa di molto simile alla Smart Fortwo possa in realtà tornare al più presto. In ogni caso, le ragioni sono almeno tre. La prima riguarda il mercato molto limitato della vettura. Amatissima in Italia, apprezzata molto anche in Francia e Germania, la biposto non è mai riuscita a imporsi su altri mercati. C’è poi una questione di costo di produzione. Rispetto alla maggior parte delle utilitarie premium Smart Fortwo aveva un costo di produzione molto alto. La ragione è tecnica ma essenziale: Smart è un progetto senza piattaforme condivise. Senza entrare troppo nei tecnicismi, negli ultimi anni, in tutto il mondo dell’automotive, si è imposto un modello di produzione che utilizza piattaforme e pianali modulari. Si tratta in pratica dello scheletro essenziale delle auto, il pianale appunto, su cui si montano carrozzeria e motore, utilizzando così per diversi modelli un unico pianale, con evidenti economie di scala. Per stare a Mercedes, viene utilizzato lo stesso pianale, per la produzione di classe A, classe B, GLA, GLB, EQA ed EQB. Solo un auto molto particolare come il fuori strada classe G ha un pianale dedicato, ma per una produzione molto più piccola e un mercato più ristretto rispetto a quello di un’utilitaria come Smart. C’è infine un’ultima ragione. Dal 2020 Mercedes ha siglato una joint venture con il conglomerato cinese Geely alla quale è stato ceduto il 50 per cento di Smart. Per le nuove auto Smart lo sviluppo e l’ingegnerizzazione avverrà in Cina, mentre il design degli interni e degli esterni resterà in capo a Mercedes. I nuovi modelli, realizzati sullo stesso pianale, sono già stati lanciati: il suv compatto #1 e il suv coupè #3. Non sembra un caso che manchi un modello #2. Trasferita in Cina la produzione e ridotti i costi, per la biposto c’è ancora un futuro.
 

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