(Lapresse)

Roma Capoccia

La parola dell'anno a Roma sara' “Dehors”

Gianluca Roselli

Da via Condotti al Pigneto, da Prati a Monti è tutto un montare piattaforme per strada. Pochi controlli
 

In città ci si riorganizza. E tutta Roma sta diventando un unico grande dehor a cielo aperto. Lunedì 26 aprile, come nel resto d’Italia, ristoranti e bar potranno tornare a servire pranzi, cene e aperitivi, ma solo outside. A differenza della prima parte dell’anno, quando si poteva stare aperti dentro e fuori, ma solo a pranzo. E così molte attività in questi giorni sono al lavoro per dotarsi di dehor all’aperto. Le regole, in città, sono larghe: si possono mettere tavolini fuori per il 70 per cento dello spazio interno, con la riduzione al 50 per cento all’interno del sito Unesco, ovvero nel centro storico, entro le mura aureliane. Quattro mila locali, però, secondo Confcommercio, non hanno spazi esterni, quindi per loro poco cambia. “Stiamo pensando a una soluzione anche per loro”, dicono dal Campidoglio.

 

Comunque, da lunedì, si torna a mangiare fuori. Tempo permettendo, perché è aprile ma sembra novembre. Piove e fa freddo, ma ormai i romani sembrano esserci abituati, visto che pure quest’inverno, pur di godere di un momento di socialità, pranzavano all’esterno, con l’aiuto dei famigerati funghi. Il problema, semmai, è che tavolini spunteranno un po’ ovunque, invaderanno strade e marciapiedi, ma del resto bisogna fare di necessità virtù. In centro ci si prepara con dehors anche molto bene organizzati. Lo stesso a Trastevere, Monti, Testaccio. E pure in Prati e Parioli. E in periferia, dal Pigneto a Centocelle, ci si organizza, sperando che cada presto il divieto per l’interno. Coprifuoco permettendo, naturalmente. “Finché resta, la cena fuori è una questione complicata. Nessuno ha piacere di cenare guardando l’orologio. Ma ormai i romani stanno diventando scandinavi: si cena tra le sette e le otto...”, osserva il responsabile di un ristorante in Prati. 

 

Camminare in centro, però, fa impressione. Le serrande abbassate e i cartelli “affittasi” sono tantissimi. Secondo le stime, uno su tre non riaprirà. Un disastro. Sembra di muoversi in una città morta, come in certi disaster-movie americani. A Milano la situazione è simile ma allo stesso tempo diversa: lì si sente bruciare un fuoco sotto la cenere, qui no. “Ci metteremo anni a riprenderci. E purtroppo temo il ritorno del turismo di massa di prima, che alla città porta pochissimo. Roma deve puntare su un turismo più alto, di qualità. Ma senza eventi e proposte culturali, quel turismo non lo prendi”, sostiene Angelo Belli, titolare di Urbana 47, tra gli indirizzi più gettonati di Monti. Anche lui sta ampliando lo spazio fuori. “Riuscirò a mettere 5-6 tavolini, meglio di niente. Quello che non capisco, però, è il criterio delle chiusure: come decidi chi deve stare chiuso e chi aperto? Perché un ristorante è più pericoloso di un supermercato? Credo fosse meglio tenere tutto aperto, con regole ben precise e sanzioni severe per chi sgarra…”, aggiunge il ristoratore.  

 

“Non so nemmeno se metteremo tavoli fuori. Con questo freddo non ci viene ancora nessuno. Decideremo nel week end…”, dicono dal pub irlandese The Flann O’Brien a via Nazionale. “Il problema è il clima di pessimismo e terrore che è calato sulla città come un sottile strato di polvere. Alle persone manca quasi la voglia di uscire, di incontrarsi. A oltre un anno dall’inizio della pandemia siamo ancora qui ad aspettare l’arrivo della bella stagione per poter stare all’aperto. Incredibile”, osserva Silvana, titolare di un bar con spazio esterno a via dei Serpenti. 


A Trastevere non è molto diverso. Anzi forse è peggio, perché qui la mancanza di turisti si fa sentire di più. Negozi chiusi e saracinesche abbassate non si contano. “Abbiamo chiesto al governo di garantire a tutti gli enti locali le coperture per l’Osp (occupazione spazio pubblico) per tutto il 2021”, afferma l’assessore allo Sviluppo economico, Andrea Coia. Al momento la tassa per lo spazio esterno non si paga fino alla fine di giugno. 


Nel frattempo ancora nulla si sa sull’estate romana. Che, Covid a parte, negli ultimi anni ha visto un’offerta culturale sempre più povera. Ormai ci si limita ai locali lungo il Tevere e poco più. Roba che avrebbe fatto impallidire Renato Nicolini. Una proposta in tal senso è arrivata da Alessandro Gassmann. “Facciamo spettacoli e concerti nelle ville. A Roma abbiamo gli spazi verdi più grandi d’Europa. Sfruttiamoli per far ripartire gli eventi culturali, magari sburocratizzando le pratiche”, ha detto l’attore e regista. “Buona idea. Parliamone”, ha risposto Virginia Raggi. Di tempo, per organizzare un’estate romana decente, ancora ce n’è. Ma poco. 

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