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La comunità ebraica vota per eleggere il nuovo presidente

Domenica 16 giugno urne aperte. Sei liste in competizione, mai così tante. Candidati anche i famosi “urtisti” ambulanti

15 Giugno 2019 alle 06:19

La comunità ebraica vota per eleggere il nuovo presidente

foto LaPresse

Roma. “È una persona davvero alla mano, te ne accorgi quando ci parli. Soprattutto comunica bene sia all’interno che al di fuori della Comunità”. Così un ragazzo che fuma mentre è in pausa davanti al ristorante del Ghetto dove lavora, descrive Ruth Dureghello, capolista di “Per Israele” e grande favorita delle elezioni che, domenica 16 Giugno, dalle 8 alle 22:30, daranno un nome al nuovo presidente della comunità ebraica di Roma e una composizione al Consiglio e alla Giunta. Una posizione, quella di Presidente, di non poca rilevanza, nella città con la comunità più antica e numerosa d’Italia. Una carica che ha una forte funzione di rappresentanza e che, assieme alla Giunta, nominata dal Consiglio, ha la responsabilità dell’organizzazione di progetti per le scuole, per i commercianti e per tutti gli iscritti alla comunità.

 

Sei le liste, ognuna con le proprie particolarità, e un sistema elettorale nuovo rispetto agli anni scorsi, che ha destato non pochi risentimenti tra coloro che andranno a votare: per la prima volta non si potrà esprimere un voto disgiunto il che, ci spiega un ragazzo a pochi passi dal Portico d’Ottavia, è un problema in un’elezione che fa riferimento ad una comunità che, per quanto grande rispetto alle altre, conta 14.000 persone, di cui 9.000 aventi diritto. La comunità è “come un paesino di provincia, in cui ci conosciamo un po’ tutti e le parentele sono molto fitte. Questo nuovo sistema rischia di escludere chi meriterebbe di far parte della giunta, ma è candidato in una lista diversa da quella che voterò per la presidenza”. Si sono presentate due liste in più rispetto a quattro anni fa, allontanando quasi irrimediabilmente il sogno di arrivare al 45 per cento dei voti per poter avere la maggioranza assoluta in Consiglio ed eleggere direttamente il Presidente. Quasi nessuno pensa che Ruth Dureghello riuscirà ad arrivare a quella cifra e la giunta sarà probabilmente espressione di alleanze. Di questo sembrano essere coscienti gli stessi candidati, che infatti hanno creato una sorta di “rete” informale e non ufficiale di appoggi che lasciano intendere quale sarà la composizione della giunta se dovesse prevalere l’una o l’altra fazione. Da una parte l’area più tendente al centrodestra, dall’altra quella del centrosinistra.

 

La presidente uscente Dureghello fa parte della prima area con la lista “Per Israele”, insieme a “Dor va dor”, lista di riferimento degli ex-profughi libici che punta su una maggiore attenzione al volontariato e alla vita comunitaria, e “Maghen David”, lista di Marco Sed, storico alleato della lista “per Israele”. Nell’area opposta le due liste sono “Menorah”, le cui parole chiave sono accoglienza, solidarietà ed educazione, che promette una particolare attenzione alle fasce più deboli e ai giovani, oltre all’accesso a prodotti kosher a prezzi più contenuti, e “Binah is Real”, lista con un forte carattere femminista che punta sul volontariato, sulla scuola e su una riforma del sistema dei tributi. Infine, il jolly di questa tornata elettorale è la lista “Ebrei per Roma”, quasi un intruso che viene a turbare il bipolarismo delle liste candidate. Fa riferimento alla classe degli urtisti, i venditori ambulanti di oggetti legati alla religiosità, una categoria storica che risale ai tempi del papato e che si è sentita attaccata dalla delibera contro il degrado dell’ex-sindaco Ignazio Marino, sia con la direttiva europea Bolkestein. Le loro posizioni sono molto vicine a quelle di Salvini, per cui il capolista Giorgio Heller non ha mancato di esprimere una simpatia e il cui partito, la Lega, ha candidato alle europee Angelo Pavoncello, che ora prova ad entrare in giunta con la lista di Heller. Alla simpatia per Salvini sul tema dell’immigrazione non si accompagna una antipatia per l’Europa tout-court, dal momento che uno dei punti di maggior rilievo del programma è quello di sfruttare al massimo i fondi Europei. Un lato del vecchio continente che interessa molto alla lista “Ebrei per Roma” è quello della cultura giudaico-cristiana, secondo Heller a rischio a causa dell’immigrazione incontrollata.

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Commenti all'articolo

  • carloalberto

    15 Giugno 2019 - 17:05

    Sarebbe auspicabile che gli Ebrei romani, e in generale quelli italiani, cessino di prestarsi al gioco del Politically Correct che vede tracce di "fascismo" dappertutto e dimentica che buona parte degli Ebrei italiani fu fascista almeno sino al 1938 (qualcuno anche dopo). In ogni caso ebraismo non vuol dire laicità progressista.

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