L’ambasciata del Regno Unito a Roma disegnata da Basil Spence

Le bellezze romane “segrete” si aprono al pubblico, con delle eccezioni

Stefano Ciavatta

Oggi e domani maggio l'ottava edizione di Open House Roma due giorni in cui luoghi privati e pubblici, solitamente chiusi, diventano visitabili. Ma alcuni restano un sogno nel cassetto

Ottava edizione per Open House Roma, due giorni di luoghi privati e pubblici spalancati al pubblico, festival dell’architettura dove vince chi apre e chi entra. Come la storia degli Oscar contempla chi ne rimane fuori, anche Open House ha i suoi sogni nel cassetto. Il primo è l’ambasciata del Regno Unito di fianco alle mura aureliane e alla michelangiolesca Porta Pia: non il soffice rifugio tra ville e palazzi antichi ma un edificio a vocazione brutalista, sospeso sull’acqua da Basil Spence, inaugurato nel 1971 a distanza dalla strada, memento dell’attentato che devastò la sede precedente, la villa del duca di Bracciano poi demolita.

 

Difficile da mettere in cartellone per via del calendario di ospitalità della Farnesina è Villa Madama sulle pendici di Monte Mario, terreno infido ma strategicamente appartato scelto dal cardinale Giulio Medici poi papa, ultimo bagliore rinascimentale prima dello scempio lanzichenecco del 1527, capolavoro incompiuto di Raffaello ma dal fascino intatto – Edith Wharton was here. Altro sogno proibito che sa di fanta-Roma è il centro idrico di Vigna Murata, capolavoro terrazzatissimo di Francesco Palpacelli, opera di design a scala gigante del 1989. E’ buffo: a fronte del brand #RomaCittàAperta il bestseller dei bookshop museali è “I 99 luoghi segreti di Roma” dello storico dell’arte Costantino D’Orazio, un grand tour di santa pazienza ai luoghi chiusi, dove a volte la barriera si infrange con l’antico invio di un fax. Inaccessibili “le catacombe ebraiche di villa Torlonia e Palazzo Sacchetti, simbolo della Grande Bellezza”. L’area 51 di Roma? “Le meravigliose logge di Raffaello, a un passo dall’appartamento privato del Papa”.

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