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A Roma si fa campagna elettorale sul cinema

Il Pd usa i ragazzi del cine America contro la Raggi, e loro si fanno usare. Stavolta ha ragione Bergamo

15 Febbraio 2018 alle 16:36

A Roma si fa campagna elettorale sul cinema

Foto tratta dal profilo Facebook del Cinema Americana

Roma. “Non saremo a piazza San Cosimato con la nostra arena, non parteciperemo al bando dell’estate romana. Andiamo in periferia!”. Lo hanno annunciato lunedì “i ragazzi del cinema America” in un’affollatissima conferenza stampa alla quale hanno partecipato diversi personaggi del cinema, ma soprattutto un vero e proprio schieramento di politici e candidati del centro-sinistra: da Lucinano Nobili, candidato alla Camera con il Pd, a Loredana De Petris aspirante senatrice con Leu, passando per gli istituzionali Massimiliano Smeriglio, vicepresindete della Regione Lazio e Sabrina Alfonsi, presidente del I Municipio. Messaggi diretti di solidarietà ai “ragazzi” sono arrivati addirittura dal ministro della Cultura Dario Franceschini e dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

 

Se ne vanno perché “non cedono al ricatto”. Tradotto, non accettano che l’assessore alla Cultura capitolino, Luca Bergamo, dica loro una cosa semplice: rispettare le regole; partecipare al bando dell’Estate romana per ottenere la piazza e non derogare a una serie di norme che disciplinano le manifestazioni in alcune zone particolari della città. Troppo per “i ragazzi”, che hanno lanciato la narrazione del “E’ la burocrazia contro l’arte”.

 

E’ vero, negli ultimi tre anni l’arena del cinema è stata un grande successo: 80.000 spettatori nell’edizione 2017, con ospiti del calibro dei premi Oscar stranieri Ashgar Faradi e Radu Mihaileanu, oltre a mezzo star system italiano. Come dice Bergamo, però, l’evento è bellissimo, ma non unico. “Il cinema in piazza non lo hanno inventato loro”, spiega Massimiliano Tonelli di Roma Fa schifo. “Proprio perché bravi, avrebbero sicuramente vinto senza difficoltà il bando, ma loro vogliono essere al di sopra delle regole”.

 

La ragione formale della rinuncia – una presunta censura tra gli allegati del bando – ha tutta l’aria di un pretesto. La vicenda è squisitamente politica. Il Pd da anni ha preso le parti dell’America e ne ha fatta una battaglia di partito, non snobbata dai ragazzi, al punto che il loro leader, Valerio Carocci, ha definito la presidente del I municipio Alfonsi “una ragazza dell’America” ed è stato attento a ringraziare uno a uno i partecipanti politici alla conferenza stampa.

 

Insomma, siamo dentro al solito scontro politico capitolino tra Pd e M5s, amplificato dalle imminenti elezioni. I “ragazzi dell’America” hanno deciso da che parte stare. Altro che censura. “Semplicemente per giochi e fini elettorali, hanno deciso di sottrarci la piazza a meno di trenta giorni dalle elezioni”, hanno detto. Le elezioni, però, sono per tutti: Pd & Co. hanno messo il cappello sulla loro battaglia, loro hanno lasciato fare. Qualcuno potrebbe considerare questa accondiscendenza come cinico pragmatismo. Furbizia.

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