Papaleo bello sponzato

Le faccende d’amore secondo Rocco Papaleo: “Meglio se ti piace una brutta. Ma anche tu devi piacere a lei. Se alla brutta non piaci, tanto vale non piacere a una bella”. Messe in musica con accompagnamento jazz (o semplice chitarra da cabaret) si accompagnano ad altre certezze.

23 Dicembre 2011 alle 00:00

Rocco Papaleo

Rocco Papaleo - Foto LaPresse

Le faccende d’amore secondo Rocco Papaleo: “Meglio se ti piace una brutta. Ma anche tu devi piacere a lei. Se alla brutta non piaci, tanto vale non piacere a una bella”. Messe in musica con accompagnamento jazz (o semplice chitarra da cabaret) si accompagnano ad altre certezze: la Basilicata esiste, Cristo si è fermato a Eboli anche se gli avevamo apparecchiato una tavolata di dolci, abbiamo dovuto buttare via tutte le cose e da allora siamo diventati buddisti.

Già avevamo un debole
– se non altro per l’aiuto a sopportare certi cinepieraccioni, quando arrivavano le scene con Rocco Papaleo almeno si rideva. La sua battuta da portinaio in canottiera contro Nanni Moretti – “Bianchi e neri tutti uguali? Bianchi e neri tutti uguali? Ma che, siamo in un film di Nanni Moretti? Ve lo meritate Nanni Moretti” – eravamo sul punto di usarla come suoneria del cellulare (alle proiezioni stampa abbiamo sentito l’Internazionale, ognuno risponde delle proprie passioni).
Rigirare contro Moretti lo stesso siluro che Nanni aveva lanciato contro Alberto Sordi – “Rossi e neri tutti uguali? Ve lo meritate Alberto Sordi” – procura un bel godimento, e complimenti per il coraggio: saluti sono stati tolti per motivi più futili. Da Checco Zalone, a “Resto umile”, Rocco Papaleo ha fatto la guest star, mezzobusto alla tv cubana: “Non cambiate canale, tanto ne abbiamo uno solo”. E smettete di scopare, per amore o a pagamento: Fidel sta male e nel caso l’aveste dimenticato a Cuba vige la dittatura. Da Checco Zalone “Che bella giornata” era il genitore in trasferta con l’esercito, con l’incarico di cucinare per la patria.

Nel 2010 ha girato il “Basilicata coast to coast”
, garantito esente dai difetti che i registi italiani all’opera prima spacciano per sensibilità artistica. Valter Lupo (con la “v” semplice) alla sceneggiatura, ambizioni commisurate ai mezzi, un gruppetto di attori capaci di stare al gioco. Primo fra tutti Alessandro Gassman, andato a Roma per il suo quarto d’ora di celebrità in tv: “Faceva il divanista. Portava dentro il divano per gli ospiti”. Basta comunque perché la cameriera della pensione legga da un bigliettino: “Sono una vostra ammiratrice. Se tante volte avete pensato di abusare di me fate pure”. Risultato: un Nastro d’Argento e un David di Donatello per il regista esordiente, e un altro Nastro d’Argento per la colonna sonora.

“Quanto a disoccupazione giovanile la Basilicata non è seconda a Sicilia, Sardegna, Campania, Calabria. Ci manca solo la nostra fetta di mafia, dateci quel che che vi è rimasto, camorra o ’ndrangheta. Suona e canta un complessino di dilettanti che vuol partecipare al festival “Teatrocanzone” di Scanzano. Si sono messi in testa di attraversare a piedi la regione, dal Tirreno allo Ionio. Più avanti canterà anche Giovanna Mezzogiorno, se proprio dobbiamo trovare un difetto al film: giornalista figlia di onorevole battezzata Tropea come la cipolla, che urla “azione” a squarciagola ogni volta che afferra la telecamera (l’operatore si è dato). Molto morettiano – da “Io sono un autarchico” – il giovanotto depresso. Cerca le sue priorità, gliel’ha consigliato lo psicoanalista. Vuole “ritrovare i valori che devo rincorrere”. Nulla lo rallegra, neanche il pane con la frittata “bello sponzato”, con l’olio che inzuppa il pane. Quasi meglio di una torta Sacher.

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