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Ghizzoni, il “turco” per il post Profumo

Il Consiglio di amministrazione dell'istituto bancario Unicredit, riunito a Varsavia, in Polonia, ha scelto il successore di Profumo: è Federico Ghizzoni, 55 anni, piacentino, finora responsabile della banca di piazza Cordusio per il centro est Europa. Ghizzoni ha avuto la meglio su Roberto Nicastro. Il Cda non avrebbe ancora indicato il nuovo direttore generale.

30 Settembre 2010 alle 00:00

Il Consiglio di amministrazione dell'istituto bancario Unicredit, riunito a Varsavia, in Polonia, ha scelto il successore di Profumo: è Federico Ghizzoni, 55 anni, piacentino, finora responsabile della banca di piazza Cordusio per il centro est Europa. Ghizzoni ha avuto la meglio su Roberto Nicastro. Il Cda non avrebbe ancora indicato il nuovo direttore generale.

Succedono davvero cose turche dalle parti di Piazza Cordusio. L’ultima, forse la più gradita alle truppe di Unicredit, ancora sotto choc per il brusco congedo di Alessandro Profumo, è la possibile, anzi probabile ascesa ai vertici, come direttore generale o amministratore delegato, di Federico Ghizzoni, detto il turco. Per carità, Ghizzoni, classe 1955, entrato al Credito Italiano nel 1980, è un piacentino purosangue, laureato in legge a Parma. Ma il vero salto di qualità, dopo una carriera interna in cui ha fatto un po’ di tutto, anche il direttore di filiale a Seriate, lo ha avuto nel 2003 quando, dopo un’esperienza in Polonia, nelle vesti di responsabile del Corporate di Bank Pekao, lo stesso Profumo decise di inviarlo a Istanbul, presso la Koç Financial Services. Incarico delicato: non era cosa facile entrare nelle grazie del partner turco, la famiglia Koç, la più ricca e potente di Turchia, che dal quartier generale di Nakkastepe, sulle colline del Bosforo, domina un impero che si occupa di tutto, dalle auto all’energia, fino alla finanza. Ghizzoni seppe conquistare la fiducia dei soci al punto che a lui va il merito di una delle acquisizioni più riuscite degli ultimi anni, lo sbarco nella Yapi ve Kredit Bankasi, uno degli istituti di punta del paese.

Partito per il Bosforo con il grado di capitano,
Ghizzoni è tornato a Milano con i gradi di colonnello cui affidare il bastone di comando dell’Europa dell’est, l’area più strategica per Unicredit. A prima vista, la candidatura di questo globetrotter che ha esperienze di lavoro anche a Londra, Singapore e Varsavia, ha un difetto: dal 1992 al 2007, anno in cui è rientrato in Italia ai piani alti di Piazza Cordusio, ha sempre lavorato lontano dall’Italia. Ma Ghizzoni per molti ha un grande merito: non è un frutto di McKinsey, dove si sono formati sia Profumo che Roberto Nicastro. Bella scuola, si sente dire nei corridoi Unicredit, ma con un difetto: a forza di misurare le performance di ciascuna unità di business, si rischia di esasperare la concorrenza interna. Il che, a lungo andare, può provocare più di un problema.

Ben venga, perciò, un uomo come Ghizzoni, “uno che non divide, ma unisce”. Potrebbe funzionare, perciò, il cocktail tra Nicastro, montanaro dal tocco ruvido, e Ghizzoni, padano dai toni più morbidi. Andrà proprio così? Sembra, ma non sono da escludere colpi di scena, anche perché né Paolo Fiorentino, né Bruno Ermotti, gli altri membri del quadrumvirato voluto da Profumo, stanno esultando. E chi sarà il numero uno e chi il numero due? Ghizzoni non avrà difficoltà a ricoprire la poltrona di direttore generale. Nicastro probabilmente non accetterà che il posto di amministratore delegato. Non resta che attendere l’epilogo al cda. Comunque a Ghizzoni non mancano i giusti contatti – alla recente riunione viennese del Bildenberg c’era lui, assieme a George Soros e Joseph Ackermann di Deutsche Bank – né le idee chiare: “Ci riteniamo soddisfatti – ha detto parlando dell’est Europa in un’intervista al Piccolo di lunedì scorso – del perimetro acquisito. Il nostro focus ora è sulla crescita organica, sia in termini di incremento delle quote di mercato locale che di approfondimento delle relazioni con i nostri clienti”.

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