Cucchiani, l’italo-teutonico che scruta il vertice Unicredit

Enrico Tomaso Cucchiani non è un nome che susciti passioni nelle folle. Eppure è un signore che andrebbe seguito con attenzione in questi giorni, perché ha svolto e svolgerà un ruolo di peso nella vicenda Unicredit. Milanese, 60 anni, sposato senza figli, è il plenipotenziario di Allianz, la compagnia di assicurazioni di Monaco di Baviera.

30 Settembre 2010 alle 00:00

Enrico Tomaso Cucchiani non è un nome che susciti passioni nelle folle. Eppure è un signore che andrebbe seguito con attenzione in questi giorni, perché ha svolto e svolgerà un ruolo di peso nella vicenda Unicredit. Milanese, 60 anni, sposato senza figli, è il plenipotenziario di Allianz, la compagnia di assicurazioni di Monaco di Baviera, numero uno al mondo per capitalizzazione e azionista importante della banca di Piazza Cordusio nel cui consiglio Cucchiani siede in nome della partecipazione acquisita su invito del governo italiano nella privatizzazione dell’istituto negli anni 90.

Martedì scorso, quando c’è stato lo showdown, lui vi ha partecipato in teleconferenza dall’India, dove era per lavoro. E da lì ha dato il suo contributo per accompagnare alla porta Alessandro Profumo. Un contributo lo sta fornendo anche in queste ore, per trovare il nuovo ad. Partita che lo riguarda istituzionalmente, in quanto voce di un azionista, e che – secondo alcuni osservatori – lo riguarderebbe anche sul piano personale.
Il suo curriculum e lo spazio che ha saputo conquistarsi nell’establishment economico-finanziario italiano e tedesco, secondo le indiscrezioni che circolano in ambienti finanziari, autorizzano a metterlo tra i pretendenti. Bocconiano, master a Stanford, ha incominciato la carriera in una banca, la Continental Illinois di Chicago. Poi un lungo periodo in McKinsey, dove si è occupato ancora di banche, servendo clienti a New York e in Italia. La tappa successiva l’ha visto approdare nella galassia Allianz. Nel 1996 è diventato direttore generale del Lloyd Adriatico, controllata dal colosso di Monaco. E qui ha fatto carriera, amministratore delegato e quindi presidente.

Il parametro usato dagli assicuratori
per valutare una compagnia si chiama margine di solvibilità: sotto la gestione di Cucchiani, l’Allianz in Italia è arrivata all’attuale quota del 158 per cento, contro il 128 delle Generali e il 121 di Fonsai. “Cucchiani è stato un esempio di rigore e di crescita – dice di lui un collega del ramo – ha portato uno stile di management più internazionale che italiano”. Il suo lavoro è stato apprezzato dai tedeschi, che in Italia controllavano anche Ras e Subalpina. Nel 2007 le tre società sono state fuse dando vita ad Allianz Italia. Cucchiani è salito anche nella capogruppo: è entrato nel Vorstand (consiglio di gestione) e ora ha la responsabilità del business in Italia, Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Turchia, Grecia, Sudamerica e Africa. Dalle sue mani passa, tra l’altro, la parte più importante della ricchezza Allianz, il ramo Danni.

Insomma, un manager di primo piano
nel panorama italiano e internazionale, come testimonia anche l’impressionante serie di incarichi che ricopre. C’è chi lo ha messo al secondo posto assoluto: ne ha 29. E fra questi, alcuni sono particolarmente interessanti perché testimoniano la rete di amicizie che è riuscito a tessere: siede nel consiglio dell’Aspen (Tremonti), della Pirelli (Tronchetti Provera) e in quello del quotidiano il Piccolo di Trieste (gruppo Espresso). Cucchiani ha dunque qualche chance per entrare nella partita della successione a Profumo che, al momento, vede favorito Andrea Orcel? Fra i suoi colleghi si raccolgono pareri differenti. “Lui certamente ci sta provando – ha detto al Foglio uno di loro – D’altra parte, il suo nome spesso viene fuori quando si tratta di poltrone che contano”. Un altro collega aggiunge che l’ipotesi non sarebbe così peregrina: “Cucchiani è molto diverso da Profumo. E’ diplomatico, sa tenere buoni rapporti con gli azionisti. Se oggi quello che si cerca per Unicredit è un’antitesi di Mr. Arrogance, allora un disciplinato teutonico, ma italianissimo, potrebbe essere preso in considerazione”.

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