John Henry Newman

La Bbc comunica che il Papa verrà per una prima visita di stato e “beatificherà un cardinale inglese”. Gli unici commenti negativi sentiti riguardano i costi – venti milioni di sterline, tre volte il bilancio della regina. Vengono, ovviamente, dalla setta scientista di Richard Dawkins. Fino a pochi anni fa gli animi si sarebbero infiammati per una provocazione della “prostituta di Babilonia” e contro un cattolicesimo visto come l’ideologia dell’assolutismo continentale contro la quale l’Inghilterra era stata forgiata.

17 Settembre 2010 alle 00:00

1 - La Bbc comunica che il Papa verrà per una prima visita di stato e “beatificherà un cardinale inglese”. Gli unici commenti negativi sentiti riguardano i costi – venti milioni di sterline, tre volte il bilancio della regina. Vengono, ovviamente, dalla setta scientista di Richard Dawkins. Fino a pochi anni fa gli animi si sarebbero infiammati per una provocazione della “prostituta di Babilonia” e contro un cattolicesimo visto come l’ideologia dell’assolutismo continentale contro la quale l’Inghilterra era stata forgiata. 154 anni fa, quando l’illustre filosofo e fondatore del Movimento di Oxford, il reverendo John Henry Newman, abbandonò la fede anglicana per passare dalla parte di Roma, lo choc registrato dalla scala Richter in Gran Bretagna era stato maggiore di quello provocato dalle teorie di Darwin o dalle cinque spie di Cambridge passate a Mosca. Lord Gladstone, un altro evangelico entrato nella chiesa alta anglicana, aveva detto: “Niente ha mai esercitato una simile influenza a Oxford, al culmine della sua fama, dalle lezioni di Abelardo a Parigi”. Il fratello di Gladstone aveva seguito Newman a Roma e lui non gli aveva mai più rivolto la parola! Il fratello di Newman divenne un ateo socialista utopista alla Owen – per Newman fu la premonizione di come sarebbe diventato il mondo se una chiesa riformata non avesse ingaggiato un confronto con l’incipiente epoca del suffragio universale, della produzione di serie e dei mass media, indirizzando queste novità al servizio di Dio.

2 - Newman aveva un retroterra “commerciale” con aspirazioni gentilizie. Suo padre, figlio di un droghiere, era diventato socio di una banca cittadina, mentre sua madre, Jemima Fourdrinier, figlia di un fabbricante di carta, era di una stirpe di esuli ugonotti francesi. Durante le guerre napoleoniche la banca aveva prosperato e nel 1803, quando John Henry aveva due anni, la famiglia si era spostata a Bloomsbury, per poi comprare anche una casa di campagna vicino a Richmond. John Henry studiava in una scuola di Ealing, valida ma non raffinata. Era il mondo di Jane Austen, e così come era accaduto alla banca fondata dal fratello della scrittrice, anche quella di John Newman era fallita per via della recessione post bellica del 1816. Non essendo riuscito a risarcire i creditori, John era morto in bancarotta, “con il cuore spezzato” nel 1824, lasciando il figlio con una madre, un fratello e tre sorelle da mantenere. Il fallimento era visto non solo come una breccia nella fiducia e nell’integrità morale; era anche un chiaro segno che si era caduti fuori dalla grazia di Dio. Davvero “un azzardo morale”! Al beato John Henry erano rimasti un credo che enfatizzava la religione interiore, basato sulla perdita dell’Eden dell’infanzia; un’insicurezza riguardo il proprio stato sociale e, sicuro fin da subito che non si sarebbe sposato, il proprio gender. Convinzioni interiori e alienazione esteriore sono le basi di un rivoluzionario.

3 - Scrive Newman (Apologia pro vita sua) di essere stato cresciuto nella “religione nazionale inglese” – la “religione della Bibbia”, che “non consiste in riti o credi, ma più che altro nella lettura della Bibbia in chiesa, in famiglia e in privato” – e di avere imparato “fin da bambino a trarre grande diletto nella lettura della Bibbia”. Malato e depresso per la bancarotta del padre, Newman ebbe la sua prima grande conversione religiosa a quindici anni, a scuola, grazie a un giovane professore evangelico: si convinse della verità della Trinità ed ebbe “una conversione interiore che credevo (e di cui sono ancora certo più di quanto lo sia di avere mani e piedi) sarebbe durata fino alla vita nell’aldilà, grazie a cui avevo capito di essere un eletto per la gloria eterna”.
A sedici anni venne deciso che il precoce Newman avrebbe dovuto iniziare l’università – Cambridge o Oxford? Suo padre caldeggiava Cambridge, ma il curato che li stava accompagnando raccomandò la propria alma mater, Oxford. Cambridge, grazie a cui Oliver Cromwell era diventato primo ministro, avrebbe incoraggiato in Newman una fede evangelica da chiesa bassa, dello stampo di quella di William Wilberforce, con un’enfasi sulla teologia pastorale e sulle battaglie sociali contro la schiavitù. Invece Oxford, che Carlo I aveva voluto propria capitale, avrebbe sfidato le nuove certezze di Newman. Il Movimento di Oxford non avrebbe però esercitato alcuna influenza su Cambridge.

4 - Ricordava quanta riverenza e quanto trasporto
gli aveva suscitato l’Università di Oxford al suo ingresso, come se fosse stata uno scrigno segreto”, scrisse John Henry Newman di se stesso. Ambiva a passare tutta la sua vita insegnando lì dentro. Nonostante le – o forse a causa delle – dodici ore dedicate allo studio quotidiano, Newman aveva fallito totalmente gli esami per la laurea. La sua borsa di studio – il fatto che i suoi genitori avessero venduto tutti i loro beni – e qualche insegnamento permisero a Newman di restare al Trinity College mentre si preparava per il più prestigioso assegno di ricerca di tutta l’università, all’Oriel College. Nel 1822 Newman si sedeva all’esame, insieme ai dieci candidati rivali, e questa volta sarebbe riuscito a tenere a freno i nervi. I sei esami scritti erano “non tanto una prova di quanto si conoscesse, ma di come lo si conoscesse”. Il saggio d’inglese era sulla differenza tra la fiducia in se stessi e l’arroganza. In un capovolgimento straordinario della buona sorte, e per lo sfinimento di tutte le campane del college in festa, Newman vinse il posto a vita – o almeno fino al matrimonio! Una borsa di studio a vita, l’insegnamento, gli ordini sacri, un avamposto pastorale nell’università e nella città erano assicurati – perché Newman già sapeva che non si sarebbe mai sposato. Stava a Newman decidere se perdere. Perché mai decise di sacrificare tutto?

5 - Newman perse la fede evangelica
per via delle sue amicizie a Oriel, dove con John Pusey ed Edward Keble aveva formato il triumvirato che sarebbe diventato il motore dell’anglo-cattolicesimo anglicano. Dopo avere preso gli ordini nel 1825, divenne parroco di san Clemente e poi a santa Maria, la chiesa dell’università, dove i suoi sermoni avevano un’influenza straordinaria. I suoi colleghi anglo-cattolici a Oriel minarono le sue certezze evangeliche riguardo alla divisione rigida tra salvati e dannati e alla rigenerazione battesimale; essi dichiaravano la necessità della successione apostolica, norma basilare della cattolicità lungo i secoli. Ci fu comunque un consenso interconfessionale riguardo al suo sermone del 1830 sull’esistenza di Dio: “E’ ovvio che la coscienza è principio essenziale e conferma della religione nell’animo. La coscienza implica una relazione tra l’anima e qualcosa di esteriore e, soprattutto, di superiore a sé stessa. Più rigoroso e disciplinato è il rispetto di questo osservatorio interiore, più chiari, più nobili e più ricchi divengono i suoi dettati (e il criterio di eccellenza supera sempre, mentre la guida, la nostra obbedienza); da questo deriva una certezza morale  intorno alla natura inavvicinabile e alla suprema autorità di quel Qualcosa, qualunque cosa sia, che è oggetto della contemplazione dell’anima”. Non meraviglia che James Joyce, malgrado il suo ateismo, considerasse ancora quella di Newman la più grande e pregevole espressione della prosa inglese nel Diciannovesimo secolo.

6 - Il più importante tra gli “amici particolari”
di Newman è stato uno studente del Rev. John Keble, collega di Newman a Oriel. Keble sarebbe stato ricordato come un sacerdote anglicano anglo-cattolico e gli sarebbe stato intitolato un college di Oxford. Ma Hurrell Froude aveva avuto un impatto così profondo, intellettuale, spirituale ed emozionale su Newman da spingerlo ad abbandonare la sua amata Oxford per abbracciare Roma, più per inevitabilità che per affetto – per finire poi, tutt’altro che in gloria, a Birmingham “l’officina del mondo”. Verso la fine del 1832 Froude stava morendo di tubercolosi. Decise, insieme al suo arcidiacono e a Newman – che aveva appena avuto una crisi nervosa – di svernare in Grecia, Sicilia, dove Nemwan era quasi morto di tifo, Italia meridionale e Roma, per la quale Newman sentì “sentimenti contrastanti”. “Sei sul luogo di martirio e sepoltura di apostoli e santi, hai attorno a te gli edifici e il panorama che loro stessi vedevano e sei nella città a cui l’Inghilterra deve la grazia del Vangelo. D’altro canto le superstizioni – o piuttosto, molto peggio, la loro solenne ricezione come parte essenziale della cristianità. Ma poi ancora la bellezza suprema e la sontuosità delle chiese – e poi, al contrario, la coscienza che le più note sono state costruite (in parte) con la vendita delle indulgenze. Questo è veramente un posto crudele”.

7 - Fu Newman a mutare il brontolio clerico-vestito della sala professori nel Movimento di Oxford, tutto proteso contro un nemico a più teste – l’apatia anglicana, il metodismo evangelico, il governo secolare e… il cattolicesimo romano irlandese. Lytton Strachey dipinge con una satira affettuosa un nemico di questo Savonarola. “Era bravo a odiare”, fu il suo epitaffio per Newman! “La chiesa d’Inghilterra ha dormito il sonno della comodità per molte generazioni. Il mormorio svogliato di dissenso e le alte urla di rivoluzione avevano a malapena turbato il suo torpore. Ministri tarchiati, arruolati ai trentanove articoli giusto con uno sguardo o un sorriso, stavano assopiti nella loro vita senza preoccupazioni. In effetti fare parte della chiesa significava semplicemente dedicarsi a una di quelle professioni che la natura e la società avevano deciso essere proprie solo ed esclusivamente dei galantuomini. Il fervore di pietà, lo zelo apostolico per la carità, l’entusiasmo della rinuncia a sé erano tutte cose buone di per sé – e al loro posto. Ma il loro posto non certo la chiesa d’Inghilterra. Gente senza fervore né zelo, e soprattutto senza entusiasmo. Tenevano un occhio sui poveri della parrocchia e si dedicavano alle celebrazioni domenicali quant’era appropriato fare; per il resto, non differivano né esteriormente né interiormente dalla stragrande maggioranza dei laici, per cui la chiesa era un’organizzazione utile a mantenere la religione, come prescritto dalla legge”.

8 - La chiesa d’Inghilterra non era più “il partito dei Tory in preghiera”
da quando, nel 1828 e nel 1829, il governo Tory di Wellington aveva approvato leggi che permettevano a dissidenti e cattolici di essere eletti in Parlamento – senza dover essere o un tramite anglicano per i protestanti non anglicani o un cattolico apostata della dottrina della transustanziazione. Tutto questo nonostante anche la chiesa d’Inghilterra venisse regolata dal Parlamento, che ne aveva racchiuso le basi dottrinali nei trentanove articoli del 1561. Un Parlamento con dissidenti protestanti e cattolici irlandesi divenne realtà dopo il Whig Reform Act del 1832, mentre l’Irish Church Temporalities Act, promosso dall’evangelico Lord John Russell nel 1834, aveva abolito dieci diocesi irlandesi e tassato le parrocchie più ricche per pagare gli stipendi dei preti cattolici. Le diocesi inglesi vennero minacciate di esproprio se non avessero costruito più chiese nelle nuove città industriali. “Ben fatto, mio cieco premier, confisca e ruba finché, come Sansone, sarai abbattuto dalla struttura politica che sta sopra la tua testa, che lo farà senza averne l’intenzione, né una buona causa”, aveva scritto Newman quando, da Roma, aveva sentito delle proposte di legge. Nel luglio 1833 Newman era tornato dall’Italia e, la domenica successiva al suo arrivo, un Keble scandalizzato aveva predicato contro l’apostasia nazionale nella chiesa dell’università. Era il manifesto fondante del Movimento di Oxford; la scelta era per la successione apostolica, e l’autonomia della chiesa, contro la regolazione parlamentare. Nasce l’anglocattolicesimo.

9 - Per Newman la quintessenza dell’esercizio di potere politico
secolare sulla chiesa d’Inghilterra, come stabilito dalla legge, era Lord Melbourne, primo ministro dal 1834 al 1841, che credeva che fosse inutile sforzarsi di capire la teologia e che non facesse importanza a quale chiesa si appartenesse, sebbene la chiesa d’Inghilterra – “che lui supportava dall’esterno, come un arco rampante” – fosse “quella che interferiva di meno”. “No, non un altro vescovo morto! Mi sa che lo fanno solo per irritarmi”, si lamentava mentre cercava un altro candidato episcopale “da raccomandare a Sua Maestà”. L’“amico particolare” di Newman, Hurrell Froude, aveva fatto rivalutare all’amico, incallito neo-anglo-cattolico, il suo sdegno per il Papa – nuovo Anticristo – e riconsiderare l’importanza della chiesa primitiva dei padri contro il primato della scrittura. Newman era arrivato al punto di temere di essere un monofisita o un donatista e che quei protestanti – insieme ai metodisti, che allora erano la confessione che andava per la maggiore nelle nuove città industriali – fossero simili a quegli ariani contro cui si era scagliato il Concilio di Nicea! Donne che predicavano e battezzavano! Cosa ci si sarebbe dovuti aspettare ancora? Per Newman la chiesa d’Inghilterra era l’unica vera chiesa, ma era finita sotto un’eclisse a partire dalla Riforma. Era scampata alla corruzione di Roma, ma era finita schiava del libero pensiero e dell’eterodossia del potere secolare, e ormai era degradata a falsa dottrina del protestantesimo. Ironicamente, come scriveva il fratello di Hurrell Froude, John, “per centinaia di giovani il credo nel newmanismo era la fede autentica”. Newman stava acquisendo tutta la dignità di un culto proprio!

10 - Sarebbe un guadagno per il paese essere molto più superstizioso, più bigotto, più cupo, più agguerrito nella sua religione di quanto dimostri di esserlo ora”, scriveva Newman nel suo “Storia delle mie opinioni religiose dal 1833 al 1839”. Il Movimento di Oxford fece breccia nell’ampia base della chiesa d’Inghilterra con la propria minoritaria setta anglo-cattolica attraverso i propri Trattati. Un’operazione che avrebbe finito per provocare lo scandalo del Trattato n. 90 di Newman, nel 1841. Sant’Agostino aveva detto che i donatisti erano eretici perché così si era pronunciato il vescovo di Roma. Per Newman l’argomentazione era schiacciante. Come sarebbe riuscito a spiegare che avere credo e voti religiosi anglicani fosse in linea con il Concilio di Trento? Lytton Strachey la racconta così: “L’obiettivo del Trattato 90 era dimostrare che non c’era niente nei 39 articoli (l’atto del Parlamento inglese che aveva definito la dottrina anglicana nel 1571) che fosse incompatibile con la chiesa di Roma. Newman fece notare, per esempio, come gli Articoli, in realtà, non condannassero la dottrina del Purgatorio, bensì la dottrina papista del Purgatorio; e dire ‘papista’, chiaramente, non era come dire ‘romana’. Da questo deduceva che un credente nella dottrina romana del Purgatorio avrebbe potuto sottoscrivere gli Articoli in totale buona fede. Newman si era accollato l’onere di esaminare dettagliatamente gli Articoli, arrivando alla medesima conclusione in ogni caso. Il Trattato generò un’impressione immensa, perché era sembrato un colpo letale inferto a tradimento al cuore della chiesa d’Inghilterra. Il trattamento che Newman aveva riservato agli Articoli era sembrato non solo la finezza di un ingegno diabolico, ma anche il frutto di un animo fondamentalmente disonesto”. Newman avrebbe esitato nella chiesa d’Inghilterra per altri sei anni, ma per le masse anglicane aveva già confermato ogni stereotipo del sofista gesuitico.

11 - Conducimi tu, luce gentile / conducimi nel buio che mi stringe; / la notte è buia e la casa è lontana, / conducimi tu, luce gentile. / Guida i miei passi, non chiedo di vedere / molto lontano; mi basta un passo soltanto”. L’ultimo verso di questo grande inno di Newman, che ho cantato in chiese anglicane, metodiste e presbiteriane, è stato scritto dopo che aveva rischiato di morire di tifo in Sicilia nel 1833. Newman credeva che Satana avesse fallito nel tentativo di fermare la sua missione. Ma in quale chiesa si sarebbe dovuta svolgere questa missione? O forse serviva a riunificare due chiese “cattoliche”? Dopo la condanna del Trattato 90 da parte dell’Università di Oxford, Newman aveva iniziato un cammino di sei anni “verso Roma”, “un passo alla volta”, per il disappunto sia della chiesa d’Inghilterra che di quella di Roma. I cattolici romani, l’uno per cento costante della popolazione inglese dal 1600, erano più che altro aristocratici che osservavano “la religione antica”. Ma ora l’immigrazione su larga scala dei cattolici irlandesi, forza lavoro a buon mercato, era stata accelerata dalla carestia delle patate del 1846, dando a Roma qualche speranza. I cattolici avevano cercato due scalpi importanti come il futuro cardinale Newman e Manning, due colpi pubblicitari. La cultura di San Pietro era venduta come alternativa a quella che nell’Esposizione internazionale del 1851 celebrava, nel suo Crystal Palace di vetro e acciaio, la Gran Bretagna come il “laboratorio del mondo” liberale, utilitarista, imperiale e “naturalmente” protestante.

12 - In Francia c’è una sola religione e cento salse; in Inghilterra c’è una sola salsa e cento religioni”, scriveva Voltaire dopo il suo esilio a Londra tra il 1726 e il 1728. C’era una vasta scelta di confessioni tra cui scegliere, sebbene il cattolicesimo fosse probabilmente la più stravagante. Newman, che non era “mai tanto felice come quando stava solo”, non andava cercando un nuovo club ma seguiva la logica della sua ricerca spirituale. Anzi, per lui c’erano “due e soltanto due esseri supremi e autoevidenti, io e il mio Creatore”. Nel 1842 a Littlemore, fuori Oxford, si era sistemato in una stalla che lui solo poteva negare fosse una comunità monastica con mortificazione della carne, digiuno, breviario e pratica dei manuali di spiritualità scritti da Ignazio di Loyola e altri. Rimaneva però ancora nell’anglicanesimo. Per aggiungere la beffa al danno, Newman aveva sfruttato l’ultimo sermone ufficiale all’università – prima di dimettersi da vicario di Santa Maria nel 1843 – per minare il primato protestante dell’interpretazione individuale della Scrittura attraverso la figura di Maria: “Lei è il simbolo di tutti noi, non solo della fede degli ignoranti, ma anche dei dottori della chiesa che devono investigare, soppesare, definire oltre che professare il Vangelo; per tirare una linea tra la verità e l’eresia; per anticipare o rimediare alle varie aberrazioni della ragione distorta; per combattere l’orgoglio e l’imprudenza con le loro stesse mani; e perciò per trionfare sul sofista e sull’innovatore”.
Secondo Gladstone, Newman “stava barcollando avanti e indietro come un ubriaco e tutta la sua perizia era svanita”.

13 - Impaziente per la ritardata conversione di Newman al cattolicesimo romano, il futuro cardinale Nicholas Wiseman mandò padre Smith a Littlemore per indagare. Dopo cena Newman aveva cambiato i pantaloni neri da chierico anglicano con un paio grigio, senza dire niente. Smith si convinse che quello fosse un segno. Infatti, poco dopo l’amico Ambrose St John, anche Newman fu accolto nella chiesa cattolica da padre Domenico Barbieri, un missionario passionista italiano, a Littlemore l’8 ottobre 1845. Com’è tipico di Newman, era il frutto della scrittura di un libro: un saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana. “Mentre procedevo i miei problemi si chiarirono così tanto che cessai di parlare di ‘cattolici romani’ e cominciai, con coraggio, a chiamarli ‘cattolici’. Prima di arrivare alla fine mi decisi a essere accolto, e il libro è ancora nello stato in cui era allora, incompiuto”. Ironicamente, mentre stava studiando per diventare un prete cattolico a Roma, il libro venne accusato di eresia.
Newman era finalmente “tornato a casa”, ma sarebbe anche partito per l’esilio – in particolare dalla amata Oxford. “C’erano molte bocche di leone che crescevano sui muri di fronte alle mie stanze da matricola, al Trinity College, e io le avevo prese per anni come l’emblema della mia residenza perpetua, fino alla morte, nella mia università. Non avevo mai visto Oxford prima della mia conversione, eccezion fatta per le sue guglie, così come si vedevano dalla ferrovia”. Gladstone aveva interpretato la reazione generale scrivendo che “non si è ancora riusciti a valutare appieno la portata della sua importanza calamitosa”. Chi avrebbe mai creduto che un anglo-cattolico non sarebbe diventato una quinta colonna!

14 - Martin Lutero aveva lasciato la chiesa di Roma per lo stesso motivo per cui John Newman l’aveva abbracciata. Entrambi avevano seguito la logica delle loro ricerche teologiche, dovunque li portasse. Per Lutero era la Lettera ai Romani 1,17: “Il giusto vivrà mediante la fede”. Tutto a un tratto “opera di Dio” non significava le azioni compiute per cercare il perdono divino, nella direzione mediata dalla chiesa. Ora “opera di Dio” significava il lavoro che Dio fa attraverso il credente quando ha fede nel sacrificio redentore di Cristo in croce. Il sacrificio di Cristo, di per sé sufficiente, non era ripetibile nella messa, quindi nessuna banca dello Spirito Santo, nessuna preghiera d’intercessione – e quindi nessuna chiesa come intermediario tra Dio e il singolo peccatore. Invece, un “sacerdozio universale dei credenti”.
Lutero era un agostiniano ed era proprio il “securus iudicat orbis terrarum” (il mondo intero non sbaglia nel giudicare) di Agostino che aveva colpito Newman “con una forza che non avevo mai sentito in nessuna parola prima d’ora… Il ‘tolle, lege’ (prendi e leggi) del fanciullo che convertì sant’Agostino”, attraverso la lettura di Romani 13,13-14. All’epoca della conversione, Newman non aveva amici tra i cattolici inglesi, trovava i cattolici italiani osceni e superstiziosi e non amava musica e architettura cattoliche. Il suo gusto e le sue emozioni erano legati al linguaggio della Bibbia inglese e alle tradizioni di Oxford. Ma aveva lasciato la chiesa d’Inghilterra guardandosi a malapena indietro, semplicemente perché i suoi studi di storia della chiesa lo avevano convinto che, al contrario della chiesa di Roma, non era in continuità con quella degli apostoli e dei padri. Come aveva detto Lutero a Carlo V: “Io resto qui. Non posso fare altro!”. Questi agostiniani!

15 - Come Sherlock Holmes e il dottor Watson, Newman e il suo “angelo custode” dai capelli dorati, Ambrose St John, rientrarono in seminario insieme nel 1846 e nel 1847, per poi essere ordinati preti cattolici con Ambrose che impediva all’irrequieto e infastidito Newman di soffrire la stanchezza del mondo perché doveva pulire il pavimento, portare il brodo e servirlo a tavola, nonché per la “orribile crudeltà dei cattolici romani con gli animali, e anche la loro disonestà, quel mentire e rubare apparentemente senza alcun rimorso, e infine per la loro estrema sporcizia”. Tuttavia Newman era colpito dal trovare “ovunque una certezza semplice nella fede che per un protestante o un anglicano è davvero sorprendente”. Pensando a come convertire gli anglicani e i liberi pensatori, Newman scrisse il racconto “Perdita e guadagno”, la storia di un convertito; lo fece mentre era a Roma a studiare, avendo capito che la sua missione era in Inghilterra: “I sacerdoti italiani non sanno niente degli eretici in quanto esseri reali – vivono, almeno a Roma, in un posto che si vanta di non avere mai dato i natali all’eresia – e pensano di avere prove convincenti, quando in realtà non lo sono. Quindi sono abituati a parlare delle ragioni del cattolicesimo come fossero una dimostrazione, e non vedono alcuna forza nelle obiezioni e nessuna perplessità intellettuale che non sia direttamente e immediatamente maligna”. Per questo Newman divenne inizialmente il superiore di un Oratorio di sei preti secolari nella città industriale di Birmingham, con i suoi poveri immigrati irlandesi. Dickens in “Tempi difficili” l’aveva sarcasticamente definita “la città del carbone”: un bastione in ferro battuto dell’utilitarismo alla Jeremy Bentham. Dove Oxford aveva “guglie sognanti”, Birmingham aveva ciminiere fumanti. L’Oratorio era una distilleria di gin riconvertita.

16 - A Newman era stato proibito
di adottare il proprio sistema di lezioni individuali all’Oriel College, ma sarebbe diventato lo standard sia a Oxford sia a Cambridge dal 1900, perché Newman iniziò a esercitare la più grande influenza sull’educazione universitaria nel mondo anglosassone con il suo “Idea di università” – l’esposizione dei suoi piani per l’Università di Dublino, da lui fondata e diretta dal 1852 al 1858.
Per Newman, una educazione liberale dovrebbe allenare la mente e il carattere, in maniera da renderlo ricettivo a qualunque formazione professionale successiva. “E’ un errore sovraccaricare la preparazione liberale con la virtù o la religione, così come con le arti meccaniche”. E si dovrebbe insegnare la teologia perché, se è vera, è parte di tutto il vero sapere. In un’università cattolica la religione dovrebbe essere insegnata dai cattolici ma, per esempio, gli anglicani dovrebbero insegnarla a Oxford e i presbiteriani a Edimburgo. “Gli uomini istruiti possono fare ciò che gli illetterati non possono; e un uomo che ha imparato a pensare, a ragionare, a comparare, a discriminare, ad analizzare, che ha raffinato il suo gusto, formato il suo giudizio, affinato la sua visione mentale, non sarà solo un buon avvocato, o un oratore, o un chimico, o un geologo, o un antiquario, ma avrà raggiunto quello stato dell’intelletto in cui può dedicarsi a una qualsiasi delle scienze o delle vocazioni che ho citato, o a qualunque altra per cui ha gusto o un talento speciale, con una facilità, una grazia, una versatilità e un successo sconosciuti a chiunque altro”.
“Un’educazione liberale non si occupa di rafforzare l’anima contro le tentazioni o di consolarla nelle afflizioni, non più che di insegnare a mettere in moto un telaio o dirigere una carrozza a vapore… E’ un rattoppo per i nostri cuori se migliora le nostre circostanze temporali. Scavate il granito con un rasoio o ormeggiate una nave con un filo di seta; allora potrete sperare, con strumenti delicati e acuti come la conoscenza e la ragione, di lottare contro quei giganti, la passione e l’orgoglio”.

17 - Un prestito dei Rothschild permise a Pio IX di tornare a Roma nel 1849 per rimettere gli ebrei nel ghetto, erigere una ghigliottina e accendere un falò per tutte le bibbie italiane distribuite da Mazzini in piazza del Popolo. Giusto per confermare i preconcetti della protestante Inghilterra, Pio IX procedette a dividere l’isola, felicemente eretica, in diocesi cattoliche e a nominare prelati sotto il nuovo cardinale arcivescovo di Westminster, Nicholas Patrick Stephen Wiseman. Il movimento antipapista protestò pubblicamente, mentre il primo ministro, Lord John Russell, parlò di “invasione di un reame sovrano”. Per Newman, che predicava all’assemblea dei vescovi, questa era “una seconda primavera”. In un mondo materialista dove la vita doveva condurre alla morte, ora si assisteva al miracolo di un morto che tornava in vita. Secondo il censimento del 1851, il gregge complessivo di questa nuova tornata di vescovi era di 165 mila cattolici. Newman aveva sempre criticato i vescovi anglicani di essere troppo deboli rispetto allo stato secolare e ai loro laici. Ora lui stesso si trovava ad attaccare i vescovi cattolici che ignoravano ostinatamente i laici – incluso il vescovo di Roma sull’Immacolata concezione e sull’infallibilità del Papa.
I vecchi cattolici stavano dalla parte di Newman; i nuovi cattolici – i convertiti anglicani come il cardinale Manning, arcivescovo di Westminster, e il ciambellano papale, monsignor George Talbot – gli fecero guerra e venne segnalato a Roma per eresia dal vescovo di Newport (in Galles!!). “Qual è il terreno dei laici? Cacciare, sparare, divertire. Queste sono cose che capiscono, ma non hanno alcun diritto di immischiarsi nelle questioni ecclesiali… Il dottor Newman è l’uomo più pericoloso di tutta l’Inghilterra” (da una lettera di Talbot a Manning). Per Newman (“Sulla consultazione dei fedeli in materia di dottrina”), “la tradizione degli apostoli, affidata alla chiesa intera, si manifesta in vari modi e in vari tempi: a volte attraverso la bocca dell’episcopato, a volte attraverso i dottori, a volte attraverso la gente, a volte attraverso la liturgia, i riti, le cerimonie, le consuetudini, gli eventi, le dispute, i movimenti e tutti quei fenomeni che sono compresi sotto il nome di ‘storia’. Ne consegue che nessuno di questi canali della tradizione va trattato con disprezzo”. Per Newman erano stati i laici a impedire ai vescovi di diventare ariani! Era totalmente in disaccordo con il Vaticano I, mentre per Paolo VI il Vaticano II era “il concilio di Newman”.

18 - Nel 1864, il reverendo Charles Kingsley, parroco esemplare, cristiano socialista, sostenitore di Darwin, professore regio di Storia a Cambridge e noto scrittore di romanzi storici, scrisse in una recensione alla “Storia d’Inghilterra” del cognato, J. A. Froude, che “la verità per amore della verità non è mai stata una virtù per il clero romano. Padre Newman ci informa che non c’è bisogno che lo sia, e tutto sommato non deve esserlo”.
Era anche un attacco personale, dal momento che era pure il cognato di Hurrell Froude. Proprio il Movimento di Oxford e i sermoni di Newman avevano procurato a Kingsley enormi difficoltà nel convincere al matrimonio la sua promessa sposa Fanny Froude, invece di entrare in uno dei nuovi conventi del Movimento. Kingsley rappresentava il cristianesimo muscolare dell’altro grande educatore e moralista vittoriano, Thomas Arnold, preside della Scuola di Rugby e padre della scuola pubblica inglese. Era l’alternativa all’evangelismo del Movimento di Oxford e puntava a trasformare la progenie della classe media in paladini del “fair play” nei confronti dei “vicini” meno fortunati, così come sui campi da rugby o da cricket. Nella sua replica magnificamente scritta, “Apologia pro vita sua”, Newman riconosce il fallimento della sua “via media” tra cattolici romani e chiesa d’Inghilterra del 1839, pur essendo rimasto prete anglicano per altri sei anni – e per altre ottomila parole! – prima di “passare a Roma”. Sembrano “stratagemmi”, l’opposto del “fair play” per cui si può rompere lo spirito piuttosto che la lettera del gioco, per cui “non importa se hai vinto o perso, ma come hai giocato!”.

19 - In questi ultimi giorni tutto tende verso l’ateismo”,
scriveva Newman. C’era poco spazio per l’incanto nel mondo utilitarista del progresso scientifico, tecnologico e della salute pubblica sotto il mantello dello stato secolare. La replica di Newman fu il suo “Grammatica dell’assenso”, che provava l’esistenza di Dio in questo nuovo contesto. La risposta di Pio IX fu il “Sillabo dei principali errori del nostro tempo” (1864) che scagliava un anatema sul mondo moderno. Nel 1870, l’anno di Roma capitale e della Comune di Parigi, Pio IX con infallibilità papale minacciava una guerra civile religiosa. Era la risposta alla Kulturkampf di Bismarck contro il nemico interno del cattolicesimo tedesco. Poi nel 1874 i ministri cattolici irlandesi, votando su ordine dei loro vescovi, fecero cadere il governo liberale di Gladstone, un politico molto aperto al cattolicesimo e all’Home Rule irlandese. Gladstone ora scriveva che i convertiti cattolici stavano consegnando le loro libertà politiche e morali al Papa. Il conseguente attacco di Newman ai compagni cattolici giunse fino al Papa. “Ho la profonda sensazione che i cattolici possano abbondantemente ringraziare se stessi, e nessun altro, per avere alienato da loro, così religiosi, un’anima (come quella di Gladstone). Ci sono alcuni di quelli tra di noi – e dev’essere confessato – che negli ultimi anni hanno mantenuto una condotta come se le parole in libertà e le azioni autoritarie non comportassero alcuna conseguenza; hanno detto verità nelle forme più paradossali, e tirato i principi finché non stavano per spezzarsi; hanno fatto ampiamente del loro meglio per incendiare la casa, per poi lasciare ad altri il compito di spegnere le fiamme”.

20 - Il cardinale arcivescovo Manning e il vescovo di Birmingham Ullathorne fecero tutto quanto era loro possibile, salvo poi smentire tutto, per nascondere il berretto cardinalizio che il capo laico della chiesa cattolica inglese, il duca di Norfolk, voleva proporre a Papa Leone XIII. Alla fine Newman ricevette lo zucchetto il 13 maggio 1879. “La nube mi ha abbandonato per sempre”. Scelse come motto “cor ad cor loquitur”. Ma per quanto riguarda il cuore di Newman? Nel 1875 morì padre Ambrose St John, “amico particolare” e factotum. “Ringrazio Dio per avermi dato per trentadue anni non solo un amico affezionato, ma un aiuto e un sostegno come dovrebbe essere un guardiano dall’alto, rendendo agevole il mio cammino in mezzo alle difficoltà, rinfrancandomi con la sua presenza solare, così come Raffaele aveva caricato su di sé il peso di Tobia. Non riesco a pensare a come avrei potuto riuscire in qualcosa senza il suo aiuto. Dio sapeva quanto fossi timoroso e impreparato, per questo me l’ha dato. Proprio quando tutti gli amici protestanti e i convertiti mi furono tenuti lontano e dovetti stare da solo, lui era venuto da me come Rut a Noemi. Da quando è morto mi rimprovero di non avergli espresso appieno quanto sentissi il suo amore”.
Era stato St John a permettere a un uomo così concentrato su di sé come Newman di assolvere i suoi compiti – proprio come la moglie del parroco nella tradizione anglicana. Il loro vero connubio fu la tomba che condivisero per espresso comando di Newman. Newman era un santo? Fece di tutto per renderlo impossibile, facendo mettere del concime nella propria bara, così che ora tutto ciò che ci rimane sono le targhe della bara sua e di Ambrose, senza altro da venerare o da denigrare!

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