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Roger Scruton

Con i capelli ispidi e arruffati del polemista nato, Roger Scruton è il filosofo di punta della destra britannica. In “Inghilterra: un’elegia” (Chatto & Windus) rimpiange in una specie di canto funebre (“per lodare i morti e confortare i sopravvissuti”) l’Inghilterra che non c’è più. Con un trattato filosofico intitolato “Sexual Desire” si è accreditato come esperto di necrofilia. Nel “The Meaning of Conservatorism” ha affermato che la caratteristica del conservatorismo è “l’inattività strategica”.

20 Maggio 2001 alle 00:00

Con i capelli ispidi e arruffati del polemista nato, Roger Scruton è il filosofo di punta della destra britannica. In “Inghilterra: un’elegia” (Chatto & Windus) rimpiange in una specie di canto funebre (“per lodare i morti e confortare i sopravvissuti”) l’Inghilterra che non c’è più. Con un trattato filosofico intitolato “Sexual Desire” si è accreditato come esperto di necrofilia. Nel “The Meaning of Conservatorism” ha affermato che la caratteristica del conservatorismo è “l’inattività strategica”. Ma l’attività che ha dato un senso alla sua vita è il frutto di una scoperta casuale: la caccia alla volpe, considerata non uno sport arbitrario, ma un elemento essenziale della vita della country inglese. Che il Parlamento in nome di una cosiddetta nuova cultura voglia negare i diritti di chi è morto e di chi non è ancora nato bandendo la caccia alla volpe non è che una conferma dei pericoli contro i quali Scruton mette in guardia nella “Intelligent Person’s Guide to Modern Culture” (1998): “È strano che la gente non riconosca l’estrema decadenza del gusto, del ritmo, della melodia, dell’armonia, dell’invenzione che è cominciata con Elvis Presley, Chuck Berry e i Beatles”. Le Nazioni si suicidano quando rinunciano alla finezza della percezione.

Per Scruton, “la filosofia è la ricerca della verità, anche quando la verità è sgradevole”. Il suo filosofo preferito è forse Spinoza perché ha cercato di vedere il mondo qual è, “mantenendo l’equilibrio mentale anche nella consapevolezza che la sua ricerca non era ben vista”. Scruton è conservatore intellettualmente perché “la civiltà è più facile perderla che trovarla ed è facile perderla se non ci si dà la pena di conservarla”. Scruton è conservatore politicamente perché nessun altro partito “si è mai dato la pena di resistere alla moda”. Scruton è un outsider che desidera essere all’interno, è il difensore di “una normalità che gli altri considerano anormale”. La sua anglicità è riassunta dalle parole “sovrabbondanza, eccentricità, tolleranza” (tre parole in via di rapida scomparsa). “La mia vita si divide in tre parti, nella prima ero infelice, nella seconda ero a disagio, nella terza cacciavo”. Scruton ammette tuttavia di essere ancora un outsider. “Molti cacciatori sono stati allevati da bambini in questo sport, si sono formati come una specie intermedia, una sintesi di uomo, cavallo e cane. So che io mi muovo ancora alla periferia del rito, come lo spettatore incantato da qualcosa di simile a una lingua, nata per essere trasmessa di generazione in generazione, per essere assorbita dalla nascita, una lingua che si può imparare in tarda età solo a patto di accettare di parlarla con un accento straniero”.

Scruton è nato in quella classe sociale che ha contemplato l’idea di abolire dal panorama inglese la scena classica dei cavalieri in giacca rossa che corrono a rompicollo per i campi, che scavalcano siepi e fossati per braccare con le mute dei cani le volpi che infestano la campagna. La nonna paterna di Roger morì a settantatré anni dopo avere lavorato dall’età di tredici in una tessitura, fedele tutta la vita al protestantesimo battista nonconformista anti anglicano e cromwelliano. Il nonno era un disoccupato cronico che costrinse Jack, l’intelligente padre di Roger, a lasciare gli studi a quattordici anni per raccogliere escrementi di cavallo per la strada. A diciotto anni Jack scappò di casa, si arruolò nei bombardieri della Raf e incontrò una ragazza di Plymouth appartenente a una famiglia del ceto medio che non aveva mai posseduto bambole e giocattoli perché erano peccaminosi.

Roger nacque nel 1944. Il padre si congedò dall’aviazione
e tornò a studiare per diventare maestro. “Mio padre mi comunicò due sentimenti dominanti, l’amore per la campagna e l’odio per le classi superiori. Per Jack Scruton l’odio di classe era il senso della vita e il motivo di attriti con mia madre che aveva aspirazioni sociali e votava liberale. Secondo Jack Scruton la campagna inglese era stata creata dai contadini sassoni che pascolavano le loro bestie sulle terre comuni. A sequestrarla erano stati i signori della guerra normanni, che l’avevano impastoiata nei vincoli feudali. La chiesa si era schierata dalla parte dei baroni, ingrassando i parroci a spese del popolo. Col tempo si era affermata una classe ancora più spietata, che si era appropriata dei terreni comuni e aveva spinto il popolo nelle città a guadagnarsi la vita come poteva. Ogni tanto gli inglesi reclamavano la loro antica libertà con rivolte contadine e ribellioni luddiste. Per Jack nessun episodio della storia inglese era più significativo della guerra del re contro Cromwell quando quegli straccioni delle Teste rotonde difesero la loro terra contro i cavalieri corrotti che cercavano di impadronirsene e di distruggerla”.

Roger Scruton aveva lo stesso amore intransigente per la campagna inglese
, ma ne traeva conclusioni opposte. Soprattutto riguardo alle classi sociali. La sua era stata un’infanzia puritana, senza giocattoli e dolci, senza televisione. Gli unici svaghi concessi erano la lettura di Omero e il pallone. La domenica la cappella battista era così fredda, così spoglia, così piena di senso del peccato che l’ateo Jack sperava che il figlio fosse vaccinato per sempre contro le tentazioni dell’“oppio dei popoli”. Tuttavia Roger divenne per Jack un nemico quando a undici anni vinse una borsa di studio per la Royal Grammar School che imitava le public school, con le sue divise, il suo anglicanesimo e il rugby al posto del calcio. Roger tentò di accontentare il padre mostrandosi scontento, insolente, ribelle. Ma “Jack avvertiva le trasformazioni spirituali che avvengono in un giovane quando entra in contatto con un’idea aristocratica. E l’Inghilterra, va detto, era un’idea aristocratica che insegnava, quando ancora insegnava, ai suoi figli a essere stoici, ironici, eccentrici, consapevoli della classe di appartenenza, ma ansiosi di migliorarla”. “Quando seppe che avevo vinto una borsa di studio per la facoltà di Scienze naturali a Cambridge, mio padre smise di parlarmi, se non con minacce e grugniti”.

Roger scappò di casa, finì sulla strada, finì nell’East End londinese per un corso accelerato di delinquenza, finì in Libano, senza un soldo, pieno di nostalgia. In Libano sperimentò la solidarietà della classe lavoratrice tanto decantata dal padre. Poiché non apparteneva al sindacato dei marinai nessuna nave inglese volle ingaggiarlo come mozzo. Alla fine fu accolto da una nave norvegese prorio perché aveva perso metà dell’equipaggio. Di nuovo in Inghilterra dedicò il tempo che lo separava dall’ingresso a Cambridge leggendo in biblioteca libri di occultismo. Sentì tuttavia di condividere i sentimenti del padre quando vide la città di High Wycombe, circondata un tempo dai boschi di faggi che fornivano legname alle fabbriche di mobili, assediata da costruzioni in acciaio e cemento. “L’Inghilterra era il luogo al quale io non avevo mai appartenuto, al quale potevo appartenere solo tornando da regioni lontane, ispirato dalla nostalgia”. A Cambridge Scruton batté tutti i compagni per comportamento disinvolto, svignandosela ogni volta che poteva per andare a Londra, frequentare party, bere, andare a donne. Si distingueva dagli altri solo per il tono supponente e letterario della sua insolenza.

Dopo la laurea Scruton viaggiò in Francia e in Italia, ritornò in Inghilterra con una moglie francese che si chiamava Vivienne, che veniva dai Pirenei, che se ne andò perché non poteva sopportare “quei pederasti di Cambridge”. Scruton rimase solo, si dedicò a Bacco, insegnò filosofia alla London University, studiò legge, arrotondò lavorando come mediatore immobiliare, come assistente di un notaio mezzo matto che aveva per clienti truffatori asiatici. Ospite nelle case di campagna incontrò letterati dediti ad avvelenare i pascoli aviti con il loro ottimismo e il loro sfrenato progressismo. Decise di scrivere di politica. “I filosofi radicali francesi mi avevano curato dal socialismo. Cambridge mi aveva insegnato a esprimere oltre che a concepire le idee impopolari. La vista penosa del partito tory che sterzava verso il liberalismo mi spinse a scrivere sul significato del conservatorismo e sulla necessità di restare aggrappati all’idea di nazione, l’idea che ancora dormiva e sognava dentro di me e che dai tempi della gioventù non avevo più visitato”. Trovò che nell’Inghilterra che la signora Thatcher aveva ereditato era una pericolosa eresia sostenere che gli uomini non erano né dovevano essere uguali.

Conobbe la repulsione dei colleghi e degli studenti.
Imparò a sopportarla. Solo dopo dieci anni i proventi dei suoi libri gli consentirono di rinunciare al salario elargito dallo Stato. “L’ignominia pubblica è una terapia per i sensi di colpa. Furono anni di equilibrio instabile”. La morte della madre, la rabbia del padre e il trauma del divorzio gli avevano lasciato un residuo di contrizione e un bisogno di espiazione. L’espiazione la trovò a Praga, come fondatore dell’Underground University, dove insegnò filosofia in incontri clandestini. In quella terra che chiamava Assurdistan divenne consapevole del valore della memoria e divenne un patriota ceco arrabbiato. Sposò una patriota ceca arrabbiata come lui. Si fece arrestare, si fece espellere. Si ritrovò in un sogno “dove niente cambiava, eppure tutto era provvisorio”. Si specializzò nella menzogna, ma si rese conto che gli slogan inalberati sui tetti di Praga e di Varsavia erano gli stessi che ricorrevano nei libri di sociologia inglesi. Ritrovò la fiducia. “Essere impopolare non è mai facile. Ma una causa buona è uno scudo contro la disperazione”.

Pensando ai suoi amici cechi “si rese conto che esisteva un patriottismo diverso da quello sostenuto dalla signora Thatcher, un patriottismo dell’immaginazione che, anche in mezzo ai cambiamenti frenetici, ci permette di vivere fra i morti che ci hanno affidato la loro memoria.” A metà degli anni Ottanta Scruton entrò nella terza fase della sua vita con un nuovo sentimento di patriottismo grazie alla scoperta della caccia alla volpe. Avvenne mentre imparava a cavalcare a Cotswold Hills, a ovest di Oxford, ospite nella dimora avita di Jessica Douglas Home, vedova del direttore del Times. Quando vide passare la caccia, per la prima volta dall’infanzia si sentì a casa. “Il nostro posto è tra i morti, siamo felici quando lo capiamo e cerchiamo di ricreare nell’immaginazione, e in piccola misura anche nella realtà, l’ordine morale che è stato stabilito in un periodo più lungo di una vita in nome di qualcosa di più della vita”. È un tentativo di arrestare il processo “per cui la vita rurale è stata piano piano svuotata dei suoi visceri economici e conservata come un bell’involucro vuoto”. “Concordo con l’opinione che Platone espone nelle Leggi. La caccia con i cani è la forma più nobile di caccia, poiché è la forma in cui la nostra affinità con gli animali è presente con più vividezza ai nostri sentimenti. Il piacere che proviamo in questo tipo di caccia lo prendiamo in prestito dagli stessi animali. Dai cani che inseguono la preda e dai cavalli che seguono i cani. Nostri invece sono i dubbi morali residui. A questi dobbiamo rispondere noi stessi, assicurandoci che la volpe o il cervo hanno tutte le possibilità di salvarsi o di morire rapidamente nel caso che vengano presi”.

Scruton ha finalmente realizzato le sue tre ambizioni
: non avere un padrone, vivere del suo ingegno (come la volpe) e passare la maggior parte del tempo a cacciare la volpe. In realtà insegna un semestre all’anno alla Boston University per pagare i conti delle cacce che si concede ogni weekend invernale nei Cotswolds “perché in America non succede nulla”. Si è comperato una fattoria con scuderie a Stanton Fitzwarren vicino a Malmesbury e si mantiene tenendo una rubrica sulla campagna sul Financial Times. Ha scritto un romanzo filosofico sotto forma di dialogo. Ad affascinarlo in questo racconto “di arte raffinata, di ricette, di filosofia e fornicazione” è stata la cortigiana ateniese Frine. Voleva farle interrompere un simposio con un grido di caccia “knickers”, ma knickers in inglese sono le mutande, e i greci non avevano un simile indumento. Una giovane cacciatrice aveva attratto la sua attenzione citando dall’Elettra di Sofocle: Come il cavallo di razza che, pur vecchio/ nella battaglia non perde coraggio/ ma rizza le orecchie. Con i suoi “occhi sfacciati, con le sue labbra sensuali, con la sua espressione ilare e orgogliosa” era proprio come Frine.

Era una giovane greca appena laureata in papirologia.
“‘Come si dice in greco knickers?’ le gridai mentre si lanciava nella caccia. ‘Non lo so proprio’, rispose senza voltarsi, perché stava galoppando verso una siepe”. La perse nella mezz’ora della caccia e passò molti anni a cercarla. Finalmente trovò la sua Diana cacciatrice. Era caduta da cavallo. La aiutò a rimontare. Presero a vedersi, ma fu una caduta più grave a stringere il nodo. Barney, il cavallo di Scruton, era forte ma vecchio. “Inciampò nella sbarra di un cancello, mi cadde addosso. Mentre volavo nell’aria presi la decisione della mia vita. Se fossi sopravvissuto avrei chiesto a Sophie di sposarmi. Due giorni dopo venne a trovarmi. Ero a letto con due costole rotte. Dai suoi occhi capii che non avevo bisogno di chiedere. Quell’estate mi dimisi da Boston”. 

Roger Scruton • È nato nel 1944. Il nonno era un disoccupato
cronico, il padre un socialista che si era congedato dall’aviazione per diventare maestro. Roger ha studiato a Cambridge con una borsa di studio, ha viaggiato in Grecia e in Italia, ha insegnato all’Università di Londra. Ha scoperto la profondità delle sue idee conservatrici scoprendo i piaceri della caccia alla volpe. Nel 1996 ha pubblicato “Animal Rights and Wrongs”; nel 1998 “An Intelligent Person’s Guide to Modern Culture”; nel 1999 “On Hunting”. Nel 2000 “England: An Elegy”.

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