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Nancy Cooke

“Cenare da lei – ha scritto un famoso giornalista americano – è come andare in visita alle Nazioni Unite”. Non si sbagliava. A casa di Nancy Cooke de Herrera i divi di Hollywood sono altrettanto assidui dei protagonisti della politica internazionale. Se qualche anno fa Richard Nixon e il re del Bhutan incrociavano Greta Garbo, Ester Williams e Richard Burton, oggi ci si imbatte in Lenny Kravitz, Sheryl Crow, Jerry Hall e Clint Eastwood. Nancy parla di ognuno di loro con naturalezza.

di Anna Folli

30 Novembre 1999 alle 00:00

“Cenare da lei – ha scritto un famoso giornalista americano – è come andare in visita alle Nazioni Unite”. Non si sbagliava. A casa di Nancy Cooke de Herrera i divi di Hollywood sono altrettanto assidui dei protagonisti della politica internazionale. Se qualche anno fa Richard Nixon e il re del Bhutan incrociavano Greta Garbo, Ester Williams e Richard Burton, oggi ci si imbatte in Lenny Kravitz, Sheryl Crow, Jerry Hall e Clint Eastwood. Nancy parla di ognuno di loro con naturalezza. Per tutti ha un ricordo e una battuta ironica. Considera la compagnia di Nixon “assolutamente deliziosa”. Racconta di quando, nel Natale del 1996, raggiunse Madonna nella sua villa sul Lake Hollywood, un tempo appartenuta al famigerato gangster Bugsey Seigel: in un tripudio di arcate, patii e damaschi, la signora Ciccone la aspettava con un enorme mazzo di rose bianche del suo giardino. Più tardi Madonna confesserà che la meditazione con Nancy era stata fondamentale per entrare nel ruolo di Evita Peron, nel film che si stava preparando a girare. Ma tra tanti divi e divine, è per la Garbo che Nancy ha conservato un affetto particolare. “Dopo esserci incontrate nel 1949 in casa di amici siamo diventate intime. E vi posso assicurare che non era una persona fredda e distante”. Così, nei suoi ricordi, la più celebre autoreclusa del mondo è rimasta una cara amica che amava il giardinaggio e andava pazza per il cosciotto d’agnello con patate che le preparava Mercedes, la cuoca messicana di Nancy.

La vita di Nancy Cooke de Herrera è stata complicata, ricca di grandi gioie
e di dolori altrettanto terribili. Spesso il suo destino si è incrociato con il Ghota della finanza, dell’aristocrazia e del cinema internazionale. Ma non è questo che le preme raccontare. Per lei, al centro di tutto è stata la sua evoluzione spirituale. E di questo parla nel suo libro autobiografico, “All you need is love”, una sorta di viaggio alla ricerca della consapevolezza: “Attraverso la meditazione – spiega Nancy – ho cercato di conciliare la mia attività di tutti i giorni con un senso più profondo dell’esistenza”. Tutto questo non è avvenuto per caso. Sono state le esperienze drammatiche di una vita concitata che l’hanno portata a diventare l’ambasciatrice della meditazione orientale negli Stati Uniti. Per arrivarci, Nancy ha vagato alla ricerca di una guida per le montagne e i villaggi della Valley of Saints in India, incontrando guru, sadhus e yogi. Maharishi Mahesh Yogi, diventato poi celebre in Occidente come il padre della meditazione trascendentale, ha soddisfatto i suoi bisogni. Quando Nancy lo incontrò, nel 1962, era un perfetto sconosciuto. Tredici anni più tardi, circa mezzo milione di americani praticavano la sua tecnica della meditazione trascendentale. E nella diffusione della sua popolarità, Nancy Cooke de Herrera ha avuto un ruolo fondamentale. Eppure, prima della “conversione”, Nancy sembrava a tutti gli effetti la classica signora di buona famiglia: madre di quattro figli, bellissima, bionda, con lunghe gambe da pinup. Ma soprattutto, come una vera donna in carriera, passava da un aereo all’altro, da un incontro all’altro, per esportare l’immagine della moda americana nel mondo. È nata a San Francisco nella prima metà degli anni Venti. Ma è impossibile sapere esattamente quando: con civetteria si rifiuta categoricamente di dichiarare la sua età.

La madre era un’aspirante attrice che aveva rinunciato alle glorie
della ribalta quando erano nate Nancy e le sue due sorelle. Il padre era un affascinante ingegnere chimico con la passione delle barche e degli aerei. Aveva combattuto sia nella Prima che nella Seconda guerra mondiale e aveva avuto un notevole successo come uomo d’affari. “Era un uomo brillante ma assolutamente indisciplinato”, sostiene Nancy, “un pessimo marito e un padre assente. Ma quando io e le mie sorelle da insignificanti ragazzine ci siamo trasformate in giovani donne, si è risvegliata in lui la passione per la bellezza femminile e la situazione è migliorata. E dopo il divorzio da mia madre, ha instaurato anche con lei un buon rapporto basato sull’amicizia”. Gli studi di Nancy non sono regolari: lascia la Stanford University durante la Seconda guerra mondiale per sposare l’ultimo rampollo di una famosa famiglia di missionari delle Hawaii. Ma dopo nove anni il matrimonio finisce in un divorzio. L’avvenimento che cambia per sempre la sua vita avviene due mesi più tardi, nell’estate del 1951, durante il suo primo viaggio in Europa. L’incontro con il giovane banchiere Luís Herrera avviene a Parigi, in un ristorante russo con contorno di violini, champagne e un sensuale tango: “Luís era un uomo bellissimo, pieno di energia e passione. Nato a Londra, aveva studiato in Spagna, in Francia e a Cambridge, ma era cittadino uruguaiano e viveva in Argentina. Mi è bastato guardarlo per capire che era la persona che avevo cercato per tutta la vita”. Dopo il primo incontro a Parigi, i due iniziano a inseguirsi per mezza Europa, in un romantico susseguirsi di appuntamenti e separazioni.

Ma Luís è sposato e ha quattro figli e in Argentina non c’è il divorzio. Si lasciano dunque per sei mesi, durante i quali Nancy tenta di ricominciare una nuova vita in California insieme ai suoi figli. Poi il bell’uruguagio la raggiunge: ha ottenuto il divorzio a Montevideo e in Messico. E, un anno dopo il loro primo incontro a Parigi, si sposano. Il 12 aprile 1954 nasce una bambina: Maria Luisa. Tutto sembra assolutamente perfetto quando avviene la tragedia. Durante un viaggio al Grand Canyon, la loro macchina è investita dalle radiazioni di un esperimento con materiale radioattivo. Luís si ammala gravemente. Dopo quindici giorni di esami il responso è inequivocabile: leucemia. Le radiazioni sono state letali e Luís muore in poche settimane. Nancy è distrutta: è sola e ha problemi economici, dato che il suo matrimonio in Argentina non è valido e lei non ha diritto ad alcuna eredità. È a questo punto che, quasi per caso, un amico le regala un libro, “Autobiografia di uno yogi”, sulla vita di Paramhansa Yogananda.

È una folgorazione, cui seguono molte altre letture, incontri, seminari, ritiri spirituali, in un lungo cammino che, sette anni dopo, la porteranno al primo dei suoi trentasette viaggi in India: “Di quel soggiorno indiano ricordo la totale serenità. Una serenità che non sentivo da anni e che non volevo mi lasciasse mai più. Era questo bisogno che mi aveva guidato in India. Dopo tanti anni di letture e di ricerca spirituale ero finalmente pronta. E in quel momento tutto prendeva forma. Quella fede sarebbe stata la mia polizza di sicurezza contro il dolore terribile che mi aveva schiacciato dopo la morte di mio marito”. Nancy impara a poco a poco i segreti della meditazione: “Il maestro Maharishi – spiega – dice che non occorre capire, bisogna solo farlo e rifarlo”. Nancy impara che la meditazione trascendentale nasce dalla naturale tendenza della mente a ricercare la felicità. E così medita per ore e ore, fino ad arrivare a meditare ininterrottamente per cinque giorni. Impara a usare il suo “mantra”, riportando indietro la mente fino all’origine del pensiero: “Il mantra è un suono, una vibrazione particolare che il maestro sceglie per ciascuno dei suoi allievi. Ci si deve solo sedere, rilassarsi e ripeterlo continuamente come una cantilena… Il resto è pura gioia”.

Nel 1959 Maharishi lascia l’India e inizia la sua opera di conversione in Occidente per raggiungere il suo grande obiettivo: fare in modo che l’uno per cento della popolazione del mondo impari a meditare. “Se raggiungessimo questo risultato”, sostiene Maharishi, “provocheremmo vibrazioni talmente positive, che le guerre diventerebbero impossibili e l’umanità raggiungerebbe una nuova epoca di pace”. Per nulla turbata dall’eccessivo ottimismo del suo guru, Nancy si convince dell’importanza di questa missione e sfrutta tutta la sua esperienza nelle pubbliche relazioni. La sua ricerca spirituale e l’intensa vita sociale diventano in pratica un’unica cosa. Anche grazie a lei, di meditazione trascendentale ormai parlano i giornali, le radio, le televisioni. Ma fa di più. I Beach Boys, i Rolling Stones, i Doors insieme a molti altri artisti si avvicinano a Maharishi e un grande numero di star internazionali si trasferisce sulle rive del Gange. E diventa evidente come persino il grande maestro, apparentemente così lontano dalle cure mondane, abbia un debole per le celebrità. Per loro si prodiga, cercando con ogni mezzo di rendere più confortevole il soggiorno – normalmente spartano – tra le montagne. All’inizio del 1968 il villaggio sperso tra le foreste e le montagne della Valley of the Saints, nello Uttar Pradesh, si trasforma nella Mecca dello star system internazionale: nello stesso periodo raggiungono l’ashram Mia Farrow e sua sorella Prudence, George Harrison e sua moglie Patty, Paul McCartney, John Lennon, Ringo Starr e Donovan. Le giornate scorrono tra lunghe meditazioni, conversazioni con Maharishi e qualche visita ai villaggi delle montagne dove George Harrison e John Lennon si divertono a fare acquisti di abiti orientali. Il clima è apparentemente idilliaco, finché una discussione sui diritti di un film sulla vita di Maharishi scatena il putiferio. I Beatles lasciano l’ashram precipitosamente e i commenti di John Lennon all’indirizzo del “fucking guru” non sono particolarmente generosi. Non finisce meglio l’avventura indiana di Mia Farrow: “Pur di mettersi in mostra – sostiene Nancy – Mia sarebbe capace di inventarsi qualsiasi cosa. Persino che Maharishi abbia tentato di sedurla”.

Non è ben chiaro quello che avviene tra il venerabile guru e la bella attrice, in quel momento sposata con Frank Sinatra. Pare che il giorno del compleanno di Mia, Maharishi le avesse organizzato una specie di festa. A un certo punto le impone le mani sulla testa per benedirla: un gesto di devozione che lei prende invece per un approccio sessuale. Ne nasce una scenata clamorosa. Da quel momento Mia, che nell’ashram era stata accolta con grande amicizia, smette di essere una protetta di Nancy. E nella sua autobiografia, a proposito del suo com- portamento, commenta filosoficamente: “Gli occhi di un gioielliere sanno vedere un diamante. Gli occhi di un ignorante vedono soltanto una pietra”. Le esperienze negative sono comunque ampiamente ripagate. Dopo anni di studi, Nancy è una delle poche persone in Occidente che possano concedere l’iniziazione a chi intende dedicarsi alla meditazione trascendentale. Tra i suoi allievi ci sono produttori, attori e rockstar che chiedono un aiuto per sostenere la pressione di una vita troppo stressante. Ma ci sono anche madri che cercano a fatica di districarsi tra lavoro, marito e figli, o persone che hanno perso i punti di riferimento e hanno paura del futuro: “A ognuno di loro ho cercato di spiegare che la meditazione non è un’impresa mistica impossibile da raggiungere. Tutti possono meditare. Non chiediamo di svuotare completamente la mente o di fermare i pensieri. Al contrario, il pensiero fa parte della meditazione trascendentale. All’inizio si ha bisogno di un aiuto. Poi, in poco tempo, siamo noi stessi che possiamo sfruttare quello che abbiamo imparato”.

E infatti non si deve pensare a lunghe ed estenuanti preparazioni.
Nancy segue ritmi decisamente occidentali: “Durante il primo incontro, consegno al nuovo iniziato il mantra, poi ci vediamo in genere altre due volte”. Ed è tutto. A volte può sembrare che il sistema di conversioni diventi una specie di catena di montaggio: una vera e propria impresa intorno alla quale, tra l’altro, girano parecchi soldi. Anche Nancy nutre qualche dubbio sul modo in cui l’entourage di Maharishi porta avanti l’organizzazione del movimento. Ma lei continua il proprio cammino. Nell’ottobre del 1989 è a San Francisco per il Pellegrinaggio della Pace al quale partecipa il Dalai Lama, che ha appena ricevuto il Nobel, insieme a mullah musulmani, preti cattolici e ortodossi, rabbini, ministri episcopali e un gran maestro del confucianesimo: “Tutti avevamo un unico desiderio: la pace nel mondo”. Nei momenti di scoraggiamento, quando anche il suo maestro manifesta passioni decisamente troppo umane, Nancy ripete mentalmente le parole del Lama Govinda: “Ricordati che il tuo guru abita un corpo mortale e solo una parte di lui è divina. Quindi dimentica le sue debolezze e guarda solo a ciò che è divino in lui”. È quello che Nancy Cooke non ha mai smesso di fare: “La vita di Maharishi è stata uno splendido esempio dello straordinario impatto che una persona può avere sul mondo. Ha spiegato a milioni di persone che lo scopo della vita è l’espansione della felicità”.

Nasce a San Francisco negli anni 20. Nonostante sia già madre di quattro figli, dopo la morte del suo secondo marito inizia un’importante carriera nel mondo della moda. All’inizio degli anni 60 incontra Maharishi Mahesh Yogi e si appassiona al suo metodo di meditazione trascendentale, in cui coinvolge il rockstar system di quegli anni. Diventata una delle poche “iniziatrici” occidentali alla meditazione trascendentale, è conosciuta in tutto il mondo come la guru delle star di Hollywood. Ha scritto “All you need is love” (2003).

Anna Folli vive a Milano, dove lavora come free lance nei settori dell’editoria e del giornalismo culturale.

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