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Liu Yongxing

Da bambino Liu Yongxing non riusciva sempre a mettere insieme il pranzo con la cena. Ma sognava di diventare ricco. Negli anni Ottanta i comunisti capirono che era inevitabile dare un qualche spazio all’iniziativa privata. Yongxing pensò alle quaglie: costavano poco, deponevano le uova già dopo il primo mese. Riuscì a convincere i fratelli a vendere gli orologi e le biciclette per raccogliere il capitale iniziale.

30 Novembre 1999 alle 00:00

Dal Foglio del 5 gennaio 2003

Da bambino Liu Yongxing non riusciva sempre a mettere insieme il pranzo con la cena. Ma sognava di diventare ricco. Negli anni Ottanta i comunisti capirono che era inevitabile dare un qualche spazio all’iniziativa privata. Yongxing pensò alle quaglie: costavano poco, deponevano le uova già dopo il primo mese. Riuscì a convincere i fratelli a vendere gli orologi e le biciclette per raccogliere il capitale iniziale. Iniziarono: Yongmei badava all’allevamento, Yongxing girava per i mercati dei paesi a caccia di clienti. Per il 1985, tutti i fratelli erano in azienda. Si sparse la voce del successo, gli allevamenti si moltiplicarono: il mercato delle uova di quaglia si saturò.

Yongxing disse ai fratelli: “Dobbiamo produrre mangimi per i maiali”. All’epoca appena un cinese su dieci usava mangimi industriali. Il mercato era rifornito da piccole e inefficienti aziende di Stato e dalla multinazionale thailandese Charoen Pokphand, un gigante del settore che era entrato in Cina con un pastone che, diceva la pubblicità, faceva crescere i maiali più in fretta. Yongxing spiegò ai fratelli che i thailandesi coprivano solo qualche zona: insomma, lo spazio c’era. In più la CP doveva vincere non solo la diffidenza verso i mangimi industriali, ma anche quella verso gli stranieri. Le cose andarono bene, tanto che per il 1989 avevano accumulato i primi dieci milioni di yuan. Sempre più convinti, aprirono a Chengdu un Istituto scientifico per la ricerca sui mangimi cui affiancarono la prima fabbrica “Speranza”. Tapezzarono di manifesti la ferrovia che collega Chengdu a Xinjin, fecero una campagna pubblicitaria quasi porta a porta.

Crescevano, bene e velocemente, quasi come i maiali, ma quando i conti erano ormai sistemati i thailandesi tagliarono i prezzi. I fratelli Liu li tagliarono di più, fino ad arrivare a un passo dalla bancarotta. “Facevamo lo stesso mangime, avevamo costi e investimenti minori, conoscevamo meglio il mercato locale, ma ci salvò il fatto che i thailandesi non sapevano quanti soldi avevamo, e così finirono con l’arrendersi, alzando i prezzi, prima di noi”. Da allora, una marcia inarrestabile: più di cento nuove fabbriche impiantate in tutto il paese, in media distanti 150 chilometri l’una dall’altra, in modo da coprire la Cina con una rete dalle maglie sempre più fitte: “Se il tuo maiale mangia un chilo di mangime ‘Speranza’ crescerà di due”. Oggi la produzione si avvale di un sistema all’avanguardia che ha generato una sorta di catena naturale: dall’allevamento delle quaglie si ricava il mangime per i maiali, da quello dei maiali il mangime per i pesci, da quello dei pesci il mangime per le quaglie, il tutto con un procedimento da anni completamente informatizzato e sempre segreto (si sa per certo, però, che è basato sul riciclaggio degli escrementi).

Negli anni sono state acquistate numerose fabbriche di mangime statali, sull’orlo del fallimento: “Abbiamo questo schema: arriviamo, licenziamo tutti i dipendenti, poi ne riassumiamo il 30 per cento e, almeno i primi tempi, li paghiamo a risultato. Funziona”. E i funzionari del partito che dicono? “Sono sempre ben contenti del nostro arrivo, ci accolgono a braccia aperte, perché sanno che con noi incasseranno più tasse” dice Yongxing tra l’orgoglioso e l’ironico. I dipendenti sono ormai più di 15.000, la ricchezza di famiglia ha raggiunto, secondo Forbes, gli 800 milioni di dollari. I soldi non sembrano comunque aver cambiato i fratelli Liu. Continuano ad andare al lavoro in maglietta e calzoncini corti, guidano berline Nissan e Honda poco appariscenti. Spesso le riunioni della “Speranza” avvengono a casa di Yongxing. Con gli anni però i fratelli hanno preso strade diverse: Yonghao, il più giovane ma anche il più ambizioso, ha messo in piedi una sua società, la “Nuova Speranza”, che gestisce gli affari nel Sud e nel Sud-est del paese. “Quando abbiamo deciso di dividere le nostre strade ho preso una cartina della Cina, ho segnato una linea di separazione e gli ho detto: scegli. È stata una cosa molto amichevole” dice Yongxing.

Yongxing è troppo schivo, taciturno, mentre Yonghao è il politico della famiglia, prima non gli è parso vero di diventare vicepresidente dell’Associazione nazionale dell’Industria e del Commercio (un milione e duecentomila imprenditori iscritti), poi si è fatto eleggere all’Assemblea consultiva nazionale; è stato anche il primo ad andare in Borsa, a Shenzen, dove nel 1998 ha quotato una controllata del suo gruppo investendo il ricavato in attività immobiliari a Chengdu, Dalian e Shanghai. I due, comunque, fanno ancora affari insieme: sono i principali azionisti della banca Minsheng, il primo istituto di credito privato costituito in Cina. Adesso pensano alle assicurazioni, anche se, per non sbilanciarsi troppo, vorrebbero trovare un partner straniero.

Yongyan, il più grande dei fratelli, è invece un esperto informatico. Ha creato un centro di ricerche elettroniche e dirige il Continental Group: “Yongxing mi diceva di lasciar perdere, che il nostro pane erano i maiali, non i computer, ma io, alla fine, ho deciso di andare per la mia strada. Ho brevettato un convertitore elettronico per condizionatori d’aria: vedrete che entro tre anni fattureremo più con quello che con i mangimi, e per fare più profitti impiegheremo un tempo perfino minore”. Chen Yuxin è a capo del gruppo Meihao, ha realizzato una nuova marca di mangimi prodotta in sei fabbriche, ma assicura che non è in concorrenza con la “Speranza”; Yongyan, Chen e Yongmei, la sorella che fino a pochi anni fa si occupava solo di amministrazione e contabilità, si sono buttati anche sull’immobiliare, aprendo un albergo da 300 stanze vicino Chengdu (“vedrete che presto sarà il migliore di tutto il Sichuan”) e puntando sulla costruzione di villaggi residenziali.

E Yongxing? Presiede ancora la vecchia “Speranza”, che si occupa delle vendite di mangime in tutto il paese (tranne Sud e Sud-est, sotto la linea tracciata da Yonghao). È sicuro che entro dieci anni la maggior parte dell’economia cinese sarà in mano ai privati, perciò ha già messo nel mirino le 13 mila piccole fabbriche di mangimi del paese. Appena può, ancora oggi, rinnova la gratitudine a Deng Xiaoping: “La sua politica riformista è stata come una mazzata: ha distrutto il masso che ci opprimeva, e noi, come una piantina, siamo cresciuti beneficiando della fresca acqua piovana”. Yongxing, però, vede che i fratelli si muovono in altre direzioni, e ha capito che anche per lui è giunto il momento di puntare ad altri settori, senza fermarsi alla catena degli escrementi (quaglia-maiale-pesce-quaglia). Lo chiamano spesso nelle università: sperano che gli studenti, ascoltandolo, possano un giorno ripeterne la strada, o almeno prendano coraggio, perché se ce l’ha fatta lui, che per iniziare ha dovuto vendere orologio e bicicletta, allora vuol dire che si può.

In breve
Nato nel 1948 a Chengdu, capitale della provincia del Sichuan. Di famiglia povera, si diploma in matematica. Negli anni Ottanta ottiene di poter aprire un allevamento privato di quaglie, nel quale coinvolge tutta la famiglia e che darà in seguito vita a una fiorente industria di mangimi, che oggi conta 150 fabbriche in tutta la Cina. Nel 1989 Liu Yongxing aveva già accumulato i primi dieci milioni di yuan e oggi è considerato l’uomo più ricco di tutta la Cina, il “re del mangime”. Il suo sogno è quotare la sua azienda a Wall Street.

Massimo Parrini, 32 anni, vive a Hong Kong. Collabora con varie testate italiane e con le Edizioni Vespina.

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