Indemoniati?

L’enormità del crimine dei due giovani romani che hanno torturato e ucciso in un’orgia di droga, sesso e alcool un loro compagno attirato e designato vittima ha fatto sparire presto il caso dalla stampa quotidiana. Un meccanismo psicologico ha fatto stendere un velo di pudore su qualcosa che si andava scoprendo come oltrepassante la misura.

26 Aprile 2016 alle 12:30

Indemoniati?

L’enormità del crimine dei due giovani romani che hanno torturato e ucciso in un’orgia di droga, sesso e alcool un loro compagno attirato e designato vittima ha fatto sparire presto il caso dalla stampa quotidiana. Un meccanismo psicologico ha fatto stendere un velo di pudore su qualcosa che si andava scoprendo come oltrepassante la misura, e necessitante, come dice Stavrogin nella confessione finale dei Posseduti o Indemoniati di Dostoevskij, di una pena smisurata, molto eccedente il nostro diritto ma non il profondo dell’anima umana.

 

Il titolo del romanzo di Dostoevskij, Besy, impropriamente reso nelle nostre versioni come I Demoni, dovrebbe avere per titolo filologico Gli Indemoniati, trattandosi a mio parere di personaggi che uno spirito maligno abita e priva di volontà propria.
I bolscevichi si videro là dentro come in uno specchio e fecero sparire il libro fino alla caduta del potere sovietico. Nel XX e XXI secolo significativamente i crimini attribuibili ai Besy straripano: Landru, Sorelle Papin, Pétiot, Manson, i bambini assassini dell’infante sequestrato in un supermercato di Liverpool, il macellaio di Hannover, quelli della brughiera di Liverpool, Erika e Omar di Novi Ligure, il tosacani della Magliana, Caterina Fort, l’11 Settembre. In tutti, e in molti altri, senti la mano inesplicabile della presenza del Male che guida, che possiede l’essere tutto intero e palpi chiaramente la Giustizia  che brancica, che arretra, che non sa come identificare il nervo positivo della colpa.

 

La mia proposta, perfettamente inutile, proprio perché sensata, è di sottoporre i due sciagurati ragazzi all’esame scrupoloso e non scettico di un esorcista. Separatamente, s’intende, e senza occorra uscire dal carcere, dove il rito può essere svolto nella cappella. Alla presenza eventualmente di eminenti criminologi, psichiatri (Andreoli, Meluzzi) e dei difensori, giuristi, giudici (ma dubito il rito esorcistico che dovrebbe svolgersi rigorosamente canonico, con puro fine di conoscenza psicologica, potrebbe svolgersi alla presenza di testimoni). L’officiante dovrebbe essere messo in grado di determinare esattamente, mi arrischierei a dire scientificamente, “il grado di possesso demoniaco” degli imputati.

 

Naturalmente non li si potrebbe costringere: ma la curiosità su loro stessi è un forte stimolo ad accettare liberamente l’esperimento da cui potrebbero uscire confermati come quali inconsapevoli strumenti del Male.

 

Il filosofo ignoto

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