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Prendere sul serio Caffo e imparare a uccidere oche e conigli

Davanti alla sofferenza animale “lo specista consapevole chiude gli occhi”, scrive Caffo a cui lauree, libri, cattedre e stipendio statale hanno nascosto l’esistenza della realtà

28 Marzo 2018 alle 06:23

Prendere sul serio Caffo e imparare a uccidere oche e conigli

Leonardo Caffo va preso sul serio. Io ho preso talmente sul serio il suo libro contro l’antropocentrismo ovvero contro l’uomo, “Fragile umanità. Il postumano contemporaneo”, che appena l’ho chiuso mi sono precipitato in Romagna per imparare a uccidere oche e conigli (dato il periodo pasquale sarebbe stato perfetto l’agnello ma i contadini miei amici non allevano agnelli). Avevo già ucciso galline però l’oca è un’altra cosa. Il lettore urbano verifichi su YouTube quanto può essere orribile un’oca sibilante, e che razza di becco debba fronteggiare un macellatore domestico. Davanti alla sofferenza animale “lo specista consapevole chiude gli occhi”, scrive Caffo a cui lauree, libri, cattedre e stipendio statale hanno nascosto l’esistenza della realtà: provasse lui a uccidere un’oca, o anche un coniglio, a occhi chiusi. “Lo specismo è un pregiudizio” insiste il filosofo post-umano, siccome le persone intellettualmente post-oneste chiamano pregiudizio il giudizio che non condividono. Ovviamente lo specismo, ossia il pensiero della superiorità dell’uomo sulle bestie, non è affatto un pregiudizio bensì un giudizio e addirittura di Dio, dunque a spingermi in Romagna è stato il desiderio di ubbidire a chi mi ha creato a sua immagine e somiglianza: “Il timore e il terrore di voi sia in tutti gli animali della terra e in tutti gli uccelli del cielo” (Genesi 9,2). Il coniglio era in effetti intimorito, non l’oca che viceversa ha cercato di intimorire me. Uno studente infragilito da Caffo al Politecnico di Torino o alla Naba o alla Scuola Holden (ai maestri degradanti i pulpiti non mancano) sarebbe svenuto ma è andata molto diversamente: è stata fatta la volontà di Dio.

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  • GianniM

    GianniM

    29 Marzo 2018 - 14:02

    Langone non esalta un senso di eccitazione nell'uccisione degli animali. Anzi, sottolinea che vi si accosta quasi forzando se stesso: come "terapia" per recuperare il contatto con la realtà (richiamata dall'insegnamento biblico) e antidoto ai pregiudizi "antispecisti" .

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    • Dario

      Dario

      29 Marzo 2018 - 17:05

      Sì, però l'oca...! A me piacciono le oche soffianti, non le trovo affatto orribili, e anzi mi sembrano animali belli e interessanti per il loro senso della territorialità. Che poi è tutta scena: basta avvicinarsi un po' decisi e l'oca di solito fa retromarcia velocemente. Sono d'accordo invece sulla necessità di recuperare il contatto con la realtà: al supermercato la carne è presentata sotto forma di bistecca incelofanata e posata su rettangoli di polistirolo. Nulla rimanda all'animale che fu e al processo che è stano necessario per trasformalo nelle confezioni accatastate le une sulle altre nei banchi-frigo. La nobile attività dell'allevamento animale - magari di questo sarebbe stato bello che Langone ci riportasse qualche suo esperimento di contatto con la realtà - e della sua macellazione, anche con le sue implicazioni cruente, scompaiono completamente dietro la filiera a catena di montaggio della grande distribuzione dove tutto è semplicemente confezione.

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  • lorenzolodigiani

    28 Marzo 2018 - 21:09

    Fenomelogia di un macellaio.

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  • Aziofink

    28 Marzo 2018 - 16:04

    Non sono certo un animalista, mangio carne di tutti i tipi, ho avuto più di una controversia con conoscenti antispecisti, ma trovo odioso affermare gratuitamente la superiorità dell'uomo attraverso l’uccidere senza necessità. Uccidere per uccidere, esaltando il proprio ego nel racconto di quanto sia aggressiva... un'oca. Allora, si è leoni, o meglio uomini, perché si è avuto il coraggio di ammazzare un'oca? Davvero è così che si fa la volontà di Dio? Ci si sente superiori perché si guidi una Range Rover come ha scritto in un passato articolo? O questo è solo un modo per esaltare il proprio Ego in una prospettiva francamente anti-cristiana?

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    • Dario

      Dario

      28 Marzo 2018 - 18:06

      Caro Aziofink, condivido in pieno. I nostri contadini che abitualmente ammazzavano (e ammazzano) i loro animali, prima li curavano con grande responsabilità e persino affetto. L'espressione 'povere bestie' illustra bene il senso di compassione provata nei confronti di altri esseri viventi, nella consapevolezza certo che questi esseri viventi ci sono fondamentali per nutrirci, ma che hanno una loro dignità, e che nel gelido e sterminato universo che ci circonda sono quanto di più simile a noi esista. E del resto il messaggio biblico nei confronti della natura è sì di dominio, ma anche di responsabilità e rispetto: prima del peccato originale il leone e l'agnello convivono pacificamente.

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  • GianniM

    GianniM

    28 Marzo 2018 - 12:12

    Il cristianesimo ha una legge della creazione, riconoscibile da tutti anche senza l’illuminazione della fede (che pure spesso si rivela necessaria per sostenere la ragione); e una legge della redenzione, che la completa con l’apertura al trascendente. Il cosiddetto “specismo” è legge della creazione, o legge di natura: ogni specie tende alla propria conservazione, non a quella di specie diverse; pesce grande mangia pesce piccolo. L’antispecismo non è contrario solo alla Rivelazione biblica, ma anche alla ragione umana e a ogni ecologismo onesto e realista. È una religione irrazionale e pagana. Detto questo, poiché la società umana contempla la divisione dei ruoli sociali, mi accontento di un coniglio alla cacciatora procacciatomi da altri volenterosi.

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