Al campo largo servirebbero primarie per decidere come fare le primarie. Molte idee (ma confuse)

Roberto Speranza provoca: "Le primarie sarebbero un autogol. Sul nome del candidato premier mettiamo un anziano partigiano o un neomaggiorenne". Ma la sua è solo l'ultima sparata di una lunga serie sul tema. Settembre è qui e a sinistra non hanno ancora deciso chi votare, come votare e soprattutto se votare. Rassegna

25 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 13:18
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Giuseppe Conte, Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Riccardo Magi - foto LaPresse

Farle o non farle. Candidato politico o Papa straniero. Prima il programma o dopo il programma. Essere o non essere. Le primarie del campo largo per decidere chi guiderà la coalizione progressista alle elezioni dell'anno prossimo sono un logorio. Tante idee, tanto caos. Dibattiti, interviste. Non c'è accordo sulle modalità, non c'è convergenza sui nomi. Solo confusione. Talmente tanta che si dovrebbero svolgere delle primarie su come svolgere le primarie. Paradossi.
La competizione è sempre stata rimandata a "dopo l'estate", ma settembre inizia la prossima settimana e a sinistra non c'è ancora una quadra (forse neppure una squadra). Oggi, ad aggiungersi alla moltitudine di voci, c'è quella di Roberto Speranza, che sul Corriere spiega che farle sarebbe "un clamoroso autogol" e che alle elezioni, se passasse la legge elettorale in lavorazione che richiede di inserire il nome di un candidato premier, "basterebbe fare una scelta simbolica, come un neo diciottenne o un anziano partigiano". Una rassegna, diverse questioni.
Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli - foto Ansa
Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli - foto Ansa

Primarie sì, primarie no. E non solo primarie

La prima, che cita anche Speranza: farle o non farle. Il via libera alla competizione sulle primarie è arrivato mesi fa. Era il 23 marzo 2026, quando dalla sede del Movimento 5 stelle in via Campo Marzio a Roma il presidente Giuseppe Conte aveva dato l'ok. La segretaria del Pd, Elly Schlein, era favorevole da mesi, così come il suo partito: le primarie sono l'ossatura dem (per questo le dichiarazioni dell'ex ministro della Salute difficilmente saranno state digerite bene in casa Pd).
E, man mano, tutta l'area progressista si era convinta a coordinarsi per arrivare a una competizione in autunno, posto che lo stesso Conte, nel corso dei mesi, ha comunque più volte ribadito che non si tratta dell'unico modo per scegliere il leader: "Si può trovare accordandosi sulla base di chi risulta essere il più competitivo, come nelle elezioni regionali". A storcere il naso, invece, da sempre, è stata Alleanza verdi e sinistra. Bonelli e Fratoianni hanno sempre trattato l'argomento come una questione di priorità secondaria. E infatti, all'ipotetica corsa alla scelta del leader hanno sempre posto una condizione: prima il programma.

Prima il programma, dopo il programma

Ebbene, qui arriviamo alla seconda questione. Nel corso del tempo tutte le forze campolarghiste sono sempre state d'accordo (almeno apparentemente) sul fatto di svolgere la competizione dopo la stesura del programma. C'erano anche due manifestazioni convocate a tema. Poi, da due appuntamenti, si è passati a uno solo, a Napoli, che definirlo flop sarebbe riduttivo (ricordate le contestazioni a sinistra di PaP e disoccupati?).
Ebbene, l'accento sulla questione lo ha rimesso Giuseppe Conte. In un'intervista alla Stampa il leader a 5 stelle aveva spiegato che alcuni nodi programmatici su cui le posizioni sono diverse (sono tanti, ma è un altro discorso) sarebbero stati sciolti con le primarie: insomma, il leader e poi il programma. In quei giorni sia Schlein sia Bonelli e Fratoianni hanno rimesso sui binari la questione: prima il programma, poi la scelta del leader. E il dibattito si è chiuso lì.

Come si vota? Ballottaggio? Chi vota?

Ma il programma non c'è, e non c'è una data annunciata per costruirlo. E le prospettive sono poche. Ma arriviamo alla terza questione: posto che "prima il programma", come si vota? Perché dentro l'alleanza c'è una forza politica che fa del voto online la struttura con la quale presentare la sua personale proposta. Il Movimento 5 stelle, di nuovo, si mette di traverso e nel corso degli ultimi mesi ha chiesto che la scelta del leader del campo largo si svolgesse online, mentre il Pd (sempre per storia) vorrebbe i gazebo.
Non c'è accordo nemmeno sul turno unico, secco, o sul ballottaggio: se i candidati arrivano a essere più di due potrebbe essere utile far convergere i voti. E infine, chi vota? Iscritti ai partiti? La scelta spetta a tutti? Anche su questi due temi, Schlein e Conte, secondo quanto è stato rivelato nel corso dei mesi, non sono d'accordo: la prima vorrebbe un bacino elettorale più circoscritto, il secondo – che si sta "facendo bello" cavalcando la battaglia anti-woke – vorrebbe invece un voto aperto a tutti i cittadini.

I candidati: Renzi è fuori o dentro? Magi spacca +Europa

Ma la questione di fondo, la quarta, è: chi votare? Non c'è accordo sul numero di candidati e nemmeno su chi. Sarà solo uno per partito? Uno per forza politica? Schlein e Conte, con ogni probabilità, saranno due nomi inevitabili, mentre Avs – rimarcando per l'ennesima volta che non sono la priorità – ha fatto sapere di essere pronta e si fa il nome di Nicola Fratoianni (se non Francesca Albanese).
Renzi, cosa farà? Posto che ancora non si è capito se lui sarà parte organica della coalizione progressista, il leader di Italia Viva non esclude una sua candidatura, nonostante abbia più volte detto che il suo partito avrà un candidato. Sempre restando al centro, Riccardo Magi di +Europa ha avanzato la sua candidatura, cristallizzando una scissione interna al partito sempre più evidente. Benedetto Della Vedova e Matteo Hallissey hanno frenato l'entusiasmo, spiegando che la sua proposta è stata fatta a livello personale e "non rappresenta il partito".

Onorato, Salis, Ruffini, Manfredi. Centro affollato

Ed è sempre sui nomi che arriviamo a una quinta questione: i progetti civici e un candidato terzo. Accanto ai big del campo largo, nel corso degli ultimi mesi sono nati diversi movimenti civici che per le primarie cercheranno il loro spazio. Alessandro Onorato, a cui notoriamente sta poco simpatico Renzi, ha annunciato che "Progetto Civico Italia" avrà il suo nome. All'interno del movimento c'è il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che propone proprio il "modello Napoli" come base per risolvere le divergenze tra i partiti a sinistra: guardare alla sostanza delle cose per creare un "moderno Ulivo".
E arriviamo a un'altra sindaca, Silvia Salis. Corteggiata da tutti, è stato spesso un nome tirato in ballo per mettere d'accordo i vari partiti. Renzi la osserva più di tutti. Se non fosse che ha chiaramente detto di non essere interessata alla competizione (anche se qualcosa si sta muovendo, sembra). In ultimo, infine, c'è Ernesto Maria Ruffini: l'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate la scorsa settimana ha annunciato che il 10 ottobre presenterà un progetto politico di centrosinistra. Qualcosa che, secondo le sue posizioni, sembra guardare più a Italia Viva.

Settembre è qui: manca tutto

Insomma: non c'è accordo su regole, nomi, numeri. Manca il programma, la condizione necessaria. Manca forse anche la spinta. Manca pressoché tutto. Settembre è alle porte e ogni forza politica inizierà la sua campagna elettorale con un diverso appuntamento: la Leopolda di Renzi (dal 2 al 4 ottobre), Nova di Giuseppe Conte (il 19 e il 20 settembre), Terra!, la festa di Alleanza verdi e sinistra (dal 6 al 13 settembre). Il 20 settembre, poi, a Bologna ci sarà la conclusione della festa provinciale dell'Unità. Ci saranno tutti i big del campo largo, insieme per la prima volta dal flop di Napoli. A meno che, di nuovo, non si vogliano fare le primarie su come fare le primarie, serve correre. Veloci.