Schlein e Conte trattano per il gran ballo delle primarie

I candidati potrebbero essere sei. Secondo i sondaggi l’ex premier favorito nei gazebo. E Magi (+Europa) rilancia la battaglia contro il Melonellum: “Il 15 settembre in piazza”.  Dal voto online al ballottaggio: tutti i nodi 

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Continuano a ripetere: “Prima il programma”. Ma nel frattempo, sotto l’ombrellone a Ferragosto, il Campo largo conterà i candidati. Aumentano ogni giorno e con loro le incognite, i timori, le trattative. E’ il gran ballo (mascherato) delle primarie. Schlein e Conte si giocano la leadership della coalizione. Bonelli e Fratoianni, che lavorano per evitare i gazebo, nel caso hanno in mente un “nome fortemente competitivo”. Renzi non starà a guardare, è tentato, e in ogni caso avrà il suo candidato. Lo stesso pensa Alessandro Onorato. Da qualche giorno c’è ufficialmente anche Ernesto Maria Ruffini: a ottobre l’ex direttore dell’Agenzia delle entrate lancerà il suo progetto politico, per dare seguito ai comitati Più uno, va ripetendo che serve un nuovo Ulivo. E al Foglio dice: “Le primarie? Siamo disponibili, ma vogliamo capire quali sono le regole del gioco”. Dovranno stabilirle soprattutto Pd e M5s. Servirà un tavolo, un altro, ma intanto si tratta. I dem vorrebbero il ballottaggio, al M5s non piace. Con un turno solo, dicono alcuni sondaggi, Conte potrebbe farcela. C’è poi il tema del voto online e da qui potrebbe passare le mediazione. Ma i nodi sono ancora parecchi. Per fortuna c’è la legge elettorale: torna a sinistra l’idea di una grande mobilitazione anti Melonellum. La rilancia Riccardo Magi: “Il 15 settembre tutti i leader in piazza”.
In attesa della battaglia di settembre, di inaspettati federatori, a spiegare (almeno in parte) i timori di Elly Schlein c’è un recente sondaggio sulle primarie dell’Istituto Piepoli. Prende in considerazione anche Matteo Renzi e i leader di Avs. Giuseppe Conte è primo con il 43 per cento, la segretaria dem si ferma al 36. Dice Livio Gigliuto, che dell’Istituto Piepoli è il presidente: “Il leader del M5s gode di un vantaggio competitivo. Oltre ai voti dei propri militanti, potrebbe beneficiare di quelli degli elettori Pd: secondo le nostre rilevazioni sarebbero circa il 25 per cento”. Come si spiega? “Probabilmente questi elettori individuano nelle primarie lo strumento con cui scegliere il candidato più efficace per battere le destra, al di là delle appartenenze di partito”. Al contrario chi simpatizza per il Movimento è molto meno propenso a sostenere un candidato che non arriva dal proprio mondo. “E non a causa di Schlein”, osserva Gigliuto. “Sarebbe lo stesso anche se il segretario fosse un altro. L’elettorato M5s, per quanto nel tempo sia cambiato, ha ancora delle diffidenze verso il Pd. Se invece, per esempio, alle primarie i dem appoggiassero una figura civica, o comunque non direttamente legata al partito come Silvia Salis, potrebbero allargare le preferenze”. Aspettando il programma, la sindaca di Genova è un’altra grande variabile di questa fase: c’è chi la vorrebbe candidata premier, Renzi la indica come leader riformista, mentre Goffredo Bettini le consiglia di mettersi a capo di un nuovo partito. Di certo, si mettesse in gioco a livello nazionale, potrebbe sparigliare i calcoli del campo largo. Di questo e non solo ragionano gli sherpa di Pd e M5s in cerca di una mediazione sui regolamenti per le primarie. Per prima cosa andrà trovata una cornice valoriale per evitare passi di lato da parte degli sconfitti. Il Nazareno, a differenza del M5s, vorrebbe il doppio turno, sul modello dei gazebo che incoronarono Bersani contro Renzi nel 2012 (al primo turno nessuno dei 5 candidati arrivò oltre il 50 per cento). Al ballottaggio Schlein potrebbe già contare, per esempio, sul voto di Casa riformista. L’affollamento dei candidati, con Ruffini in campo sarebbero già sei, favorisce una soluzione di questo tipo. Ma certo, con l’apertura da parte del Pd alle richieste del Movimento: non solo gazebo, ma anche voto online, a cui i militanti M5s sono storicamente legati. Da qui insomma passa l’accordo. Del resto Conte lo ha ribadito più volte: “Devono essere primarie vere”, ossia il più aperte possibile e non indirizzate dalle strutture di partito. Il Pd da questo punto di vista è la forza meglio attrezzata. Anche sul quando il confronto va avanti, con il M5s che vorrebbe accelerare, votare entro novembre (dicembre al massimo) mentre Schlein punta all’anno nuovo (nonostante il correntone Montepulciano). Ci sarà poi da definire chi effettivamente può votare: una strada potrebbe essere la pre-iscrizioine alle liste. Senza dimenticare l’obolo: si pagherà come nelle precedenti primarie organizzate dai dem oppure no? Quanto alle candidature infine il suggerimento è arrivato da Franceschini, secondo cui – ha spiegato a Rep – chi si mette in gioco deve rappresentare “un’area politica, dei parlamentari”.
La pausa ferragostana ha abbassato il volume, ma un equilibrio andrà trovato. E al più presto, non solo sul programma, per restituire l’idea di unità e per evitare che pezzi di elettorato si perdano per strada, al di là delle indicazioni dei leader. E’ forse per questo che qualche volenteroso ha iniziato già da subito a rilanciare la battaglia per la legge elettorale, invocando una grande piazza dopo l’estate quando la legge sarà discussa al Senato. Lo ha fatto il dem Claudio Mancini su queste pagine, ma è d’accordo anche il riformista Alessandro Alfieri. Quella contro il Melonellum è del resto la battaglia che più di tutte s’avvicina alla campagna per il No al referendum, alla difesa della Costituzione. Collante e benzina per la sinistra. Un modo per allargare e mobilitare la società civile, i comitati di giuristi e giornalisti, quella che su queste pagine abbiamo definito la strategia dei comitati. E poi non si può dimenticare che è proprio contro la riforma elettorale di Meloni che il campo largo, in formato davvero extralarge, è riuscito a ritrovarsi in piazza, dopo il flop di Pd-M5s-Avs a Napoli e il comizio di Padova cancellato. In quell’occasione fu Magi a lanciare l’iniziativa. “Per primi abbiamo denunciato che la destra sta mettendo in atto un vero e proprio colpo di stato elettorale, modificando le regole del gioco a un anno dalle elezioni, solo per restare al potere”, dice al Foglio il leader di Più Europa. “Come già accaduto alla Camera, dobbiamo replicare una piazza unitaria”. C’è già la data. “Il 15 settembre, quando il Melonellum approderà in Aula al Senato. La mobilitazione – conclude – contro questo schifo antidemocratico deve proseguire e dobbiamo farlo tutti insieme”.