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l'intervista •
Parla Bettini: “Renzi? Felice se corre alle primarie e Silvia Salis gareggi con un suo ulteriore partito. Calenda? Via!”
Secondo il guru dem il leader di Iv "può valere di più rispetto ai sondaggi indicati per il suo partito". Salis "gareggi, ma non per il centro". E Calenda? "Offensivo intimargli ancora di stare nel campo progressista"

Foto ANSA
Un’estate con Goffredo Bettini, il direttore di Rinascita, il Nautilus della sinistra: “Non sto dietro le quinte, intervengo in libertà: non sono ricattabile sui posti”. Parla il Capitano Nemo del campo largo, ventimila leghe di Bettini. Renzi candidato alle primarie, come raccontato dal Foglio? “Sarei felice. Un fatto positivo e di trasparenza”. La sindaca di Genova Silvia Salis? “E’ un rebus. Se scegliesse di partecipare alle primarie, allargherebbe i consensi del nostro schieramento complessivo. Non in rappresentanza del centro”. Il “terzo uomo” per mettere pace fra Schlein e Conte? “E’ il titolo di uno straordinario film del Dopoguerra di Carol Reed, lasciamolo lì. Fa più bella figura. Di leader ne abbiamo fin troppi”. Carlo Calenda? “Spera nel pareggio. Per proseguire sulla strada dei governi tecnici, consociativi, elitari, non espressione di un voto popolare. Spero solo che tolga più voti alla Meloni, piuttosto che a noi”. E Conte? “E’ al centro di attacchi continui e micidiali. Il Pd non subisce un suo condizionamento. Semmai, se vuole che le dica l’impressione di questi giorni, ho trovato poca solidarietà di fronte alle insinuazioni, malvagità e volgarità rivolte alla famiglia di Conte. Di questo, credo, abbia sofferto”. Risponde dalle Marche, dove presenta a Fano e Senigallia la sua rivista Rinascita. Confida che ultimamente si “trova più a su agio con gli intellettuali di destra, come Pietrangelo Buttafuoco e Marcello Veneziani, che con i riformisti”. Consiglia di leggere “la formidabile intervista a Buttafuoco, che abbiamo pubblicato su Rinascita, l’edizione cartacea, duemila copie che sono andate esaurite”. I migranti, l’onda di Ceuta, Meloni che ha sospeso Schengen lo muovono a dire: “I migranti servono come il pane. L’Italia sta diventando vecchia e i nostri giovani, legittimamente, non intendono fare certi lavori”. Poi, prima di argomentare meglio quale sia la sua opinione sui confini, le porte chiuse, risponde con una frase che fa chiarezza sulla sinistra e la sicurezza: “La sicurezza rimane una questione fondamentale: chi decide di venire in Italia deve accettare i princìpi fondamentali della nostra Costituzione”. Traccia un confine, la sua exclave: “Non ci possono essere zone franche di supremazia degli uomini, contro i bambini, le donne. Non ci sono zone di extraterritorialità nel nostro paese entro le quali si deroga al nostro spirito democratico, fondato sulla Costituzione e l’Antifascismo”. L’idea del ritorno a Itaca di Renzi, di una sua candidatura, in prima persona, alle primarie, non solo lo accende, ma la saluta come una notizia positiva: “Renzi si è collocato nel centrosinistra. Ha fatto benissimo. E’ stato un tormento per la premier. Sceglierà lui se parteciperà alle primarie, qualora si dovessero svolgere. In questo caso, spero il più presto possibile”. La figura più vicina a Conte, l’amico dell’ex premier, ma anche il comunista, iscritto al Pd, il Capitano Nemo del Pci, difende la tenacia di Renzi nel fare opposizione a Meloni. Quanto può valere Renzi? Bettini precisa: “Per carattere e storia è difficile nascondere Renzi dentro un ‘contenitore’ con più protagonisti. Non sta a me decidere, per fortuna. Dico solo che Renzi può valere di più rispetto ai sondaggi indicati per il suo partito”.
Finisce di dirlo e gli domando cosa accade se Silvia Salis, la sindaca di Genova, dovesse candidarsi alle primarie. Nemo, come Dario Franceschini, pensa che serva un soggetto, al centro, accanto alla sinistra, ma per Salis disegna un percorso diverso. Nei suoi mari immagina il M5s, il Pd, Avs, il centro, e un soggetto nuovo con Salis alla guida; una sorta di Forza Salis. In pratica è il “Pentacampo”. Dice Bettini: “Salis è un rebus. Donna intelligente e coraggiosa. Se scegliesse di partecipare alle primarie, allargherebbe i consensi del nostro schieramento complessivo. Non in rappresentanza del centro. Lei è trasversale. E’ orgogliosa di esserlo. Parla di operai e di Palestina. Può attrarre voti dall’astensionismo di diverso orientamento. Il centro è già ben presidiato. Di Renzi ho detto. E poi c’è Alessandro Onorato con il suo ‘Progetto Civico’ in incredibile espansione. E ancora, c’è Enzo Maraio, con i socialisti, rinnovati e combattivi. E tante altre importanti personalità…”. Si ragiona a sinistra del “terzo uomo” per ricomporre un’eventuale contrapposizione tra Schlein e Conte, per evitare le primarie. Il “terzo uomo” è solitamente un sindaco: Manfredi, Gualtieri, la stessa Salis. Bettini, gradirebbe un terzo uomo? Da cinefilo, Nemo ripete: “Il ‘terzo uomo’ è il titolo di uno straordinario film del dopoguerra di Reed, lasciamolo lì. Fa più bella figura. Di leader ne abbiamo fin troppi. Legittimati dal loro lavoro. Elly Schlein, segretaria del mio partito; poi Conte, Salis, e i leader di valore di tutti i partiti della coalizione. Non è emersa, come fu per Prodi, grazie anche alla generosità e lungimiranza di D’Alema, una personalità esterna e indiscussa e naturalmente in grado di rappresentare tutti”. Mi accorgo che utilizza la parola “generosità”, quel passaporto che a sinistra ha favorito il passo di lato, in altre parole: il cambio, per un bene maggiore. E’ un passaggio importante e nella lingua di sinistra anticipa i venti del partito, del campo largo. Bettini è chiaro: “Servono le primarie, il più presto possibile”. E’ tra coloro che teme il pareggio, lo scenario del proporzionale puro, la non vittoria, il futuro descritto da Carlo Calenda. Bettini pensa che è “offensivo per Calenda intimargli ancora di stare nel campo progressista”.
Perché sarebbe offensivo? Chiarisce: “Lui ha scelto di costruire un Terzo polo, e ha detto che spera nel pareggio. Per proseguire sulla strada dei governi tecnici, consociativi, elitari, non espressione di un voto popolare. Su questa via la sinistra italiana si è affossata e si è aperta la strada all’estrema destra. Spero solo che tolga più voti alla Meloni, piuttosto che a noi. Ma venendo con noi porterebbe solo ambiguità e confusione. Campo largo, ho detto più volte! Ma non un campo a casaccio, raccogliticcio, trasformista”.
Prima di arrivare a Conte, che oggi sarà a Sant’Anna di Stazzema, ragioniamo di migranti. Gli dico che Meloni ha scippato la Sirenetta alla sinistra, fatto tandem con la premier socialista Frederiksen, e che la sinistra dà ancora l’impressione di sottovalutare i disperati di Ceuta, la mano maligna di Trump sul Marocco. Come a voler evitare il riflesso condizionato, Bettini chiede: “Sulla sicurezza eviterei di ripetere ovvietà generali. Vale a dire, che occorre affrontare i motivi sociali e il degrado delle grandi città, per risolvere il problema. Tutto giusto. Ma questo non deve essere il modo di mandare la palla in tribuna. Ci sono molteplici fatti specifici, dolorose esperienze che colpiscono in particolare i poveri, i bambini e le donne. Occorre intervenire dove la Meloni ha fallito. Chi ha paura, ha paura adesso. E adesso occorre dare protezione e accudimento”. Propone di “assumere più agenti, predisporre presidi in ogni parte critica del territorio”, e poi, “certezza della pena per i delinquenti, illuminazione ben distribuita e più potente sviluppo dei centri di solidarietà educativi, sportivi, culturali”. Avverte i suoi compagni di strada: “Non fomentare l’odio che non può che creare reazioni di odio. Abbiamo da tirare un gol a porta vuota. La destra ha fallito clamorosamente, diffonde paura e non sa cosa fare”. Concludiamo con Conte, “l’Atahualpa”, canterebbe Paolo Conte, che conduce la danza di sinistra, che sottomette il Pd. Conte sottomette il Pd? Bettini dice: “Questa domanda mi fa sorridere. Conte difende da solo il suo elettorato, decisivo per battere la destra. Lo difende con dignità ed efficacia”. E il Pd non si dovrebbe difendere da Conte? Nemo si rifiuta e risponde “no”, perché “il Pd non solo non subisce un suo condizionamento, ma quando ha ritenuto necessario si è distinto con nettezza”. Conte ha sofferto? E Bettini: “Lo confermo, non ha trovato sufficiente solidarietà di fronte alle insinuazioni, malvagità e volgarità rivolte alla famiglia”. Così dicendo, si congeda per cercare altri pensieri, il suo “tesoro”.
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio
