Ad Atreju si cerca di portare JD Vance, il vicepresidente di Donald Trump
La premier cerca il vice di Trump per la festa del partito a Castel Sant'Angelo. In programma: Beatrice Venezi su cultura e orchestrali, Nordio sul referendum, Bernini sui test di medicina. Casalino, intanto, attacca Schlein per aver chiesto il confronto a due: "E' una supponente radical chic"
Elly che vai, JD Vance che trovi. Il ménage À-treju, con Conte Meloni e Schlein, è fallito a meno che Elly non ci ripensi. In quel caso, c’è ancora un punto interrogativo previsto per sabato 13 nel pomeriggio: tutto dipenderà dalla segretaria del Pd. Di sicuro, però, c’è che in queste ore si sta trattando per lo special guest. La stella internazionale da ospitare a Castel Sant’Angelo in occasione della kermesse meloniana.
E dunque il nome su cui i Fratelli puntano – con l’indispensabile intercessione della prima donna d’Italia – è il secondo uomo d’America. Ossia JD Vance, vicepresidente di Trump, che dopo Elon Musk nel 2023 e Javier Milei nel 2024 è il terzo desiderio per questa terza Atreju di governo. “Se lo chiamiamo noi ci ride in faccia – dicono dal partito – perciò si sta muovendo lei”. “Ci si lavora alacremente”, confermano.
Il sogno nel 2025 è quindi l’Hillbilly americano che con l’Underdog italiana ha una sua speciale intesa, avendola incontrata ad aprile e maggio, poco dopo l’insediamento alla Casa Bianca.
Si lavora nel frattempo per confermare gli ospiti semi-fissi. Passando dagli amici internazionali ai nazionali, il nome di Beatrice Venezi è in cima, e senza punti interrogativi (il palinsesto verrà presentato ufficialmente il 4 dicembre). La presenza della direttrice d’orchestra è particolarmente attesa anche perché sarà la prima prova dopo la polemica veneziana. Nell’incontro, insieme al Eike Schmidt, lui parlerà della modifica del codice dei beni culturali, lei di musica e cultura con inevitabile accenno agli orchestrali della Fenice.
Così, mentre s’infrange il triangolo politico, s’apre un prisma di panel e porchetta. Dal referendum sulla Giustizia, con la presenza del ministro Carlo Nordio e del sottosegretario Andrea Delamastro, alla tavola rotonda di Anna Maria Bernini che quest’anno si concentrerà sui test di medicina.
Sulle presenze per così dire pop – l’anno scorso c’era tra gli altri Paolo Bonolis – s’è ancora in alto mare. Anche se la cinghia di trasmissione, qui, è Pino Insegno che si sta muovendo per tirare fuori dal cilindro il mattatore nell’ottica dello share…ancorché più della tivù, oggi, tiri la telenovela politica.
Più delle celebrità, infatti, è il ménage à trois a restare in cima alle tendenze. Nelle ultime ore – sempre a proposito di piccoli principi del piccolo schermo – il Conte-Meloni-Schlein ha sollecitato nientemeno che Rocco Casalino. “Schlein ha sbagliato tutto – ha scritto sui social l’ex portavoce di Giuseppe Conte – pensava di usare il giochino del format a due per imporsi come leader dell’opposizione. Ma la leadership non si autoproclama e non si impone con un artificio tecnico”. E poi: “Schlein ha confermato l’immagine di un Pd supponente, radical chic”. Primo affondo da giornalista, ovvero new journalist, nonché manager di sé stesso. E chissà che Schlein, pungolata da Rocco, non ci ripensi.
Nel mentre però tutte le forze ai piani alti si concentrano sul vicepresidente JD. Il conservatore cattolico dell’Ohio che ha incontrato Meloni prima a Palazzo Chigi, ad aprile, e poi nel trilaterale con Ursula von der Leyen a maggio, dove definì la premier “pontiera”. Adesso toccherà a lui – sperano nel partito – calcare il Ponte Sant’Angelo per portare l’America nel Castello. E dunque incidere il suo nome – anche se Vance è dell’America profonda – sulla Walk of Fame di Atreju, tra la porchetta di Ariccia e la pista di pattinaggio. Anche perché il grande nome, si sa, da mamma Giorgia se l’aspettano un po’ tutti, come regalo di Natale. Tanto le nuove leve quanto i Fratelli grandi, e di governo, che ormai sono cresciuti.