La Dc di Giorgia Meloni

Ginevra Leganza

Se il centro cattolico è in Fratelli d'Italia. Giro di idee. Da Cirino Pomicino a Casini. E poi Zecchino, Zanda, Rotondi e Mastella

Da Fratelli d’Italia a Fratelli diccì. Inaspettata evoluzione della specie. Oppure, più semplicemente, folle-folle idea di fine estate
Ma cosa ne pensano gli ex combattenti della Balena bianca dell’ultimo discorso di Giorgia Meloni al Meeting di Rimini? Del moderatismo europeista – con conseguente ovazione – che ha forse vanificato ogni altro restauro del cattocentrismo in Italia? 

 
“Rispetto all’offerta del mercato politico italiano, certamente quella di Giorgia Meloni è la posizione più in consonanza con le nostre antiche vocazioni”, dice al Foglio l’ex ministro dell’Università Ortensio Zecchino, accademico, storico del diritto penale, esponente democristiano di Ariano Irpino. “Sui temi eticamente sensibili – spiega – nessun partito, oggi, è più vicino alla Dc”. E la sinistra di  Schlein? “Schlein ha inverato la profezia di Augusto Del Noce, per la quale il Partito comunista sarebbe diventato un partito radicale di massa”. E gli altri? “Dei 5 stelle preferisco non parlare, Salvini si avvicina alle posizioni cattoliche ma con un’ostentazione  fastidiosa, mentre Forza Italia, sul piano etico, porta avanti discorsi radicali e strumentali. Resta quindi Giorgia Meloni. Che sì, ha raccolto l’eredità elettorale centrista. Del resto, c’è un’intercettazione automatica del ceto medio, che è una categoria economica non meno che spirituale. Il popolo ha individuato in FdI l’ultimo approdo  e speriamo che sia definitivo”.

 
Assai meno persuaso, benché stimolato all’idea, è l’ex ministro del Bilancio di Giulio Andreotti. Per Paolo Cirino Pomicino, “il ragionamento è paradossale, benché comprensibile”. Il punto – dice – “è che in mancanza di un centro popolare, il corpo elettorale o non vota o confluisce in un partito secondo la logica del male minore”. Che in tal caso sarebbe la logica di FdI. “Il partito di Meloni – sostiene Pomicino – raccoglie parte del consenso popolare. I tentativi di ricostituire il centro, sinora, sono stati ridicoli. E tuttavia né FdI né gli altri partiti hanno a che vedere con la Democrazia cristiana, che era la mamma della società italiana. Il leaderismo, di Meloni e degli altri, non c’entra niente con l’elezione dei segretari nei congressi. In politica estera Meloni si muove bene, ma quello è ovvio: tutti, al governo, si allineano all’atlantismo. E poiché il paese non cresce, e le circostanze sono profondamente mutate, nessun partito è davvero paragonabile alla Dc. Per quanto il ragionamento, lo riconosco, abbia una sua logica in termini elettorali”. 

  
Per Luigi Zanda, segretario e portavoce di Francesco Cossiga, nonché ex senatore e tesoriere del Pd, “la Democrazia cristiana aveva ben altre basi culturali e politiche e ben altri compagni di strada di Giorgia Meloni”. “I paragoni sono improponibili – argomenta Zanda – perché la Dc era un partito di centro che guardava a sinistra, mentre Meloni è una leader di destra che guarda al centro. Piuttosto è il Pd che dovrebbe riflettere sul discorso di Rimini...”. In che termini? “Il Meeting di Cl ha mostrato una Meloni che guarda verso il centro, molto poco salviniana. Ecco, se il Pd non esce dal suo mondo pentastellato, e non riprende l'iniziativa politica, questo posizionamento di Meloni potrebbe darle un discreto vantaggio alle prossime elezioni regionali”. 

  
Gianfranco Rotondi, da destra, concorda con l’idea che l’ideologia meloniana non sia quella democristiana. “Eppure – aggiunge – il ruolo che sta svolgendo è esattamente lo stesso nelle garanzie internazionali e nella rigenerazioni del rapporto coi corpi sociali intermedi, fulcro del collateralismo democristiano. Quanto all’elettorato moderato, dove dovrebbe andare se non in FdI? Il Pd è centrato su un radicalismo indigeribile per i cattolici. Forza Italia è diventata un cespuglio post Dc. Fallito il Pdl, FdI è quanto di più simile al partitone. E poi...”. Poi? “La Dc era il partito della nazione che il professor Giovagnoli ha definito ‘il partito italiano’. Ecco, Giorgia deve coltivare la stessa ambizione. O almeno io lo spero”. 

  
Fa eco al commento di Rotondi, Clemente Mastella, perito centrista, che dice: “Meloni conquista i moderati non tanto per la politica estera, altalenante ma migliore del previsto, quanto per Matteo Salvini, che va a destra e lascia uno spazio vuoto”. D’accordo, ma il Pd? “Il Pd, con i 5 stelle, morirà un’altra volta”. 

  
Ma alla fine, tra analisi  e suggestioni, taglia corto l’eterno ragazzo democristiano. Il senatore Pier Ferdinando Casini. Ironico, epigrammatico. “Fratelli diccì? Non commento. Preferisco non rompere quest’idillio”.