Il caso

L'imbarazzo di Giorgetti sul Mes spinge Meloni al sì alla ratifica "ma senza utilizzarlo"

Simone Canettieri

Il ministro dell'Economia spiazzato dalla Corte tedesca: "Ora penso alla manovra". Ma si era già impegnato con l'Europa. La premier sa che l'Italia non può rimanere isolata

 “Non abbiamo nulla da dire. Ci stiamo occupando della legge di Bilancio al momento”. L’imbarazzo che trapela dal ministero dell’Economia è quello di Giancarlo Giorgetti e anche del resto del governo. Adesso al Mes, il meccanismo salva stati riformato, manca solo la ratifica dell’Italia. L’alibi agitato più volte nelle settimane scorse dal titolare di Via XX Settembre non c’è più. La Corte costituzionale tedesca ha sbloccato il penultimo sì europeo, quello di Berlino, bocciando il ricorso di sette deputati liberali contro il nuovo trattato. Così in Italia la mozione di maggioranza dello scorso 30 novembre perde di significato visto che il no poggiava  sullo “stato dell’arte della procedura di ratifica in altri stati membri e della relativa incidenza sull’evoluzione del quadro regolatorio europeo”.

Il voto contrario insomma era legato alla posizione rimasta sospesa della Germania. La vicenda è pronta a investire la premier Giorgia Meloni, da sempre strenua oppositrice del Mes in compagnia di Matteo Salvini, che presto si troverà davanti a una scelta: bloccare (serve l’unanimità dei paesi dell’Eurozona) la riforma del Mes con tutte le ripercussioni europee del caso sugli altri dossier oppure buttare giù un totem in virtù della realpolitik. Dalle parti di Salvini bocche cucite. Con una postilla perfida: “Chiedete al Mef”.   

Le opposizioni sono scatenate. Specie il Terzo polo di Calenda & Renzi: “Meloni non può dire di no”. Anche perché, come ricorda Piero Fassino del Pd, “la ratifica del trattato di riforma non comporta obblighi automatici di adesione”. Il M5s punge il governo: “Ci dica cosa ne pensa, si esprima”.  Dentro Forza Italia c’è una linea ondivaga. Da sempre e storicamente il partito di Silvio Berlusconi è favorevole alla riforma del Mes. In privato diversi ministri azzurri lo ripetono anche al Foglio. Tuttavia è chiaro come nessuno al momento, dentro l’esecutivo, voglia scavalcare o, a pensare male, aiutare la premier Meloni. Il vicepremier Antonio Tajani, che sostituisce l’influenzata  presidente del Consiglio al vertice Euromed di Alicante, dice con esercizio di cautela: “Vedremo cosa deciderà il Parlamento. Ci sono delle riserve e delle perplessità anche da parte di forze politiche di maggioranza”. In quanto, continua il titolare della Farnesina, “c’è il mancato controllo di chi guida il Mes da parte del Parlamento europeo.

E’ una riforma poco europeista”. Nella Lega gli antieuropeisti convinti mettono le mani avanti. Ecco per esempio Claudio Borghi: “Hic manebimus optime, detto fra noi, la famosa Corte di Karlsruhe fino a ora non è servita assolutamente a nulla”. E qui si ritorna a Giorgetti, il ministro dell’Economia in quota Carroccio o tecnica, a seconda dei giorni, come le targhe pari e dispari della auto. Sul Mes lo scorso 8 novembre, al termine dell’Eurogruppo, ha dichiarato: “Mi attesto sulle decisioni del precedente governo, di cui facevo parte. Aspettiamo le decisioni della Corte costituzionale tedesca e poi decideremo, confermo l’impegno a ratificarlo, esattamente la posizione dello scorso governo”.  E nei giorni a seguire ha sostenuto, in asse col suo omologo di Berlino Christian Lindner, la candidatura a presidente del fondo del lussemburghese filotedesco Pierre Gramegna. Ecco perché dietro alla cautela del ministro dell’Economia in queste ore si cela anche la consapevolezza di Meloni: ratificare il Mes – per evitare grane in Europa – giurando che non sarà mai utilizzato. 

 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.