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Festival Salvini. Scavalca Piantedosi, va alla mensa dei Ferrovieri. FdI: "Senza Rixi è dimezzato"

Carmelo Caruso

Il vicepremier Interviene su tutto: economia, immigrazione, porti. Fratelli d'Italia: "Se continua non avra Rixi viceministro". Dopo il Veneto sono scontenti anche i leghisti lombardi che rischiano di restare fuori dal sottogoverno

 Se perde lui (Edoardo Rixi) come farà. Salvini non può più restare solo. Segretario, riascoltati “Se perdo te” di Patty Pravo. In FdI dicono che Salvini sia  passato dallo scostamento di bilancio allo scostamento di competenze: “Tasse, porti, immigrazione. Se sta ad allarga’”. Il pericolo: “Non si è mai visto un ministro delle Infrastrutture con un vice (Rixi) del suo stesso partito”. Salvini, se perdi Rixi, cosa farai di quel ministero, di quell’amore?

Fdi ha capito qual è la debolezza e la forza di Salvini. Si chiama Rixi. Dopo aver osservato Salvini, in modalità “scostato”, hanno pianificato la difesa: “Rischia di non averlo vice al ministero”. Al Foglio, non a caso, abbiamo definito Rixi il futuro coministro. L’agitazione del segretario non aiuta. Al partito della premier risulta sgradito questo continuo ribadire che “i porti sono miei”. Sembra la scena di Gollum del Signore degli Anelli: “Il mio tesoooro”. Tra l’altro quel galantuomo di Nello Musumeci, ministro del Mare, ieri, alla Camera, dove si votata la fiducia e Umberto Bossi notava “tosta questa Meloni”, lo ha detto: “Il mio ministero avrà sul mare solo il coordinamento. Una stamba malizioza vuole farci litigare con il collega Salvini. Ma noi non lidigheremo”. A FdI non piace la sovrapposizione di Salvini con Matteo Piantedosi, il ministro dell’ Interno che il suo mestiere, se permette, segretario, lo sa fare da solo. Piantedosi, alla Camera, si è fermato a parlare con Nicola Molteni, leghista che è dato per certo come suo vice. C’è un ostacolo.

 

Molteni è di Cantù, della provincia di Como e Como ha un altro candidato viceministro. Si tratta di Eugenio Zoffili, in predicato di andare agli Esteri. Non solo sono entrambi lombardi (i leghisti veneti: “E’ lombardocrazia!”) ma sono pure della stessa provincia. E lombardi sono questi leghisti a cui Salvini ha promesso: “Sottosegretari tutti, come minimo”. Parliamo di Dario Galli, Paolo Arrigoni. Elena Lucchini, Simone Bossi, Matteo Bianchi, Stefano Locatelli. Con loro che si fa? Ma torniamo a Piantedosi. Ascoltava l’intervento del premier mentre Salvini e il partito twittavano come forsennati (a pranzo è perfino andato alla mensa dei Ferrovieri , è Salvini ciuf, ciuf). Facevano gli avatar di Piantedosi e si prendevano il merito della sua decisione: fermare due ong. I leghisti sono angosciati. Dicono che il segretario non si focalizza sulle cose che contano. Non si è neppure accorto che, se vuole, può dire la sua su un argomento non da poco. Racconta un deputato fradell leghista: “Allo sport del ministro Abodi sarebbe stato scelto come capo di gabinetto Giovanni Panebianco”. E chi è? “Era già capo gabinetto della ministra Dadone e di Bonisoli. Era l’addetto alle epurazioni al Mibact. Area 5s. Ma non leggi Repubblica Genova? Bene, da capo di gabinetto ha prima istituito il premio Paganini, poi ne è diventato presidente e successivamente tre dei suoi collaboratori sono stati assunti”.

 

Solo per dire che la Lega se ne impipa delle ong. Vorrebbe risposte su altro. I veneti, il popolo Apache della Lega, si sono sintonizzati lunedì sera per ascoltare Salvini a “Porta a Porta”. Si attendevano pensieri stupendi sull’autonomia e li hanno invece ascoltati dalla Meloni alla Camera. Al telefono ci hanno urlato: “Ma mona di una mona, mastega brodo, perché Salvini non si occupa di asfalti e ponti anziché di economia e Guardia costiera? E’ tornato alla settimana del Quirinale. Sembra che voglia fare il governo ombra”. Segretario, c’è altro ancora. I milanesi della Lega non si capacitano di come è stata gestita la trattativa Stato-Moratti. “E’ saltata perché Salvini pensava di comunicare alla Moratti, attraverso terzi, che sarebbe stata ad di Milano-Cortina. Non ha ancora capito che deve andare in ginocchio da lei”.

 

Abbiamo sempre scritto dei veneti, ma ora anche loro, i lombardi, sono malinconici. Alla Camera abbiamo assistito a una scena che non avremmo mai voluto vedere. Stefano Candiani, uomo di partito, che abbiamo sempre schernito, non avrà nessun ruolo nel sottogoverno (che meritava) a causa della sua origine. E’ nato a Busto Arsizio. Lombardocrazia!  Massimo Bitonci, che i veneti chiamano invece Toto Cutugno (arriva sempre secondo) potrebbe andare al Mef di Giorgetti e dunque diventa Ron di “Vorrei incontrarti fra cent’anni”. Federico Freni, altro candidato al Mef, ha già fatto sapere, in tv, che per lui tutto va bene: “Mi candido solo a presentare Sanremo”. Pure la Lega è un festival. Congressi rimandati (a Vigonza) amicizie interrotte. E’ uno show. Salvini è un po’ il nostro Pippo Baudo di governo. Vuole condurre tutti i ministeri così come Baudo voleva condurre tutte le edizioni.

 

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio