Il caso

Rampelli è il primo grande sacrificato da Giorgia Meloni: storia di un parricidio

Simone Canettieri

Rieletto vicepresidente della Camera, è fuori dal governo ma spera di essere candidato alle regionali

“Per ora faccio il vicepresidente della Camera”. E’ l’unica concessione che Fabio Rampelli concede al suo futuro. Per ora è anche soprattutto il grande e primo sacrificato da Giorgia Meloni, la ragazza che ha visto crescere nella sezione di Colle Oppio insieme a un’intera generazione, quella dei Gabbiani. “Ci siamo scritti dei messaggi in queste ore”, dice Rampelli.  E fa capire che forse il rapporto fra i due si sia un po’ guastato. In molti lo davano alla Transizione ecologica, Meloni era pronta a concedergli al massimo un posto da sottosegretario o viceministro. Alla fine Rampelli per il noto orgoglio avrebbe rifiutato posizioni di ripiego.

“Non sono deluso”, dice ancora il riconfermato vicepresidente della Camera. Per chi conosce le dinamiche dentro FdI è una sorta di parricidio nell’aria da tempo. Visto da fuori è un assaggio del metodo Meloni: nessuna scorciatoia nemmeno per la “storia” personale e politica. A partire dall’ex mentore diventato forse ingombrante. Rampelli spera di entrare ancora nel governo oppure di essere candidato alle regionali del Lazio. Ipotesi che dalle parti della capa considerano remote. 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.