L'editoriale

Le battaglie sbagliate che l'opposizione ora deve cambiare

Claudio Cerasa

Che cosa faranno Pd e M5s quando si renderanno conto che  anche questa destra considera il neoliberismo un nemico e potrebbe non essere amica dei fascisti? Per incalzare il governo dovranno difendere ciò che hanno sempre scelto di combattere: il mercato

La settimana che si apre sarà probabilmente decisiva per capire che direzione prenderà il governo ma prima ancora di provare a capire quali saranno i motorini del prossimo esecutivo vale la pena provare a ragionare su un tema interessante che riguarda chi la maggioranza proverà a contrastarla. In due parole: l’opposizione. E la questione, qui, è fin troppo semplice: che opposizione sarà? Abbiamo capito che non sarà un’opposizione unitaria e il fatto che il centrosinistra sia diviso contro un avversario che considera l’incarnazione del demonio dimostra in modo plastico che in fondo gli avversari dell’opposizione sono meno pericolosi rispetto a come vengono dipinti dalla stessa opposizione. Abbiamo capito che il Partito democratico si dividerà tra chi vorrà avvicinarsi al così detto Terzo polo e chi vorrà tornare a considerare Giuseppe Conte come il nuovo punto di riferimento fortissimo dei progressisti del futuro. Abbiamo capito che il così detto Terzo polo cercherà di rubare al Pd il numero più alto di voti possibile – Matteo Renzi è arrivato a dire che alle prossime europee il così detto Terzo polo sarà il primo partito d’Italia.

 

Abbiamo capito che il così detto Movimento 5 stelle, divenuto nel frattempo il partito di Conte con qualche stellina dalemiana, cercherà di occupare lo spazio più di sinistra dello schieramento e cercherà di suggerire alla base del Pd un futuro leader compatibile con le ambizioni del Movimento 5 D’Alema. Abbiamo capito tutto questo, e non ci voleva molto, ma ciò che risulta invece più difficile da capire riguarda un problema non di poco conto relativo a un altro tipo di posizionamento delle opposizioni, rispetto alla minaccia sovranista. E il punto in fondo è semplice: ma una sinistra che ha costruito la sua opposizione alla destra scommettendo sulla lotta contro il fascismo e sulla battaglia contro il neoliberismo cosa farà quando si renderà conto che essere fascisti e neoliberisti è una contraddizione politica e culturale e quando si renderà conto che la destra sovranista oltre a non essere fascista, almeno si spera, non farà nulla per essere amica del neoliberismo? In altre parole: cosa faranno gli alti (e bassi) dirigenti del Pd e del M5s quando si renderanno conto che il nemico che hanno disegnato di fronte a loro si presenta in un modo molto diverso rispetto a come lo avevano immaginato? E cosa faranno il Pd e il M5s quando si renderanno conto che la destra sovranista e nazionalista, essendo intrinsecamente statalista e antimercatista, considera il neoliberismo un nemico contro cui combattere, considera la globalizzazione un guaio contro cui guerreggiare, considera il mercato un male da cui fuggire, considera la concorrenza come una gatta da pelare e considera le liberalizzazioni come un pericoloso vizio da cui tenere lontana l’Italia? E cosa faranno, il Pd e il M5s, quando si renderanno conto che per combattere la destra nazionalista occorrerà – oltre che concentrarsi sul tema dei diritti, of course – anche far emergere le posizioni fuori dal mondo della destra nazionalista sui temi economici?

 

E cosa faranno i campioni del progressismo quando si renderanno conto che combattere la destra sovranista significa essere alternativi anche alle politiche no global fatte proprie in questi anni da Salvini e Meloni, che come accadeva anni fa ai tempi di Porto Alegre considerano da molto tempo la globalizzazione come un frutto avvelenato del cospirazionismo universale? I nemici di Meloni e Salvini, in questi mesi, hanno costruito le fondamenta di un’opposizione alla destra sovranista scommettendo sulla presenza, sulla scena pubblica, di una destra putiniana, a vocazione orbaniana, nemica dell’antifascismo, nemica dell’Europa e amica del neoliberismo. L’orbanismo di Meloni e Salvini è possibile che non verrà rinnegato fino in fondo ma se la destra di Meloni e Salvini dovesse essere europeista sull’economia (Giorgetti), dovesse essere non putiniana sulle sanzioni (e sulla difesa dell’Ucraina), dovesse essere non amica dei fascisti (avere degli ex fascisti al governo non significa avere un governo di fascisti) e dovesse essere così lontana dalle pratiche neoliberiste al punto da entrare in sintonia su alcuni temi persino con i sindacati (sulle pensioni, per esempio) per l’opposizione la strada sarà difficile almeno per due ragioni.

 

La prima ragione ha a che fare con l’incapacità di fare squadra. La seconda ragione ha a che fare con la necessità di riconvertire con urgenza la propria produzione, di cambiare paradigma, di lasciare da parte le battaglie fuffa, di non assecondare le stupidaggini contro il neoliberismo e di mettere in campo un’alternativa più europeista che antifascista per incalzare il governo su tre battaglie cruciali: più crescita per avere più lavoro, più produttività per avere salari più alti, più concorrenza per avere minori diseguaglianze. Il futuro dell’Italia, in fondo, passa anche da qui. E chissà se i fenomeni dell’opposizione si renderanno conto che per non sfasciare l’Italia occorrerà difendere anche tutto ciò che il mondo progressista ha sempre scelto di combattere: il mercato, bellezza.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.