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Salvini, il "pataccaro" Rai. Parla di abolire il canone, ha contribuito ad affossare l'azienda

Carmelo Caruso

Prima dice che vuole abolire il canone, poi precisa di toglierlo dalla bolletta (cosa che deve essere fatta per sentenza europea). I feudi leghisti in Rai, vecchi e nuovi

L’ha occupata come tutti, l’ha spolpata come tanti e ora se ne serve come dispositivo finale: “Faremo una battaglia sulla Rai”. Fissate il verbo che Matteo Salvini ha utilizzato a Pontida prima e quello che ha utilizzato dopo e comprenderete di che materia sono fatti i suoi sogni (elettorali). “Aboliremo il canone Rai” è il primo. “Toglieremo il canone Rai dalla bolletta” è il secondo. L’ha cambiato per astuzia. Nel primo caso “abolire” equivale a chiudere la Rai, liquidarla, venderla come l’Alitalia. Nel secondo caso vi sta invece prendendo in giro e trattando da imbecilli. E’ un barbatrucco.

 

Togliere il canone dalla bolletta è diverso dal cancellarlo per sempre. Si tratta di una frase “crosta”, come i finti Van Gogh che vendono i pittori della domenica. Il canone non è Salvini che lo “toglierà” qualora dovesse andare al governo ma deve essere tolto dalla bolletta a prescindere da chi sarà al governo. Lo ha stabilito una sentenza europea ed è la vera ragione per cui la Rai rischia di spegnersi. Salvini ha tirato fuori la Rai dal suo sacco da ciurmatore perché sa che la Rai è condannata a cercare altrove le sue risorse e perché il cinema e la televisione gli hanno dato ultimamente alla testa. Si crede ormai un incrocio tra Ettore Bernabei e Francis Ford Coppola.

 

Grazie alla sua factory di sceneggiatori, aiuto registi, la “Salvini-Goldwyn-Mayer”, ha girato nientemeno che un cortometraggio ispirato alla vicenda di Albino Ruberti, il capo di gabinetto  di Roberto Gualtieri, quelli del “o ti inginocchi o ti sparo”. Da ieri lo diffonde sui suoi canali social che sono ridotti, d’essai, rispetto a quelli multisala di Giorgia Meloni. Per illustrare il suo grande piano “dis-industriale” Rai, Salvini, sta mandando avanti uno dei suoi eminenti pensatori. Si chiama Alessandro Morelli, l’uomo che nella Lega si occupa di comunicazione (era il direttore di Radio Padania, quello che boicottava il discorso di fine anno di Napolitano).

 

Tra le proposte del ticket Morelli-Salvini c’è la dismissione delle sedi  di Milano e Venezia. In laguna, la Rai possiede infatti Palazzo Labia a Cannaregio. E’ un palazzo con affreschi del Tiepolo. Sarebbe interessante sapere se questo duo, Salvini-Morelli, abbia chiesto il parere dell’ammiraglio Luca Zaia, uno che per colpa di Salvini, delle sue scelte, dopo anni di buongoverno deve sentirsi insediato da parvenu d’Italia, la goletta dei meloniani veneti.

 

Un’altra proposta, sempre del trust leghista, è chiudere reti e permettere alla Rai di raccogliere più pubblicità. Si vuole dunque mettere in discussione il tetto  quello per cui si sono battuti Mediaset e il Gruppo Cairo. E’ come ridisegnare le cartine geografiche, il sistema radiotelevisivo, con la matita dopo aver contribuito a scarabocchiarlo e sfasciarlo. La Rai che oggi Salvini vuole liberare per liberarci è la stessa Rai che lui ha lottizzato come e peggio del Pd. Per gli smemorati: ha piazzato come presidente della Rai, Marcello Foa, uno che si stava facendo turlupinare da una finta mail spedita da un finto Giovanni Tria (all’epoca ministro dell’Economia).

 

C’è stata un’indagine della procura di Roma e un’altra interna che deve ancora fare luce. Ma c’è tanto altro “verde Salvini” in Rai. Avendo i leghisti una chiara passione per la radio, in Rai, hanno costruito una specie di Radiofreccia del Capitano ormai mozzo. Si tratta di Isoradio, una propaggine che potrebbe benissimo essere guidata da un caporedattore anziché da un direttore con vicedirettori al seguito. La direttrice è oggi Angela Mariella, che Salvini vuole già mettere al posto di Gennaro Sangiuliano, al Tg2.  Isoradio è stata negli anni trasformata da radio di informazione e mobilità, in IsoSalvini. A Simona Arrigoni, testimone di nozze del deputato leghista Marzio Liuni, è stata affidata una trasmissione, “Colazione da Simona”, così come ne era stata affidata una a Roberto Poletti, biografo ufficiale di Salvini, prima di finire a Unomattina. Durante la direzione leghista, Isoradio è riuscita afarsi superare da Rtl nel rapporto con Autostrade. La sua debolezza ha perfino spinto l’Aci a farsi una radio tutta sua. La Lega che fa l’anti Rai si è accaparrata la direzione di Rai 1 (Teresa De Santis, oggi a Raicom) quella del Tgr (direttore e condirettore, un inedito per il tempo). La Lega vanta al momento un vicedirettore come Milo Infante ma anche un corrispondente di area, a New York.

 

E’ Claudio Pagliara che non vuole dividere lo studio con Lucia Goracci, altra corrispondente che in questo momento è in ferie “diplomatiche”. La Rai per seguire il viaggio di Mario Draghi ha dovuto “rafforzare”, si dice in questi casi, la squadra, e spedire giornalisti da Roma: viaggio, note spese … Non si potrebbe partire da questo? Salvini neppure sa che la Rai ha appena lanciato una campagna (un giorno) per contrastare gli sprechi energetici in azienda. Basta passare lungo Viale Mazzini, a via Teulada o Saxa Rubra, per accorgersi quanta energia spreca la Rai.  Si dice che si stia disperatamente cercando un ruolo per Salvini. Ebbene, questa sua ultima passione per la Rai è la grande occasione per Giorgia Meloni: nomini Salvini in Rai come addetto spegni luci.

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.