Il congresso della Lega

Rovesciare Salvini: congressi, firme, nuova fondazione. Tecnica di un colpo di partito

A Pontida 200 bus ma dalle federazioni prenotano quelli da nove posti

Carmelo Caruso

Sogna il Viminale ma Giorgia Meloni, e non solo, lavora per non farlo arrivare. L'ipotesi del ministero dell'Istruzione. Se non sarà congresso si lavora a una Lega dopo la Lega. Fedriga è pronto

E’ rimasto solo lui a non accorgersi che il problema è lui. A Milano, Venezia, Torino chi si avvicina ai banchetti della Lega oggi dice: “Io non vi voto finché c’è Matteo Salvini”. Nella chat dei parlamentari leghisti, quando aveva tagliato la barba, avevano cominciato a chiamarlo “il macaco” come lo sparring partner del cantautore Paolo Conte. A Pontida sono attesi 200 bus ma nessuno dice che le federazioni stanno prenotando bus da nove posti. La Lega non vuole andare al governo. La Lega vuole “rovesciare” Salvini.

 

Lo vuole fare attraverso un congresso, tramite la disobbedienza. In Veneto gira l’idea di “una raccolta firme”. Innanzitutto, il Viminale gli è precluso. Deve averlo annusato pure lui. Nei corridoi dove si compone la prossima squadra di  governo viene anticipato che “Salvini non ci andrà: o lo capisce da solo o glielo faranno capire”. Significa tenerlo lontano dai ministeri sensibili. Sono quelli che hanno accesso al Consiglio Supremo di difesa: Interno, Esteri, Economia, Difesa, Sviluppo Economico. All’Interno, oltre al nome del prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, si fanno quelli di Giuseppe Pecoraro e di Alfredo Mantovano, una personalità particolarmente gradita alla Meloni. Il nome di Salvini non c’è anche perché non è più apprezzato dai sindacati di polizia.

 

Quella che si sta per dire non è una fantasia. Nel partito c’è chi confida, e confida con cognizione, che si “ragiona se mandare Salvini alla Cultura o all’Istruzione”. Alla solo idea, Dario Franceschini potrebbe collassare. Non è un caso che in queste settimane, Salvini, parli di cultura e istruzione. Una delle sue proposte è quella di “eliminare il numero chiuso in medicina”. E va detto che Salvini ricicla. Si tratta infatti di un ddl di un deputato, Paolo Tiramani, che lui ha lasciato a casa.

 

La Lega è piena di ottime proposte di legge di cui Salvini neppure conosce l’esistenza. Non si è mai accorto che la Lega faceva la sinistra prima della sinistra. Si prenda questo disegno a firma del vicesegretario Andrea Crippa e di Massimiliano Fedriga: “Disposizioni per contrastare la delocalizzazione delle attività produttive”. Un altro ddl era quello di Guido Guidesi (“Introduzione dell’insegnamento dell’educazione ambientale”), uno che Salvini ha fatto dimettere da deputato e spedito a fare l’assessore in Lombardia,  “ovviamente per valorizzarti meglio”. Da anni Salvini mastica anche l’aria, distrugge il buono. Luca Zaia, ieri, ha dovuto rilasciare un’intervista al Corriere per “riprendersi” la battaglia dell’autonomia che Meloni, abilmente, in visita in Veneto, ha tentato di “confiscare”.

 

Nella Lega, al nord, viene citato un passaggio de “Le uova del Drago”, il libro di Pietrangelo Buttafuoco (La Nave di Teseo). Si estrapola e lo si trasla. E’ un capoverso dove si racconta di “uova” intese come “focolai di germinazione rivoluzionaria (…) uomini, mezzi e forze di mobilitazione: monadi autonome, da preservare e occultare per preparare al riscatto della missione”. Nella Lega quelle forze ci sono e studiano da mesi come rovesciare “il macaco”.

 

Di Lega ce ne sono due. Esiste la vecchia Lega, quella zavorrata dai debiti, ed esiste la Lega per Salvini premier. Convocare il congresso della Lega è semplice. Lo potrebbe fare anche l’antico Umberto Bossi. Ma servirebbe a poco. La vecchia Lega è impastoiata nei tribunali. La Lega per Salvini premier è invece sequestrata dai “compagni di serata” di Salvini, anche se, dopo il 25 settembre, è da vedere quanti vorranno ancora ascoltare “Certe notti” con Salvini.

 

A dicembre scadono i suoi tre anni da segretario. Solo Salvini o il consiglio federale possono convocare il congresso. Nel federale siedono i vicesegretari (Crippa, Giancarlo Giorgetti, Lorenzo Fontana) oltre ai segretari regionali che sono stati tutti nominati da Salvini (sono quasi tutti commissari) e dieci membri eletti. Chi volesse conoscere i nomi rimarrebbe deluso. Sul sito della Lega per Salvini premier non c’è l’elenco di questi famigerati membri eletti. Se chiedete a un leghista “ma chi siede nel Consiglio federale?” non sa neppure rispondervi. Recuperando vecchi dispacci di agenzia qualcosa si può ricostruire: c’è sicuramente Roberto Calderoli oltre ai presidenti di regione della Lega. Ogni volta che a Salvini viene chiesto: “Segretario ma i congressi?” lui risponde “sono partiti”. Ha ragione sono scattati quelli di sezione che non modificano l’architettura del comando, vale a dire la testa: Lui. La caduta di Salvini può avvenire per moto di popolo.

 

Deve esserci, come accadde con Roberto Maroni, una figura che deve limitarsi a dire: “Io sono pronto”. Quella figura è per tutti Massimiliano Fedriga, il “duca”. Ha il problema di mettere in sicurezza la sua regione che il prossimo anno andrà al voto. La caduta di Salvini è una priorità della Meloni. Ha un “telefono rosso” con  Giorgetti e Fedriga. Al primo vuole ritagliare un ruolo di primissimo piano per fargli svolgere il ruolo di anti Salvini di governo. Il secondo è l’anti Salvini del centrodestra. Il 26 settembre potrebbe accadere anche altro: potrebbe essere superflua la Lega. Importanti banchieri, a Milano, dicono già: “La Lega è ormai fané. Che si chiami Lega ha poca importanza. Serve una pattuglia di parlamentari che difendano gli interessi del nord. Serve una Lega oltre la Lega, una nuova cosa. Va demolita la casa”. Salvini aveva visto giusto. Tutto comincia e finisce con la ruspa.

Di più su questi argomenti:
  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.