I "compagni Cienfuegos"

Fratoianni dà buca a Letta e flirta con Conte. Nel Pd è rivolta contro la "tribuna"

Carmelo Caruso

Sinistra Italiana si allontana e guarda al M5s. Provenzano media. Calenda chiude. Nel Pd la paura per il diritto di tribuna: "Quanto sangue dobbiamo versare?"

Ingrao, pensaci tu! Come può definirsi comunista uno che di fronte al nemico, al Kapitale Calenda, anziché combattere, dichiara: “Sono a disagio”? L’alleanza tra i “Compagni Cienfuegos” (Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli) ed Enrico Letta è stata rinviata. La corazzata Fratoiankin, dopo il patto Pd, Azione, +Europa, comunica che “le condizioni sono cambiate” e che dunque “sono in corso riflessioni e valutazioni che necessitano tempo ulteriore”.

 

Oggi Letta-Fratoianni potrebbero incontrarsi. Spiega un dirigente del Pd, che conosce la lingua Cohiba (e si intendono i sigari di Fidel Castro) che la situazione non è seria, ma solo di sinistra: “Il 30 per cento dei seggi è stato assegnato a Calenda. Fratoianni vuole almeno il 20 per cento del nostro 70 per cento. Luigi Di Maio ha il diritto di tribuna. Se continua così vado a vendere bibite”.

 

Erasmo Palazzotto che è stato eletto con Si, ma che aveva fatto parte di Leu, partecipato alla nascita di Sel, e oggi aderito al Pd, garantisce che ci sono i margini perché “la trattativa riprenda”. Ci sta lavorando Peppe Provenzano su incarico di Letta. Il sospetto è che Si e Verdi vogliano Giuseppe Conte. Bonelli l’ha pure proposta: “Facciamo l’alleanza tecnica con il M5s. E’ più facile”. Il Pd: “Sceglierebbero Di Battista, quello che racconta il miracolo russo”. Si dice che Si valga più del 3 per cento. Una volta era l’ago, ora sono  “i Bob Marley della bilancia”.


Non li vuole perdere Letta, non li vuole perdere il socialista Andrea Orlando, non li vuole perdere neppure Base riformista perché se “se la sinistra del Pd si indebolisce troppo oggettivamente non abbiamo più amici-nemici da combattere”.

 

Chiara Gribaudo, che nel Pd è la corrente Kuliscioff, oltre a essere l’esperta di welfare, si augura che “Enrico riesca a chiudere anche con Nicola (Fratoianni). Occorre la gamba di sinistra”. L’altra sera, uno dei militanti del partito di Fratoianni ha raccontato, sulla sua pagina Facebook, la vita agra dei “Compagni Cienfuegos”: “Oltre 13 ore di analisi e discussioni, oltre 80 interventi in due giorni di densi e faticosi confronti, all’interno di Sinistra Italiana, si sono conclusi intorno alla mezzanotte con la presentazione di due dispositivi politici accomunati dall’iniziale volontà di ricomprendere il M5s ma profondamente differenti nell’esito concreto”.

 

Se Calenda non li buliza (come direbbe Conte) è solo perché è troppo impegnato sul suo profilo Twitter. Risponde a tutti i delusi: è il call center di se stesso. Ironia a parte, si può chiedere tutto, anche la luna come Ingrao, ma chiedere a Letta di “dire qualcosa di sinistra e di ecologista”, dopo essere stato accusato da tutta la destra di essere un estremista di sinistra, supera perfino “Ecce Bombo” di Nanni Moretti. Lo ha chiesto la co-portavove dei Verdi Europei, Eleonora Evi.

 

Palazzotto che nel Pd adesso ci sta una meraviglia spiega: “Non sono stato io ad andare verso il Pd. E’ stato il Pd che è venuto verso me. Ha sconfessato Minniti, parla di diritti civili, cannabis. Più di sinistra di così?”. Occuparsi di questa parte di mondo, per i giornalisti, è stupendo. A sinistra inventano, litigano, sperimentano. Sono quello che in letteratura è stato il Gruppo 63, l’avanguardia. Si prenda il “diritto di tribuna” offerto a Luigi Di Maio, che, dice un deputato Pd “lo sanno tutti che ormai è la più giovane riserva della Repubblica. Di Maio è il nuovo Fini”.

 

Alla Camera, Riccardo Fraccaro, uno che ai tempi del Quirinale era pronto a offrire un pacchetto di voti a Matteo Salvini passa ormai tutte le sue giornate a parlare con i leghisti. Cerca il vicesegretario Andrea Crippa, uno bravo, uno che mette le mani nelle liste. Un antico grillino l’ha buttata lì: “Vuoi vedere che Fraccaro sta cercando il diritto di tribuna nella Lega?”. Il diritto di tribuna è già la Sea Watch, il gommone di tutti e lo ha inventato il Pd. I diritti andrebbero versati nelle sue casse. Sinistra Italiana ha già detto che vuole correre con il suo simbolo, e questo è già un problema in meno, ma con Di Maio come si fa? Le puntate nel Pd: “97 per cento accetta diritto di tribuna. 3 per cento non accetta. Il tre per cento (il suo partito) non lo supera”.

 

Oggi, alla Camera, Letta ha incontrato sia Di Maio sia Tabacci. Nel Pd cercano di convincere entrambi “che con Pizzarotti siete forti. Non c’è dubbio”. E lo fanno perché questo “diritto di tribuna” si sta trasformando in uno stadio. Di Maio non può abbandonare Laura Castelli, Lucia Azzolina, Vincenzo Spadafora. Ci sono poi Crippa, D’Incà … Il diritto di tribuna è concetto a ventaglio tanto che i deputati Pd, e non sono quelli che abbiamo citato (chi non ha paura di parlare è sempre chi non ha bisogno di tradire) dicono: “Credevo fossimo un partito. Da quando siamo diventati un ente di beneficienza?”.

 

La cattiveria che gira, ed è davvero una cattiveria, ma simpatica, è questa: “Ho una casa da vendere. Cerco compratore del Pd. Come fanno le trattative loro…”. E si riferiscono a quella di Calenda che è già per tutti “squilibrata”, “eccessiva”. Lo sa anche Letta che, qualora dovesse andare male, verrà fucilato. A destra si chiama “alleanza” qui è già definita “donazione di sangue”. Il 12 agosto tutti i parlamentari del Pd attendono di conoscere quanto sangue “abbiamo dovuto versare per l’Italia”. Se va male, sarà rimproverato di aver preferito Calenda ai “compagni Cienfuegos” che sono “l’altra gamba”. Una soluzione ci sarebbe. La propone sorridendo, e quanto serve di questi tempi, Stefano Ceccanti: “Serve una gamba rossa? Vabbé mal che vada la tingiamo”.
 

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.