Il caso

Draghi sale al Colle: 48 ore per evitare la crisi. Segnali a Conte, "ma voti la fiducia"

Simone Canettieri

Il premier di nuovo da Mattarella. Berlusconi, Salvini, Renzi e Di Maio spingono per un Draghi-bis senza grillini. L'ex banchiere: "La crisi ora è da irresponsabili". Il capo del M5s nel labirinto

Gioca d’anticipo – anche sull’atteso comunicato  di Totti e Ilary – e sale al Colle alle 19. Mario Draghi non si sa se voglia divorziare anche lui, in questo caso dal M5s o forse proprio dal governo, ma la mossa del premier attesa per giovedì viene anticipata di tre giorni. Si accende così un lunedì in apparenza placido. Nei fatti è una reazione a quanto accaduto nel primo pomeriggio alla Camera, con i grillini che non partecipano al voto finale sul decreto Aiuti da 19 miliardi di euro (ufficialmente per il termovalorizzatore di Roma) e Forza Italia, da Silvio Berlusconi a scendere, che chiede “una verifica”. Parola che a Palazzo Chigi suona barocca, incomprensibile, foriera di una palude più che prossima. Sicché ecco la scelta di Draghi di andare di nuovo a colloquio con il capo dello stato, come avvenuto lo scorso 30 giugno, quando dovette abbandonare in fretta e furia il vertice Nato di Madrid per un’intervista del sociologo Domenico De Masi che lo accusava di sparlare di Giuseppe Conte con Beppe Grillo. Avvisaglie di una crisi che almeno a parole inizia a prendere forma. I grillini ieri sera ancora non sapevano cosa faranno giovedì in Senato, quando ci sarà il voto unico, al contrario della Camera, sul dl Aiuti. Per Palazzo Chigi non esiste uscire dall’Aula.  

Draghi assiste alla possibile implosione della maggioranza e balcanizzazione dei partiti con l’aria di chi non ha intenzione di impolverarsi la giacca sotto le macerie. Prima di salire al Quirinale incontra due ministri. Il primo è Roberto Speranza per fare il punto sulla pandemia che sembra aver ripreso a scorrazzare.

Il secondo è Andrea Orlando, titolare del Lavoro, con il quale oggi incontrerà i sindacati. Sulla carta è una  mano tesa verso le richieste di Conte  per restare al governo. Orlando e dunque il Pd, mentre tutti gli altri partiti attaccano il M5s e lo spingono fuori dalla maggioranza, sono al lavoro comunque per un gesto distensivo. Oggi con i sindacati si parlerà di “contratto prevalente” per un milione di lavoratori sottopagati (minimi salariali), di taglio del cuneo fiscale (da inserire in legge bilancio) e del rinnovo dei contratti per 8 milioni di lavoratori. “Se ci saranno evoluzioni positive sul sentiero della politica sociale, che questo governo ha già imboccato, sarà un bene per tutti”, spiegano da Palazzo Chigi. Ma evidentemente i tentativi di gettare acqua sul fuoco non hanno sortito gli effetti desiderati (compreso l’annuncio del sottosegretario Roberto Garofoli di un nuovo decreto per le famiglie da 8-10 miliardi) se poi alla fine Draghi ritorna al cospetto di Sergio Mattarella. La maggioranza ribolle. La Lega con Matteo Salvini promette lealtà all’esecutivo, plaude all’iniziativa del Cav., annuncia barricate su cannabis e ius scholae. Anche Matteo Renzi si aggiunge alla richiesta di Forza Italia di mettere in piedi una bella verifica, specificando che “si può andare avanti anche senza il M5s”.

E questo sembra essere il pensiero anche della neo pattuglia di parlamentari guidata da Luigi Di Maio, che potrebbe ingrossarsi ancora di più in caso di strappi del M5s. Avanti senza grillini, dunque. Che poi è l’auspicio di molti, se non di quasi tutti, eccetto il Pd. Se è vero che radio-Transatlantico già divide le spoglie governative dei pentastellati con la ferocia di chi assale una carcassa: Enzo Amendola ai Rapporti con il Parlamento, Valentina Vezzali promossa a ministro dello Sport e politiche giovanili, la Lega, prima forza di maggioranza, che si acchiappa l’Agricoltura. E a seguire cinque sottosegretari da spartirsi. Ma tutto questo nel nome di Draghi? L’ex banchiere durante la visita al Colle, durata circa un’ora e focalizzata anche sui temi di politica internazionale, dice al capo dello stato di essere pronto a venire incontro a Conte, ma che se passa questo metodo la navigazione da qui alle elezioni rischia di diventare impossibile. Sullo scostamento di bilancio Draghi sembra inamovibile: non esiste. Ma sono dettagli perché adesso le spine arrivano anche dal resto della maggioranza, stanca del metodo Conte. E desiderosa di un governo senza il M5s. Ammesso che il premier  ci stia

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.