Il caso

Domenica di ballottaggi, tra centrodestra in crisi e scissione del M5s

Simone Canettieri

Si vota in 13 capoluoghi. Verona e Parma sono lo specchio della crisi fra Salvini, Meloni e Berlusconi. Sussulti nel Carroccio: torniamo alla vecchia Lega Nord. E Letta chiude con Calenda a Lucca

Sono sfide locali che hanno subìto il tramestio della politica nazionale. Domenica si vota in tredici capoluoghi, sfide che galleggiano nel caos delle coalizioni. La scissione grillina – ieri il premier Draghi ha assicurato che non ci saranno rimpasti – impatta zero anche sulle urne. Il M5s non ha candidati a sindaco in corsa e già al primo turno ha dimostrato di essere marginale. Lo sa bene Enrico Letta, segretario del Pd, che non a caso ha chiuso la campagna elettorale a Lucca con Carlo Calenda. Entrambi sostengono Francesco Raspini. Gli sguardi sono invece puntati tutti sul centrodestra. A partire dalla sfida di Verona. Ieri mattina Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno prodotto un video di quattro minuti per lanciare un appello all’unità in vista delle amministrative. La clip, aperta dalle parole del Cav., racconta meglio di qualsiasi editoriale il clima che si respira nel centrodestra: tregua finta, montata ad arte. Il video, dettaglio non banale, fino a ieri sera era stato condiviso solo sui social del leader di Forza Italia. Gli altri due partner della traballante coalizione non lo hanno fatto. Insomma, sarà una fatal Verona per il centrodestra? Federico Sboarina, ora di Fratelli d’Italia e sostenuto anche dalla Lega, nonostante gli input meloniani ha rifiutato l’apparentamento con Flavio Tosi, ex sindaco del Carroccio e neo alfiere azzurro. Sembra un assist a Damiano Tommasi. Anche per questo motivo si sono tenuti alla larga dalla città di Romeo e Giulietta. Caso simile a Parma dove il civico forzista-leghista Pietro Vignali non ha avuto nemmeno al secondo turno il sostegno del candidato di FdI. Dinamiche che nella piccola Viterbo hanno tenuto il centrodestra fuori addirittura dal ballottaggio. Dal Nazareno hanno buone percezioni per Verona, Parma, Piacenza, Como e Cuneo. Per il resto, a partire da Catanzaro, unico capoluogo di regione, da lunedì si farà la conta dei vinti e dei vincitori. Nella Lega c’è molto fermento. Da settimane il vecchio fronte del nord mastica amaro contro Matteo Salvini. I parlamentari in queste ore cercano e si sfogano con Dario Galli, ex viceministro al Mise, e molto legato al ministro Giancarlo Giorgetti. C’è sofferenza e voglia di fare qualcosa contro la linea salviniana, visto che il progetto nazionale è in sofferenza. E potrebbe tornare utile la battaglia legale del vecchio bossiano Gianluca Pini: si è rivolto al tribunale per scongelare la Lega nord.

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.