Quattro casi strani

I luoghi dove la destra sostiene “uno di sinistra”

Marianna Rizzini

Taranto, Viterbo, Carrara e Catanzaro. Viaggio nell'Italia delle amministrative in cui Lega, Forza Italia e Fdi appoggiano ex avversari (e spesso vanno uno contro l'altro)

“La città gentile rinasce”, dice lo slogan di Valerio Donato, candidato sindaco a Catanzaro e professore universitario con storia Pd, famiglia di sinistra, tessera del partito fino a marzo di quest’anno (poi stracciata) e presenza in campo con sostegno di Lega e Forza Italia, che l’hanno fortemente voluto. “Città gentile” e “candidatura civica”, dice Donato, che già a inizio aprile apriva la campagna elettorale ribadendo di “non essere un candidato del centrodestra”, ma di aver preferito “non essere un candidato del centrosinistra”: “Ho preparato una bozza di linee di programma, un’idea di città e l’ho sottoposta a tutti i gruppi e ai partiti politici oltre che a tutti i cittadini”, era stata la sua dichiarazione d’intenti; “dunque una proposta civica che allo stato ha raccolto molte simpatie. E questo, ovviamente, dà fastidio a molti”. In primo luogo ha dato fastidio ai Cinque stelle, alleati del Pd (non senza patemi), subito innalzatisi ad accusare Donato di avviarsi verso il Papeete (a Catanzaro in ogni caso il centrosinistra candida un altro docente universitario, Nicola Fiorita – e chissà, si domandano in città, i due magari possono finire al ballottaggio).

 

Caso strano, anzi stranissimo, anche a Carrara, dove il centrodestra si presenta diviso, con la Lega da una parte e gli alleati dall’altra. Fatto sta che, dal lato Meloni-Berlusconi-Toti, il candidato risponde al nome di Andrea Vannucci, ex vicesindaco con un passato ulivista e dem, e con tanto di lotta in tribunale, nel 2017, tra Pd di Carrara e Pd toscano, proprio attorno all’allora candidatura di Vannucci, scelta senza primarie: da lì una lunga querelle, con commissariamento del partito locale e successiva cancellazione dello stesso.

 

E se ci si sposta di nuovo al Sud, a Taranto, il caso strano assume il nome di Walter Musillo, già uomo del Pd, ex segretario locale, ora sostenuto da un centrodestra in questo caso unito. “Nel Pd ho conosciuto venti cialtroni e migliaia di persone per bene”, ha detto Musillo: “Io non rinnego assolutamente la mia storia, come non la rinnega nessuna lista o partito che mi sostiene: abbiamo semplicemente stabilito patti chiari sulla scrittura di un programma che mira solo e soltanto il bene esclusivo della città. Tutti abbiamo fatto non un passo indietro, ma un passo in avanti perché abbiamo un unico obiettivo. Del resto mi chiedo se davvero, in questi quattro anni, questa amministrazione abbia fatto qualcosa di sinistra”. Lo chiama “esperimento”, Musillo, e non tutti sono d’accordo.

 

Risalendo lungo lo stivale, più d’uno, intanto, ha strabuzzato gli occhi in quel di Viterbo, e non perché il centrodestra corra diviso, con Giorgia Meloni da un lato, a sostegno di Laura Allegrini, e Lega e Forza Italia dall’altro, con Claudio Ubertini. Non è questo il punto: dopo le elezioni provinciali, infatti, l’ex sindaco di Forza Italia Giovanni Arena, dimessosi per sfiducia da parte della sua maggioranza, da Forza Italia è uscito, per poi ricomparire alla testa di una lista civica che appoggia ora la candidata del centrosinistra unito Alessandra Troncarelli, assessore regionale nella giunta di Nicola Zingaretti.

 

E insomma alla fine, visti da fuori, i casi strani portano tutti alla domanda: ma perché il centrodestra si trova costretto, in molti casi, sul piano locale, ad appoggiare candidati con storia di sinistra? “Mancanza di profili sul territorio”, dice un insider, “con persone non abbastanza radicate o non ancora pronte all’entità delle sfide in campo”. Fatto sta che c’è chi, nel centrodestra, teme che la tendenza a guardare altrove possa diventare endemica. E se diventa endemica, dice un esponente di uno dei partiti coinvolti, “non pagherà certo il prezzo più alto Giorgia Meloni, che una sua classe dirigente in qualche modo l’ha sempre avuta, ma i moderati”. E però, nei giorni scorsi, più volte, il delegato di Forza Italia agli Enti locali Maurizio Gasparri aveva detto che l’appoggio eventuale a nomi di centrosinistra significava mettere in pratica la decisione di allargare il bacino di consensi del partito. Intanto nel Pd commentano: “Il centrodestra in varie regioni non ha classe dirigente, punto”.

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.