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Con un tesoretto di 20 miliardi si può fare la rivoluzione fiscale

Claudio Cerasa

Grazie a una condizione economica migliore delle attese, l’Italia oggi ha una riserva speciale da spendere pari all’1,2 per cento del pil: un’occasione d’oro per una poderosa operazione di abbattimento delle tasse

La giornata di oggi sarà importante per ciò che ci diranno le città arrivate al ballottaggio sulla salute dei partiti italiani e non c’è dubbio che una vittoria del centrodestra a Torino e/o a Roma renderebbe la tornata delle amministrative un po’ meno festosa per il Partito democratico. La giornata di oggi però sarà importante anche per un’altra ragione e quella ragione è legata a una partita cruciale che con le amministrative c’entra fino a un certo punto e che coincide con la capacità che avrà il governo Draghi di affrontare i prossimi due mesi non limitandosi a galleggiare.

  

Certo, all’ordine del giorno ci sono temi molto importanti da monitorare. C’è l’ultimo miglio della campagna vaccinale, ovvio. C’è la gestione del green pass nei luoghi di lavoro, chiaro. C’è il fondamentale monitoraggio dei progetti del Recovery e non tutto qui va per il verso giusto (a sei mesi dall’approvazione del Recovery ci sono ministeri molto importanti, da quello per l’Agricoltura al Mite passando per il Mibact, che si trovano in ritardo sulla scrittura dei bandi per assegnare le risorse).

 

L’opportunità di usare  i 20 miliardi per rivoluzionare il fisco, abolire l’Irap, riformare l’Irpef, superare la stagione delle 540 pagine annuali offerte dall’Agenzia delle entrate ai professionisti del settore per illustrare tutte le agevolazioni fiscali presenti nel nostro paese e abbassare le tasse in modo strutturale

 

Ma accanto a tutto questo c’è una partita che la politica sembra aver messo da parte e quella partita ha a che fare con un unicum della nostra economia: non sapere che cosa fare con tutti i soldi che l’Italia ha a sua disposizione. La storia è questa ed è una storia che vale venti miliardi di euro. Venti miliardi, rispetto ai 220 del Recovery, possono apparire come bruscolini ma quei 20 miliardi di cui parliamo oggi sono 20 miliardi speciali che la maggioranza di governo si ritrova a gestire  in modo quasi casuale. I 20 miliardi coincidono con il così detto margine fiscale imprevisto e quel margine lo si ricava calcolando la differenza tra il quadro macroeconomico programmatico e quello tendenziale. Grazie a una condizione economica migliore delle attese l’Italia oggi ha un tesoretto da spendere pari all’1,2 per cento del pil e per la prima volta da trent’anni a questa parte le forze politiche dovranno avvicinarsi alla legge di Bilancio non mosse dalla necessità di tagliare qualcosa per far quadrare i conti ma spinte dalla possibilità di poter spendere a proprio piacimento il tesoretto messo da parte.

 

Dunque, che fare? E soprattutto: come evitare che un tesoretto del genere possa essere scialacquato dal trasversalissimo partito della spesa? E infine: in che modo la maggioranza di governo potrebbe usare questi soldi non per assecondare la politica delle marchette ma per provare a incentivare una politica espansiva, nella consapevolezza che i soldi non si trovano fra le margherite, che nel giro di qualche mese la Bce potrebbe iniziare ad alzare un po’ i tassi e che una Germania  guidata da Scholz insieme con i liberali potrebbe farci rimpiangere la stagione di Schäuble?

 

Dunque, che fare? Ci permettiamo di avanzare una modesta proposta per provare a  dribblare la fase suk e offrire ai partiti la possibilità di regalare al paese un altro vero elemento di innovazione: non cadere nella tentazione di usare i 20 miliardi per comprare il consenso di qualche corporazione e cadere invece nella tentazione di usarli tutti per rivoluzionare il fisco, abolire l’Irap, riformare l’Irpef, superare la stagione delle 540 pagine annuali offerte dall’Agenzia delle entrate ai professionisti del settore per illustrare tutte le agevolazioni fiscali presenti nel nostro paese e abbassare le tasse in modo strutturale partendo dall’ottimo testo base presentato in commissione Finanze della Camera da Luigi Marattin.

  

La via giusta per farlo poi si troverà e ci sarà tempo anche per trovare il giusto equilibrio per stabilire l’ampiezza delle aliquote, per ridurre le deduzioni e per estendere la no tax area. Ma il messaggio che la politica può offrire a Draghi e ai propri elettori può essere dirompente e i partiti che compongono la maggioranza avrebbero un’occasione d’oro per offrire al paese l’unica vera stabilità che oggi manca: rendere l’Italia un paese più accogliente attraverso una poderosa operazione di abbattimento delle tasse. La palla è lì sul dischetto. Chissà se qualcuno quel rigore avrà davvero il coraggio di tirarlo.
 

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.