L'altra Lega

Il "gioco" di Giorgetti. "Deve essere la Lega ad avvicinarsi a me e a Draghi"

"L'uomo che potrebbe allungare la vita a Salvini è l'uomo che dicono gliela stia accorciando"

Carmelo Caruso

Il ministro dello Sviluppo economico è per paradosso l'ultima risorsa di Salvini. Non vuole fare il segretario, non vuole la scissione ma "spostare la Lega", allargare a Calenda, prendersi Draghi. Le idee, le ambizioni, la squadra di un "oracolo"

Nella Lega lo chiamano “l’oracolo”. Le sue parole? Da decifrare. Le sue interviste? Da interpretare. Le sue amicizie? Affinità. Lo sopravvaluta chi dice che prenderà il posto di Matteo Salvini. Lo sottovaluta chi crede che si accontenti del posto di Salvini. Giancarlo Giorgetti vuole continuare a fare quello che ha sempre fatto e che gli ha permesso di rimanere parlamentare per venticinque anni, presidente della commissione Bilancio per undici,  ministro dello Sviluppo economico oggi. Giancarlo Giorgetti vorrebbe restare Giorgetti. Non ha intenzione, promette, di scalare la Lega. Non è vero che vuole fare una scissione. Vorrebbe diventare molto di più. Un’idea. Il suo pensiero è che non deve essere lui a “prendere” la Lega ma la Lega “a dovere andare da lui”, da Draghi. Sta dicendo che la sua operazione “è traghettare il partito nel cambiamento”. Ha in mente una Lega/Ppe perché “io non ho bisogno di un nuovo posto. Voglio portare la Lega in un altro posto”. Immagina “uno spazio” allargato a Carlo Calenda che la sinistra maltratta e che lui invece lusinga. Ha stupito tutti annunciando “Draghi deve andare al Colle” ma lo ha detto, attenzione, con quattro mesi di anticipo che è lo stratagemma per impedirlo. Se Salvini ragionasse come Giorgetti dovrebbe ringraziare gli uomini come Giorgetti. Cosa fanno gli uomini come lui? Preparano uscite di sicurezza. Cosa non si è finora compreso? Che l’uomo che potrebbe allungare la vita a Salvini è l’uomo che dicono gliela stia accorciando. Solo lavorando sul concetto di doppiezza si può comprendere questo mistero. La vera novità politica di questi ultimi mesi è infatti “l’altra Lega” che è il vero patrimonio di un capo finito e che gli potrebbe mettere a disposizione quello che dicono sia il suo Alcibiade, il nuovo “Fini”, il prossimo “Monti”. E’ Giorgetti che gli può cucire un nuovo vestito

 


Qual è la stoffa di Giorgetti? Nei suoi viaggi in Italia, nelle sue incursioni elettorali, dice ai militanti, e lo ha spiegato in Veneto, in Piemonte, che “il partito va raddrizzato”. Non dice rivoluzionato, ma “raddrizzato”. Nessuno se ne è accorto, in Veneto sì, ma questa è la prima vera campagna elettorale di un politico che non diventerà mai un politico da palco. E’ andato fino a Conegliano Veneto, per sostenere il sindaco leghista, fa ultimamente un uso raffinatissimo delle vecchie parole d’ordine che sono state della Lega di Bossi (federalismo, partite Iva) e le mescola con una nuova agenda.

Ci sono idee fisse, esiste un vademecum Giorgetti che si può elencare. Sua è la convinzione che una nazione abbia bisogno di un’industria pesante, di manifattura e che alcune produzioni sono così strategiche da dover essere protette con l’uso frequente del golden power. Continua a non volere profili social, preferisce una comunicazione “locale”. Se qualcuno indagasse con attenzione vedrebbe che ci sono frasi, pensieri e interventi di Giorgetti sui giornali di territorio. Gli ultimi: Tirreno, Live Sicilia, la Gazzetta di Mantova, Il Gazzettino. 

Ha una squadra di persone misurate e non “le bestie algoritmiche” che si è scelto Salvini. Adesso nel partito, tutti quei ragazzotti nerd che hanno fatto la fortuna del capo, vengono definiti “i bimbi di Salvini”. Con Giorgetti lavorano due donne che sono sempre la medicina quando il potere comincia a diventare arroganza. Una è Pamela Morassi, capo della sua segreteria tecnica. E’ la donna che in pratica ha le chiavi. Alla comunicazione Iva Garibaldi. L’eccentrico, come il suo libro, Geminello Alvi gli offre idee. Giovanni Tria sta sull’economia. Paolo Visca è il suo “Roberto Garofoli”, capo di gabinetto. Paolo Dionisi è il consigliere diplomatico. Stefano Varone capo del legislativo. Da poco è arrivato Francesco Soro alla direzione generale per i servizi di comunicazione elettronica. Cosa è Giorgetti? E’ come quel ragno descritto da Joseph Roth nelle sue “Città bianche”, quell’animale che se ne sta al centro della ragnatela e che si affida al caso. Aveva scoperto “che dare la caccia non serve a niente e che solo l’attesa è fruttuosa”.

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.