Il caso

Meloni vola dal Cav. tra collezioni di farfalle e promessa di centrodestra unito

A Villa certosa prove di tregua dopo lo scontro sulla Rai. Il presidente di Forza Italia si muove da padre nobile e si fa promettere che per il Colle ci sarà una voce unica

Simone Canettieri

La leader di Fratelli d'Italia va a pranzo in Sardegna da Berlusconi: "Esisteranno ancora maggioranze spurie'", le chiede. E lui: "Non marciamo uniti". Quirinale sullo sfondo 

L’ultima volta che  Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni si videro di persona fu a Ravenna.  La pandemia era una minaccia esotica, Giuseppe Conte regnava pacioso a Palazzo Chigi e Mario Draghi  si godeva i primi mesi lontani dalla Bce. Gennaio 2020: chiusura della campagna elettorale per le regionali in Emilia Romagna. Ieri mattina la “capa” di Fratelli d’Italia è volata con un aereo di linea in Sardegna, a Villa Certosa, invitata dal Cav. Tre ore. Un pranzo. E tante rassicurazioni. 
A propiziare l’incontro è stato Ignazio La Russa, pontiere della tregua fra Meloni e Berlusconi (e quindi per estensione, forse, anche con Matteo Salvini, assente ma pronto a rilanciare il rapporto “idilliaco” con Giorgia). 

Proprio il presidente di Forza Italia sabato scorso dalla festa della Lega a Cervia aveva mandato messaggi distensivi alla leader dell’opposizione: “Sulla Rai la signora Meloni ha subìto un torto, fa bene ad arrabbiarsi e presto cercheremo di rimediare”. Mano tesa, savoir faire. E ambasciatori al lavoro per un faccia a faccia non proprio della pace, ma sicuramente della tregua. Il blitz sardo è stato pianificato l’altro ieri, lunedì sera, tanto che i vertici e lo staff di Forza Italia non ce l’hanno fatta a raggiungere Berlusconi. 
L’incontro sarebbe dovuto restare segreto. Ma alla fine qualcuno non è riuscito a tenersi il cecio in bocca. E dunque ecco il pranzo sotto a un porticato con vista sul laghetto balneabile, una delle tante meraviglie sarde che punteggiano l’eden di Berlusconi. Che è stato fatto ammirare agli ospiti, con consueta visita turistica, prima di mettersi a tavola. Quattro al desco: il padrone di casa, la di lui fidanzata e cioè la deputata Marta Fascina, Meloni e La Russa. Menù leggero: un risotto (con le fibre) allo zafferano e grigliata di pesce Insomma, situazione ideale per non affannarsi dietro ai rancori. 

Il Cav. ha rincuorato Meloni su un sospetto che serpeggia dentro Fratelli d’Italia: la volontà che Lega e Forza Italia alle prossime elezioni, magari con la scusa del partito unico, vogliano puntare su Mario Draghi. E anzi allo stesso tempo, al di là delle formule e delle alchimie che in politica sono importanti,  le ha ribadito la volontà di un centrodestra unito. Ora detta così, non è che sia finita tutta a cannonau e pistoccheddus.

Giorgia Meloni ha preso malissimo l’esclusione del suo partito dal cda di Viale Mazzini. 
Uno sgarbo che ha avuto ripercussioni su tutte le partite non ancora chiuse: dalle suppletive a Siena, fino alla regionali in Calabria passando per la scelta dei candidati presidenti nei municipi della Capitale (ufficiale: per le amministrative si voterà al primo turno il 3 e il 4 ottobre).

Tutto congelato, tutto rimandato a un chiarimento che ieri ha mosso il primo passo. Seppur senza Salvini, che nell’asse con Berlusconi esplicita il gioco del leader di governo responsabile, ma anche di opposizione perseguitato dall’avanzata di Fratelli d’Italia. 


Berlusconi sogna il partito unico, il leader della Lega spinge per una federazione di centrodestra che per Meloni è più facile da digerire. Prima del pranzo sul lago con vista sul vulcano finto che spara lava, il Cav. ha mostrato la sua prestigiosa collezione di farfalle (“Presidente, ma allora è vero che alle sue ospiti faceva vedere la collezione di farfalle”, risate collettive alla battuta di Meloni). Per quanto riguarda la politica la leader di FdI ha chiesto rassicurazioni sul futuro: “Che faremo? Saremo un corpo unico come centrodestra o continuerà a presentarci con maggioranza spurie?”. La leader di Fratelli d’Italia, al contrario, ha rassicurato il padrone di casa che per il Quirinale il centrodestra parlerà con una voce unica, parole che hanno fatto molto piacere a Berlusconi che non ha mai fatto mistero di coltivare una passione per il Quirinale, tanto che mesi fa durante una riunione si fece promettere dagli alleati chelo avrebbero stato sostenuto.
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.