Per gentile concessione di Ida Dominijanni

Femministe Zan Zan

"Lo Zan è un ddl facilone, scritto male. Rischioso politicamente". Parla Ida Dominijanni

"Con la sensibilità cattolica si media e lo dovrebbe sapere Letta meglio di quanto lo possa sapere io"

Carmelo Caruso

"È una legge che pone dei rischi giuridici. Rimarrà sempre una categoria non prevista da questo ddl e si rivolge inoltre a una galassia che rifiuta da sempre le etichette". Intervista alla filosofa Dominijanni

Come vuole essere presentata? Come Ida Dominijanni, firma antica del Manifesto o come filosofa, donna di sinistra o semplicemente come femminista? “Meglio pensatrice femminista. È una definizione che spaventa di meno e definisce di più”. Non è un compromesso come quello che propone Matteo Renzi sul ddl Zan? “E’ una parola bellissima ma io non mi fiderei di un compromesso proposto da lui. E’ sempre la qualità del compromesso a contare”. Enrico Letta vuole infatti andare in Aula e contarsi e dicono che lo faccia per “contare”. Sta sbagliando lui o non lo comprendiamo noi? “Capisco Letta e il suo bisogno di fare del Pd il partito dei diritti, ma non condivido questa sua decisione. Il ddl Zan è rischioso giuridicamente ma rischiosissimo politicamente”.

 

C’è infatti una sinistra che non accetta la posizione del Pd tanto da ritenerla un azzardo. Tra di loro c’è Beppe Vacca, il professore fondatore dell’Istituto Gramsci e poi c’è lei. E’ la sinistra che pensa. Pensate sempre male? “Non pensiamo male ma riflettiamo. Di ‘male’ c’è il lessico utilizzato in questo ddl. La sua composizione. Basta partire dall’articolo 1 che è in pratica un glossario. E’ cosi che si scrivono i testi? Io non credo”. Al Pd è stato proposto di prendere più tempo. Non ha ragione chi dice che è solo un altro modo per rimandare e affossare? “Posso solo ricordare che per avere una legge sulla violenza sessuale sono serviti 17 anni”. Qual è la differenza? “Che a quel tempo eravamo meno isterici”. Non era un’Italia divisa peggio di adesso? “C’era la sinistra che credeva che bisognasse procedere alla denuncia d’ufficio e c’erano i cattolici che proponevano invece la querela di parte”. E le femministe? “La querela di parte ma per un motivo diverso rispetto ai cattolici. Per lasciare alle donne la libertà. Alla fine abbiamo vinto noi”. Voi chi? “Le femministe”. Mediatrici? “Con la sensibilità cattolica si media e lo dovrebbe sapere Letta meglio di quanto lo possa sapere io. La nota verbale del Vaticano non è stata una sorpresa. E’ da anni che la Chiesa è impegnata in questa battaglia. Basta rileggersi quello che scriveva il papa emerito Benedetto XVI”.

 

Il Pd dovrebbe quindi astenersi dal legiferare? “Dico qualcosa di diverso. Cosa fa la legge Zan? Allarga le categorie oggetto di discriminazioni ma lo fa all’infinito. Ne rimarrà fuori sempre una”. Chi ad esempio? “Gli anziani. Le discriminazioni per età esistono. Lo abbiamo visto con il Covid. La destra, alla Camera, ha infatti promosso degli emendamenti tranello. Ha aggiunto “calvi”, “bassi”. Era un modo evidente per ostacolare ma facendo leva su qualcosa di sensibile. Io sono certa che la destra sia omofobica, ma non è questo il modo per superarla”. Perché questa legge sta urtando le sensibilità del mondo femminista? “Ha segmentato un mondo. Io stessa, quando ne scrivo, sono prudente. Ho sempre paura di offendere qualcuno. Ed è una legge contraddittoria. La galassia a cui si rivolge è una galassia che rifiuta da sempre le etichette. Non metto in discussione le intenzioni del Pd ma il ddl rischia di non passare e che a non votarlo siano gli stessi parlamentari del Pd. Sarebbe una beffa”. Come andrebbe raccontata? “Progressismo facilone contro destra facilona”. Un’altra faciloneria di questa legge qual è? “C’è un articolo che specifica che la libertà d’opinione è salda. E io rispondo: ci mancherebbe. E’ previsto dalla Costituzione. E’ ancora una prova che è scritta male”. Può passare? “Non mi sembra che i numeri del Pd siano sotto controllo. Forse sarebbe meglio ricontrollare la legge”.

 

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio